“Orizzonti” dal Ponte Morandi al nuovo Ponte Genova San Giorgio.

In questi giorni si vanno intensificando suoni e rumori: hanno accompagnato il Ponte Morandi da subito dopo il crollo sino alla costruzione del nuovo Ponte Genova San Giorgio passando per la demolizione di quello che del vecchio ponte era rimasto.

Questo video, nonostante la musica di sottofondo, essendo realizzato solo con foto, vuole essere uno spazio di ricordo e insieme di silenzio, perché le immagini degli scatti fotografici sono un silenzio che parla a ciascuno di noi, nella sua propria lingua: ogni sguardo ha una vita, dietro, ed ogni sguardo traduce simultaneamente nel linguaggio dell’anima quello che vede.

“Orizzonti” è semplicemente l’insieme di quello che i miei occhi hanno visto dal poggiolo di casa, dal 2010 sino ad oggi, luglio 2020. Sono 10 anni di orizzonti visti sempre dalla stessa prospettiva (al massimo variando la portata del mio zoom, che non supera i 300 mm).

In un mondo in cui tutti innalzano muri, in se stessi e nei confronti degli altri, temo sia inevitabile che i ponti crollino, quelli metaforici e non.

Il mio orizzonte comprendeva il Ponte Morandi, l’ho sempre abbracciato con gli occhi ogni volta che fotografavo i tramonti da casa ( qui i cieli offrono spettacoli grandiosi).

Il Ponte Morandi mi ha insegnato molto: ho imparato a cogliere la luce nei suoi cambiamenti durante le varie ore del giorno. E ho imparato anche che un orizzonte può crollare in pochi secondi, portando con sé anche gli orizzonti altrui. Così per me il nuovo ponte è anche il Ponte degli Angeli, i 43 angeli che spero proteggano i loro cari e noi.

Ogni volta che citano la frase di Dostoevskij “La Bellezza salverà il mondo” io dentro me penso sempre “Ma chi salverà la Bellezza dal Mondo?” da questo mondo in cui viviamo, intendo.

Nessuno ha salvato il Morandi.  E nessuno mi crederà, ma quando, piangendo, lo confesso, ho fotografato (unica volta in vita mia che ho usato la raffica) la sequenza della demolizione, ho “sentito” il sollievo del vecchio ponte, finalmente libero di andare.

Offro questo video come atto d’amore all’orizzonte che è stato e a quello che d’ora in poi sarà.

Musica: “Resonance” © Airtone (ccMIxter)

»Vermisst und erhofft« (mancanza e speranza)

E questa volta non scomoderò di nuovo Gibran.  Solo ricopio una cosa che avevo scritto per Giovanni. Non so se l’ha mai letta ma di certo l’ha messa in pratica.. 

Lascia che sia la strada, a seguirti.
Lasciala alle sue curve, ai suoi miraggi di polvere,
… al suo destino di strada.

Lascia al vento i crocevia della nebbia.
Lasciati alle spalle le ombre: sia respiro il tuo passo,
tieni aperti il cuore e le mani, e generoso lo sguardo.

Lascia che sia la strada, a venirti dietro a fatica:
Tu precedila sempre nei sogni.

Riyueren

“Vermisst und erhofft” “mancanza e speranza” è il titolo che hanno dato al video. Oh, com’è vero, per me…

Nuovo (un sorriso di parole)

Invado questo spazio: è nuovo. L’ho dipinto di nero. Scrivo con inchiostro bianco. È come luce. Come una fotografia. Solo un poco più lenta nel tempo, una posa B.

Mi faccio strada fra le ombre. Avanzo nelle forme.

Salto fra le righe, invento i miei cieli. Faccio volare le sillabe, spalanco precipizi. E non cado: volo.

Voglio vedere l’invisibile. Fotografare i pensieri. Parlare le immagini.

Non sapevo da dove ricominciare, con le parole.

Le ho sentite allontanarsi. E le cercavo. Nei luoghi sbagliati. Nei modi sbagliati. A volte non le seguivo neppure, le lasciavo andare via. Nella stanchezza di questa pace inquieta ero come cieca.

Sono fuggite, le parole che amavo tanto. Disperse. Svaporate. Mi sono chiusa nella nebbia. Muta.

Quanto silenzio può racchiudere il Dolore? Quanto dolore può contenere il Silenzio?

Mi hanno scavata i giorni. Mi hanno svuotata le notti.

Ora le parole possono tornare. Ci sono vuoti da riempire. In me.

Una sola voce, da ora, per entrambe: abbiamo lo stesso suono.

Clouds

HO PENSATO IL CIELO

Ho pensato il cielo.
Non è solo nuvole e azzurro
Il cielo non si ferma all’orizzonte sul mare
Scivola fra le onde
Continua sugli alberi
S’intrufola tra una foglia e l’altra, poi
Scende a toccare la terra

Il cielo si ferma sui prati
Il mio sguardo lo coglie come un fiore

Clouds

ORME DI LUCCIOLE

In quel momento del sonno
Che ancora non è sogno
Scrivo nel cuore
Un foglio vuoto
Senza parole o segni

Orme di lucciole
Nel cielo notturno.

