Carezze

Feather

Quando sono arrivata da lui con la spesa, la porta di casa era aperta: entrando ho chiesto cosa fosse successo e dalla cucina papà mi ha detto che ti eri rotta. Te ne faceva addirittura una colpa: “Ha funzionato per tanto tempo, quella serratura, e ora si rompe così, di punto in bianco, senza avvisare”.

Ti confesso che subito non mi sono resa ben conto della cosa: ho tolto le viti che ti ancoravano alla porta e sono andata di corsa dal ferramenta. Lui ti ha guardata ( in un modo sprezzante, se posso dire, che mi ha dato un po’ fastidio). Eri “proprio rotta” e anche “troppo vecchia”. Intanto ci mettevamo d’accordo che suo figlio sarebbe passato il giorno dopo con una serratura nuova, “più moderna e sicura” – così mi ha detto. E anche: ” Tanto a lei non serve più, la buttiamo noi, va bene?” “Sì, grazie” – e me ne sono tornata a casa da papà (che ha continuato a brontolare ancora un po’ sulla tua dipartita improvvisa e che per fortuna avevamo due serrature e che almeno quella rimasta gli permetteva di chiudere la porta).

Mentre tornavo a casa mia, però, ho cominciato a pensare…Io avevo 3 anni e mezzo quando i miei si erano trasferiti in quella casa, ne avevo 23 quando sono andata io ad abitare altrove, ma sono almeno 59 anni che tu ed io ci conosciamo. Hai visto crescere le mie mani, hai conosciuto quelle di tutti noi, le hai riconosciute, forse, dal modo in cui ti toccavano per aprire o chiudere la porta.

Sei stata con noi per molto molto tempo: hai vissuto tutti i nostri momenti, tristi e lieti. Hai accolto le manine di mio figlio, le hai viste crescere , come hai fatto con le mie.  Hai aperto la porta per l’ultimo viaggio della mia mamma.

Non me la sono sentita di lasciarti andare via così.

Arrivata a casa mia ho telefonato al ferramenta: “Scusi, ha ancora la mia vecchia serratura? Sì? bene, può gentilmente dire a suo figlio se domani, quando viene a montare la nuova, me la può riportare? “

Sapendo che papà non avrebbe capito, non ho nemmeno cercato di dare spiegazioni o giustificazioni: ti ho presa e portata a casa mia. Io sì che sapevo cosa fare di te. Sapevo come ti avrei fotografata.

Quella piuma è molte cose: sono io che entro ed esco dai ricordi, che mi apro a me stessa.

Quella piuma bianca sono le nostre mani, anche e soprattutto quelle di chi non c’è più – e sono davvero tanti, ormai – ( la mamma, i nonni, la zia…).

Sono le nostre carezze per te.

 The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

Nuovo orizzonte (in costruzione)

Ieri, quasi al tramonto, ho visto il mio nuovo orizzonte: sta sorgendo in luce e bellezza.

Nuovo orizzonte (in costruzione)

 

Nuovo orizzonte (in costruzione)

 

Nuovo orizzonte (in costruzione)

 

Nuovo orizzonte (in costruzione)

Voglio cercare anche in me questa luce meravigliosa, questo silenzio luminoso e magico, dove tutto può rinascere, anche la speranza. E un orizzonte nuovo, tutto mio.

Nuovo orizzonte (in costruzione)

Essere speranza

Hope

Parole e Immagini:riflessi di paesaggi interiori che il mio sguardo cerca di mettere a fuoco. Che sia questa la strada? Trovare una voce, dare un corpo, al silenzio?

Stare in equilibrio su di un foglio cercando di non inciampare troppo nella vita quotidiana. E desiderare di essere speranza mentre il volo resta sospeso tra mondi in bianco e nero, dove le ali sono impigliate da mesi alle spine di un albero spoglio, e mondi tutti a colori, dove una girandola, come un fiore fra l’erba, aspetta il vento di un sorriso per schiudersi.

Sto cercando di reggere il cielo sulle mie spalle, ma com’è pesante questo infinito che trabocca di azzurro e di tempesta….

 Inner Landscape

 

Misty (inner landscape)

 

Nel vento

 

Nel vento

 

Nel vento

 

Nel vento

 

Nel vento
Hope

 

Hope

 

Hope

Camminando…e a piccoli sguardi ( tra confini,angeli,riflessi d’albero e di vetrina,un passero leggendario,una ballerina sul tetto, cristalli e arcobaleni domestici..)

Concludo così questo 2019, regalando un po’ di sguardi e augurando a tutti voi un 2020 pieno di cose belle ma soprattutto di serenità e salute (perchè tutto il resto viene di conseguenza).

