Tre mesi di orizzonte

A tre mesi di distanza dal crollo, il mio orizzonte è sempre spezzato.

In un mondo dove si preferisce innalzare muri tra i popoli è inevitabile che cadano i ponti. E ogni volta che vado sul poggiolo l’orizzonte mi insegna qualcosa sulla vita, su di me… la speranza è un ponte che unisce la realtà ai sogni.

Scrivo qui sempre più raramente, lo so. Sono in un momento di silenzio: è l’unico modo che conosco per guardarmi dentro. Lo sto facendo da un po’. Mi piace. Ne ho bisogno.

 Ponte Morandi (Genova)

 

Ponte Morandi (Genova)

 

Ponte Morandi (Genova)

 

Ponte Morandi (Genova)

Ponte Morandi, Genova

Su questo orizzonte si posava il mio sguardo dal 1980, cioè da quando, sposandomi, sono venuta ad abitare in Valpolcevera lasciando Sestri Ponente.

Dal 2008 il Ponte Morandi era presente, anche se spesso in lontananza, in molte mie foto.

Ponte Morandi

 

Ponte Morandi

 

Ponte Morandi

Da quattro giorni l’orizzonte si è spezzato (e non solo quello, purtroppo).

Non voglio aggiungere altre parole: ora è tempo di silenzio, riflessione, raccoglimento e preghiera.

E soprattutto rispetto.

Ponte Morandi

 

Ponte Morandi

 

Ponte Morandi

Per i tuoi occhi

The Moon

Scriverò parole per i tuoi occhi,
perché il tuo sguardo
non scivoli sui miei silenzi
e cada su strade senza nome.

Io sono un quadrato dai lati pazzi
ancorati a spigoli di lacrime
Una piuma senza volo e senza vento
L’arco di un filo d’erba senza prato
un frutto senza stagioni e senza semi.

Ma scriverò di piume e voli,
di prati e di stagioni,
di semi, vento e frutti.

Per i tuoi occhi, scrivo,
perché la mia radice
è nel tuo sguardo.

Riyueren

The Moon

 

The Moon

 

The Moon

 

The Moon

 

The Moon

 

The Moon

Auguri

Buone Feste

Un altro anno è trascorso… siamo di nuovo (!?) a Natale: alcune cose sono cambiate, altre no. Alcune cose cambieranno, altre resteranno tali e quali. C’è chi si muove e c’è chi resta fermo. Io quando posso cammino e quando non posso camminare… allora camminano i miei pensieri. A dire il vero i miei pensieri sono come farfalle: hanno ali fragili, colorate e preziose, magari soltanto ai miei occhi, ma di sicuro conservano addosso una magica polvere di sogni, magari di frammenti di sogni… una ragnatela impalpabile che cattura emozioni… per poi lanciarle lontano.

Ecco, quando non posso camminare… allora io volo.

Buone Feste

Non sarebbe Natale se sotto all’albero non vi offrissi un dono, ma tutto quello che possiedo è nel mio sguardo… l’anima, il cuore… sta tutto lì.

Vi dono un viaggio in treno nell’alba. Lo so, i finestrini non sono puliti, la fotocamera è una compattina, ma l’alba è sempre alba ed io ero felice mentre andavo a Milano, ieri, incontro a mio figlio ( Giovanni è tornato da Stoccarda per le vacanze natalizie).

Lasciamo che sia un giorno nuovo, un preludio ad un anno migliore che trovi noi non migliori, ma semplicemente sempre più noi stessi.

Nulla deve nascere, perché tutto è già lì. Lasciamo che venga alla luce: è già dentro di noi, come la pianta nel seme, come il frutto nel fiore.

 Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

Ci si vede il prossimo anno. Auguri ancora!

 

In Sunset

Sunset

Sestri Levante, un tramonto di un’estate al tramonto.

Sola, sulla passeggiata al mare, siedo e osservo ogni cosa, attraverso i miei occhi, in compagnia della mia Nikon.

Tutti sono insieme a qualcuno, io sono insieme a qualcosa. Incredibilmente, non mi dispiace.

In sunset

 

In sunset

Vado a sedermi su di un piccolo molo, il sole è tramontato ed è quasi buio.

Guardo alcuni gabbiani davanti a me: ci osserviamo a vicenda.

Io li fotografo e loro, in un certo senso, fotografano me: registrano la mia presenza.

Sto in silenzio, ascolto le onde che cantano quiete. Improvvisamente arriva gente, i gabbiani volano via: queste persone che parlano a voce alta, si muovono velocemente, non hanno visto me e neppure i gabbiani, si fotografano gli uni con gli altri, si fanno selfie… ma io dubito persino che si vedano tra loro anche se sono insieme.