Clouds

AL MATTINO SOSPESO

Al mattino sospeso
Come a un filo di ragno
Dondola il Tempo
E mi culla il respiro

Clouds

QUELLO CHE È STATO

Quello che è stato
Ha lasciato un’orma.

Quello che non è stato
Proietta la sua ombra.

IL MIO NUOVO

Nella pozza dei sogni
Il mio nuovo riflesso
Un sorriso di parole

LA FOGLIA SULL’ACQUA

Mio padre era un sogno
Al mattino un inquieto risveglio
Mi lega le mani

Una foglia sull’acqua
Una foglia caduta
Continua a cadere
Quasi prossima al salto
Giù dall’orlo del vuoto
Ma prima
Su sé stessa si piega
E si avvita
Per l’ultimo giro

 

Guardare con il cuore.

È nata prima l’immagine o la parola? Sembra semplice la risposta a questa domanda che pongo a me stessa: lo sguardo viene prima, anche perché solitamente le parole le scrivo dopo, ma forse non è sempre così. E anzitutto: lo sguardo, le parole… di chi? sono i miei occhi quelli che guardano, sono mie le parole che vengono dette? Ah, che in tutto questo non c’è nulla di certo. Chi guarda, chi ascolta?

Io so di guardare con il cuore, lo so e so anche che fa male ma è maledettamente bello, troppo bello per smettere, troppo emozionante per lasciar perdere. Guardi con il cuore, sei aperto, tutto entra… e per entrare ti svuota. Scava, fa male.

I tuoi occhi si posano sulle cose ma anche le cose hanno occhi, forse non visibili come i nostri, ma li hanno: tu guardi, credi di essere solo tu a guardare ma in realtà sei guardato. Le cose possiedono suoni, voci, che gli occhi ascoltano, quando il vento resta in silenzio ma anche quando soffia forte.

È così che ti ritrovi a fotografare la luna ancora piena al mattino. È così che inaspettato arriva un gabbiano. Poi erbe e fiori sembrano spuntare all’improvviso nel cielo a dialogare con quella luna che ti guarda e che tu guardi. Poi più giù, più profondamente…  restano soltanto le forme a parlare mentre la meraviglia di questa visione ti trasforma in silenzio.

Luna dei Fiori

 

Flowers Moon

 

Flowers Moon

 

Forme d'erba

 

 

Forme d'erba

Forme d'erba

Poi, dall’altro lato della casa, la luce alla finestra sull’alba inizia a cantare. E la sua voce non può che essere di puro cristallo.

Morning Light

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

“Raccoglitore di conchiglie, sillabe e foglie
Senza ritorno, ospite di passaggio, come il vento
Inseguo stagioni”.

Flowers Moon

Spritz (quello che so di te)

Spritz

Questa, caro Spritz, è la tua storia, cioè, quella che sono riuscita a ricostruire, da quando ti hanno trovato a quando sei entrato a far parte della mia famiglia.

Per prima cosa lasciami ringraziare tutte le persone che ci hanno permesso di arrivare alla gioia di questi due anni insieme. Chi ti ha avvistato quando sei arrivato a Carosino da chissà dove. Chi ha cercato aiuto per aiutarti. Chi ti accudiva per strada e ti ha dato anche il nome, Tina, che è diventata una carissima amica, mi ha mandato le foto di quando dormivi in strada sotto casa sua e l’autunno scorso è anche venuta a Genova e vi siete riconosciuti, gli Amici di Spino, il canile che ti ha ospitato in Puglia, Antonio e Lucia che ti hanno tenuto in stallo per diversi mesi, le ragazze del Buoncanile qui a Genova, dove ci siamo incontrati per la prima volta, Ilaria, Elena e Micol, e infine Barbara, la tua educatrice cinofila, che ti ha aiutato a fidarti di nuovo del prossimo. Non voglio dimenticare Guci, con cui hai diviso il box, Guci che ti ha protetto, Guci che finalmente dopo anni ha trovato anche lui una famiglia tutta sua.

Nessuno potrà mai sapere da dove e come sei arrivato a Carosino. Le schermate di Facebook che Tina mi ha mandato e che non pubblico per ovvi motivi di privacy, parlano di un’anima in pena, che ha fame ma se cercano di dargli il cibo si butta in strada col rischio di finire sotto alle auto.

Pare che dopo qualche giorno dal primo avvistamento avessi cominciato a zoppicare. Noi ora sappiamo che quando vai veloce o corri, zoppichi, perchè la tua zampina posteriore è più corta di almeno due centimetri: c’è una frattura saldata male. ma tu non puoi dirci come (o chi) è stato.