Nel titolo (mai scritto, credo, un titolo così lungo) c’è un po’ tutto quello che ho visto a Ulm, quello che mi ha colpito di più, naturalmente.

La cosa più incredibile è il confine che separa il Baden-Württemberg, dove sorge Ulm, dalla Baviera (qui sorge Neu Ulm e anche il Riku Hotel dove ho dormito due notti e gustato una favolosa colazione).

Quando si parla di confine uno pensa ad una catena montuosa, un muro…qualcosa di solido e tangibile, insomma. Qui invece il confine scorre… è un confine… liquido!!! Nel  bel mezzo del Danubio! E’ la cosa che mi ha colpito ed emozionato di più, l’idea di un confine d’acqua.

 Ulm (Danubio)

 

Ulm (Danubio)

E poi c’è il Munster con il campanile più alto del mondo (161,6 m e 768 gradini).

Ulm (Munster)

 

Ulm ( e mercatino di Natale)
Le case di Ulm non sono molto alte, per cui lo si vede benissimo (persino dalla finestra del mio albergo): volendo, si può usare come punto di riferimento: e qui, l’unico confine è il cielo.

Ulm (il Munster dalla finestra del Riku Hotel, Neu Ulm)

Siamo all’interno del Munster.

 Ulm (Munster, interno)

Nel titolo del post ho parlato di un “passero leggendario”. Eccolo: l’Ulmer Spatz.

Ulm (Munster, interno, Der Spatz)

La leggenda narra che durante la costruzione del Duomo non si riuscisse a far passare dalla porta della città una lunga trave, che era trasportata di traverso su di un carro. Ecco però arrivare un passerotto che stava facendo il nido in un buco lì vicino portando un bastoncino lungo che però riuscì a far entrare posizionandolo longitudinalmente. Lo stesso fecero gli abitanti con la trave.

Da allora il passerotto è diventato il simbolo della città, un po’ per questa leggenda e un po’ come simbolo di libertà nei confronti dell’aquila imperiale. Gli abitanti stessi si definiscono “Spatzen”, passeri.

Nel Munster c’è anche un angelo, San Michele, terribile e temibile. Originariamente era a guardia del monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, poi i nazisti lo vollero nella posizione in cui si trova ora, appeso in alto (l’ho fotografato da dietro, per sottolineare maggiormente l’inquietudine che mi ha trasmesso).

Ulm: Munster (interno)

 

Ulm (Munster, interno)

Questo angelo, invece, è dolcissimo. In vetrina, come alcuni altri “sguardi”che ho incontrato a Ulm.

Ulm (in vetrina)

Figuriamoci se non riuscivo a trovare un Buddha.

Ulm (in vetrina)

E Babbo Natale, ovviamente.

Ulm (in vetrina)

Per non parlare dei “riflessi d’albero” (e foglie).

Riflessi

E dei passeri che si trovano dappertutto, anche come logo del Theater Ulm, biglietto compreso.

Ulm (ticket)

 

Ulm (Theater Ulm)

E la “ballerina sul tetto” (del teatro). Molto bella di giorno ma spettacolare di notte.

Ulm (Theater Ulm, particolare)

Tornata a casa, ho subito appeso i 3 cristalli comprati al Mercatino di Natale (Giovanni  sta per spedirmene altri 5!!!).

Cristalli

 

Cristalli

 

Cristalli

E gli arcobaleni, così, sono dappertutto.

Arcobaleni

Sì, proprio su ogni cosa (Spritz compreso).

Arcobaleni

Essenza del Viaggio

Theater Ulm (intervallo de la Cage aux Folles)

Ho sempre pensato – e l’ho scritto, anche – che il viaggio abbia a che fare con l’anima e viceversa. Più esattamente: “Ogni viaggio inizia con un movimento dell’anima”.

Ma… quando a quel primo movimento, in quel primo passo, si unisce anche il cuore… ecco, allora il viaggio diventa qualcosa di unico: unico e meraviglioso.

A dire il vero, tutti ormai lo sanno, qui e anche fuori di qui – nel virtuale e nel reale, intendo – che io non posso permettermi di viaggiare, per la mia situazione familiare, soprattutto, per la mia salute stessa e per altre motivazioni, più …”economiche”, diciamo così.

Ci si è messo il cuore, però, a spingermi a fare questo viaggio. E così sono partita: 30 novembre, 1 , 2, dicembre e ritorno. Destinazione: Ulm, Germania. In pullman. Una madre che  – con la scusa dei mercatini natalizi –  va a vedere con i suoi occhi dove vive e dove lavora suo figlio.