I gabbiani sono volati via. Io invece, dal momento che non posso volare, mi alzo e ritorno sulla passeggiata. E da lì fotografo questa gente che guarda ma non vede. E velocemente, così come è venuta, se ne va, di fretta anche davanti alla meraviglia del tramonto.

Intanto, l’argento del mare ci circonda tutti.

I gabbiani lo abbracciano dall’alto.

In sunset

 

In sunset

 

In sunset

 

In sunset

 

In Sunset

 

In Sunset

La tua presenza assente

Dreaming

La tua presenza assente
e quel silenzio nelle tue parole,
e quel tuo sguardo
che non mi ha mai vista…
pungono la mia vita, fanno male
ma non sono spine:
mi cadono nel cuore come semi.

Bagno con il dolore questa terra,
dove a passi di lacrima cammino,
giardino invisibile e segreto.
Negli occhi mi germoglia la Bellezza
che tu non sai vedere:
anche i tuoi sogni neghi,
solo perché ti svegli e non ricordi.

Riyueren

Dreamy water

 

Dreamy water

 

Dreamy water

 

Dream

 

Fly a dream

Alle pendici dell’Alba

Alle pendici dell'alba (On the slopes of Dawn)

Alle pendici dell’Alba
lascio salire il mio cuore:
troppo stanchi gli occhi
per camminare ancora
incontro al cielo.

Questo sole che sorge
è il mio respiro:
nasce dentro di me
dopo essere morto
altrove.

Ma poi, dalla collina al golfo,
guida le vele il mare del tramonto:
fogli di nuvole nel vento
parole fra le mani come ali
in cerca di una bocca
per spiccare il volo
alle pendici gloriose della Notte.

Riyueren

Alle pendici dell'alba (On the slopes of Dawn)

 

Alle pendici dell'alba (On the slopes of Dawn)

 

Alle pendici dell'alba (On the slopes of Dawn)

 

C’è (un silenzio)

Broken Strings

C’è un silenzio tutto per me, soltanto mio. Un silenzio che vorrei condividere, sebbene io sappia che molti di noi arrivano a comprendere certe emozioni solo quando le vivono loro stessi. E certo non auguro a nessuno di vivere queste mie.

Come posso condividere il mio silenzio? lo farò attraverso le parole e qualche immagine. Intanto le immagini sono silenziose già di per se stesse: quanto alle parole, quando sono scritte, risuonano in noi con la voce dei nostri pensieri che credo poi sia la nostra vera voce.

Oh, quante volte misuriamo il mondo secondo il nostro metro personale!

Anni fa nemmeno mi ero accorta di questo mio silenzio (di cui farei davvero molto volentieri a meno).

Poi un giorno, camminando nei boschi con altre persone, qualcuno disse: ” Ma sentite un po’ quanto cantano questi uccellini!”. Accorgersi improvvisamente così di essere diventata sorda per i toni acuti non fu certo una piacevole sorpresa. Non avevo capito che quel silenzio non era normale, mi ci ero semplicemente abituata, c’ero scivolata dentro sicuramente già da qualche anno senza rendermene conto.

Posso dire che questo silenzio è assordante, da tanto è immenso?

Quando sono da sola la cosa non mi pesa, ovviamente. Come può pesarti ciò di cui non ti accorgi nemmeno? Ma accade questo, che proprio le persone che sanno del mio problema, puntualmente se ne escono con frasi del tipo: “Oggi i merli qui sotto casa cantavano che era un piacere” “Ma hai sentito che fracasso fanno tutte queste cicale?” Se soltanto capissero quanto mi costa rispondere: “No, io non sento nulla, mi dispiace.” (che poi dovrei smetterla di scusarmi per un qualcosa che causa problemi solo a me, tra l’altro). Dentro, in realtà, piango e vorrei urlare, persino, ma evidentemente queste persone sono sorde, anche se in un modo diverso dal mio.

L’ultimo canto di uccelli che mi è rimasto è quello delle tortore, che tutti odiano, a quanto pare, ma che per me è una specie di benedizione. Tutti gli altri li ho persi con il passare del tempo: prima gli uccellini, poi le rondini,  da un po’ di tempo anche i gabbiani…

I suoni che ho perso li ritrovo frugando nella memoria, ma per i merli, ad esempio, la mia memoria non ha nessun archivio: persi, dissolti, andati, non li ricordo, quindi non li sentirò mai più, nemmeno nel pensiero.

Ho cominciato ad avere problemi nel 1994.