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Tra le tue vecchie foto ce n’è una in cui sei tutto sporco di roba nera, sembra grasso di motore o chissà che. “Come siete riuscite a pulirlo, che mi dicevi che non si lascia avvicinare? – avevo chiesto a Tina. “Non lo abbiamo pulito noi – mi ha risposto – Si è strappato il pelo, si è pulito da solo”.

Ogni vecchia foto di te è un pugno nello stomaco. Come hai fatto a sopravvivere per strada, prima che ti trovassero, deve essere una specie di miracolo.

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E così non so cosa ricordano i tuoi occhi, non so cosa hanno visto. Il tuo sguardo mi ha letto dentro, sempre, da subito, dalla prima volta che ci siamo incontrati in canile, anche se non ti fidavi ancora, tanto da dover aspettare un quarto d’ora prima che tu ti decidessi a scendere i pochi gradini per andare in passeggiata.

Ed ora è un piacere, una gioia, guardarti in quella che finalmente è anche la tua casa. Niente più notti a dormire sul marciapiede, non sei più costretto a rovistare nella spazzatura. Ti guardo dormire felice e sereno.

E sono sempre più convinta che a portarmi da te sia stato Sunny.

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

 

Spritz

La Musica colma ogni distanza. »Liebesklänge«

“I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della brama che la vita ha di sé. Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi. E benché stiano con voi non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri, poiché essi hanno i propri pensieri. Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime, poiché le loro anime abitano la casa del domani che neppure in sogno potrete visitare. Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi. Poiché la vita procede e non s’attarda su ieri. Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono scoccati come frecce viventi. L’Arciere scruta il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e con la sua forza vi piega e vi tende affinché le sue frecce vadano veloci e lontane. Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere. Poiché come ama la freccia che scocca, così Egli ama l’arco che sta saldo.

(Da “Il Profeta” di Gibran Khalil Gibran)

Questo povero arco ti ha scagliato lontano, mio caro Giovanni, ma per fortuna la musica colma ogni distanza. E comunque, il mio cuore è sempre con te.

Che i canti tornino al silenzio…

Morning Moon

DUE

Che i canti tornino al silenzio
Che nella gola taccia ogni rumore
Che il respiro si addormenti
Che i suoni non lascino orme
Quando il viaggio non si ferma
Ho bisogno di parole per le mie ossa
L’inverno è tornato
Il mio cuore è senza stagioni
Niente più voce, niente più tempo
Il vento passa e la strada si frantuma
Si rialzerà mai ciò che stanotte cade?
E rimarrà qualcosa di quel che oggi ho perso?
 
Riyueren

 
Arcobaleno solare

La realtà che il mio sguardo conosce non è la Realtà vera ma soltanto quello che vedono i miei occhi, a volte solo quello che la mia mente desidera far esistere.

Questo mondo che mi corre attorno non è l’oasi che cercavo bensì il suo miraggio, una proiezione di bisogni, quel riflesso sull’acqua che il vento si diverte a frantumare e moltiplicare all’infinito.

Mai come in questi giorni il velo di Maya è stato così fitto.

Il mio cuore, perché è il cuore l’unico vero occhio che davvero distingue quello che sta al di là delle forme, ne è rimasto turbato.

Siamo in guerra. Eppure le nostre case sono in piedi: io cammino e non vedo macerie ma prati in fiore. Malgrado noi, la Primavera è arrivata. L’aria ha come un gusto, un profumo, un odore di vita.

Il nemico è invisibile eppure ha colpito, e ancora colpisce, duramente. Le città, i Paesi, avevano mura. Tutti le credevano impenetrabili ma le porte erano aperte.

Il nemico non è solo, troppi alleati gli hanno spianato la strada ovunque si è presentato. Sono arrivati, anzi, erano già dentro, come i greci nel cavallo di Troia: l’indifferenza, il desiderio di potere, l’avidità, la corruzione, la disorganizzazione, la stupidità, l’incapacità di attenersi alle regole, a cominciare da quelle del buonsenso…. Perché sembrava lontano, il nemico, ma gli alleati erano già dentro di noi.

Mai come in questi giorni il velo di Maya presenta strappi, qua e là.

E allora ecco che io, umana, portando in passeggiata il mio cane, mi ritrovo a indossare una specie di museruola, a mettere guanti di plastica, a tenere le distanze dagli altri, non meno di un metro, a giustificare per iscritto le mie uniche uscite: spesa e bisogni del cane.

E persino la spazzatura è cambiata, ovunque trovi guanti di plastica abbandonati per strada.

Le case non si sgretolano, quella che chiamavamo civiltà, sì.

Che cosa verrà dopo, io non lo so, ma di una cosa sono certa: alla scuola della vita non impariamo mai la lezione.

 Arcobaleno solare

 

Arcobaleno solare

Ps.  La foto in alto è una luna mattutina, le altre documentano l’alone attorno al sole del 16 Aprile scorso, il cosiddetto “arcobaleno solare”.