Nel 2007 mi ero accorta che se mi alzavo alle 4 o alle 5 del mattino, e mi affacciavo dalla finestra sul boschetto (dove poi avrei incontrato il piccolo Mir) nel silenzio circostante riuscivo ancora ad ascoltare il canto di un uccellino (chissà chi era) prima che il sole sorgesse. Ora quel suono fa parte ormai dei ricordi.

E quel ricordo me ne porta altri, di quando bambina, in estate, dai nonni, l’albero di amarene (che era un suono già tutto quel bel rosso dei frutti) era pieno di uccellini che mi svegliavano con il loro canto festoso.

Anch’io saluto sempre il sorgere del nuovo giorno: lo faccio in silenzio oppure a volte canto, perché se anche ho perso i canti altrui, il mio l’ho conservato, almeno per ora.

E comunque credo che certi suoni non li perderò mai: quelli che ho dentro. L’anima delle cose avrà sempre una voce, per me. Suoni di luci e di ombre. Ma sempre suoni.

Nuvole

 

Nuvole

 

Nuvole

 

Voli e nuvole

Mareggiata ( di parole e di pensieri )

Il mare

Le parole scorrono come acqua fra le mie rive, dissolvono grumi di emozioni che altrimenti, private dei loro nomi, sarebbero soltanto dolore.

Il mare

Non so inventarle, le parole, non so infilare storie come fossero perle. Non so inventare nulla, nemmeno me stessa.

Faccio parte del paesaggio: nessun autoscatto potrà mai raffigurarmi insieme alle mie parole.

Non devo neppure cercarle, ormai: sono loro che trovano me, mi prendono per mano e mi accompagnano. Andiamo insieme e insieme troviamo ciò che ci appartiene che poi è anche ciò a cui apparteniamo: il cielo, il vento, gli alberi, le foglie, le onde.

Il mare

In fondo scrivere è un altro modo di guardare: lo sguardo è una fotografia e le parole sono visioni. Anche la scrittura è un qualcosa che rimane: non costa nulla, non servono prodotti chimici per lo sviluppo, non devi fare post produzione, non occorre una fotocamera, non occorrono obiettivi… nessuna lente, tranne i propri occhi, la mente e il cuore.

Il mare

La messa a fuoco è totale: da qui, qui dentro, all’infinito, dentro e fuori. Tempi veloci, tempi lenti… come vuoi tu.

Il mare

Da bambina scrivevo perché pensavo di non avere nulla, così credevo: ora scrivo perché so che non ho niente ma nello stesso tempo ho tutto.

Mentre scrivo, mentre fotografo, ho tutto: persino me stessa.

Il mare

 

Il mare

 

Il mare

 

Il mare

 

Il mare

Il mare

Mareggiata di nuvole

Mareggiata di nuvole

Sarà una notte d’alba
o un giorno di tramonto
quando i miei occhi
alzeranno le vele all’orizzonte.

Crederò di andare via…
avrò timore di partire.

E invece… arriverò.

Riyueren

Mareggiata di nuvole

A mio figlio (vecchio scritto del 1994)

Io conosco un mondo misterioso e lontano che se ne va alla deriva nel mare stellato dell’ Universo, un mondo che si perde lungo sentieri luminosi d’immenso e di meraviglia: il Paese del Tempo Incantato.

Voglio dirti dei suoi colori, simili a quelli che rivestono e ravvivano il nostro mondo, ma più intensi, al punto da emanare dal loro interno respiri di luce.Così, tutto attorno al Paese, sale e si avvolge un palpitante pulviscolo d’ arcobaleni.

Voglio narrarti dei Soli che sorgono più volte nel medesimo giorno e della Grande Notte che muove a passi di danza lungo le sette atmosfere, dei petali di rose e di viole che arrivano con il vento del tramonto, delle ombre rapide e leggere che destano le valli addormentate.

Delle vette lontane, dove la neve regna, candida eterna sovrana dal manto di gelo trasparente.

Del sussurro delle foglie nei boschi, dove il vento ruba canzoni e leggende disperdendole poi lungo le acque.

E canterò anch’io, per te, il riso d’argento dei ruscelli mentre corrono al fiume, tra il borbottare scontento dei ciottoli e le sommesse preghiere dell’ erba china sul riflesso che fugge.

Insieme andremo al riposo del fiume. Nel suo letto calmo e paziente culleremo i nostri sogni, sino al Grande Mare della Luce.

Qui la morte non è che il doloroso spezzarsi di un bozzolo lucente da cui sfuggono pensieri alati in forme d’amore.

Riyueren    1994

Mareggiata di nuvole