Non è stato perciò un viaggio fotografico, quindi scordatevi le foto cartolina, che comunque non avrei fatto nemmeno se avessi portato la reflex. Figuriamoci con una compattina come la Lumix. Ho voluto viaggiare leggera. Avevo letto da qualche parte, tempo fa, che la creatività ha bisogno di limiti, per manifestarsi, e mi sono messa alla prova. Non nego di aver sofferto, e molto, in certe occasioni, soprattutto quando il 28 – 300 mm, se avessi avuto la mia D610, mi avrebbe facilitato la vita (e la messa a fuoco, soprattutto).

Ulm è una città bellissima, il Munster è fantastico, nel mercatino di Natale ho finalmente trovato i cristalli che cercavo da tempo per appenderli alle finestre – ora, sole permettendo, ho la casa piena di arcobaleni – il teatro dove lavora mio figlio è proprio bello, dentro e fuori. Giovanni era alla tastiera nel musical La Cage aux Folles: ho potuto vedere quanto è felice mentre suona.

Ho fotografato la strada che percorre per andare da casa sua al lavoro, anche l’appartamento dove vive  – però solo dopo aver giurato che queste foto le avrei tenute solo per me –  così ora so dove immaginarlo quando lo penso.

Cosa posso chiedere di più?

E così, come sempre, nelle foto che ho scattato ci sono soltanto le mie emozioni.

Questa è solo la prima parte… l’Essenza del Viaggio. Quindi: foto scattate dal pullman in corsa, attraverso il vetro sporco…ecc…ecc…

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

 

In viaggio

Suoni d’Autunno

Aurora

Canto di foglia
Voce nuda sul ramo.
Suoni d’Autunno.

Riyueren

Suoni d'Autunno

Tutto ha un suono. Tutto ha una voce. Tutto ha un linguaggio. Tutto cerca di esprimersi, di conoscere e di conoscersi.

I colori dell’Autunno cantano mentre io canto l’Autunno, a volte anche senza i colori.

La stagione del mio inizio, del mio primo respiro, del mio primo sguardo.

Era un giovedì. Era un giorno di luna piena, io traboccavo di domande ma non sapevo le parole.

Ho attraversato molte stagioni: nasco e muoio ogni giorno e le parole non hanno più importanza.

Non ci sono più domande. Non ci saranno mai risposte.

La mia voce nuda, cantando, cade dal ramo. Siamo come le foglie. Ci addormentiamo nel vento.

E la Terra profuma di noi.

Ginkgo biloba

Suoni d'Autunno

Suoni d'Autunno

Le tue parole

Come sapete non amo “le Giornate”: quella di ieri, anzi, ormai dell’altro ieri, in particolare, mi lascia sempre molta amarezza, non dovrebbe esistere un tema del genere, la violenza sulle donne. Il portfolio “Ali (s)velate, ali di silenzio” è un progetto aperto che mi porto dietro da un po’, con foto e parole. Ogni tanto aggiungo qualcosa. Come “Le tue parole” (che non sono le parole di una sola persona…)

Catherine wheel

Le tue parole sono così rotonde
senza spigoli, levigate e lisce.
Morbide, dalle tue labbra scivolano
rotolano da un foglio all’altro
senza pensieri acuti,
ma solo forme ottuse.

Le tue parole sono come rose:
nascondono le spine.
Mentre mi baci, pungi tutti i miei sogni
ed al silenzio pieghi la mia bocca.

Le tue parole sono vette orgogliose
gelidi sorrisi nevicano sul mio cuore:
l’anima mi frantumi sino al passo.

Le tue parole sono ali rapaci,
spezzano i miei voli
e oscurando il cielo
di me fanno tempesta e pioggia.

Le tue parole nascono senza mani
non asciugano lacrime
non sollevano il dolore,
mi tengono lontana da me stessa.

Le tue parole mi annegano il respiro
ma il tuo silenzio è simile alla morte.

Riyueren

Catherine wheel

 

Landscapes (in my room)

Landscapes (in my home)

Che cos’è un Paesaggio? Qualcosa di reale, qualcosa che tutti possono vedere? un tramonto, una città, un paesino, un lago, le montagne innevate? La testimonianza di un viaggio, di quanto lontano sei riuscito ad andare e che ora mostri anche agli altri?

Sin da piccola mi sono abituata a viaggiare senza muovermi di un passo, anche ad allontanarmi, ad andare proprio davvero lontano, senza che gli altri nemmeno se ne accorgessero da tanto me ne stavo tranquilla alla scrivania…o alla finestra.

Sono cresciuta, sono rimasta bambina eppure sono diventata anche una donna.. addirittura una mamma…  chi lo avrebbe mai detto?

I pensieri, le emozioni, creano paesaggi incredibili, solo che stanno all’interno di ognuno di noi… ho sempre cercato di condividerli con le parole ma l’esperienza insegna che è molto più efficace mostrare qualcosa invece che parlarne soltanto.

E non ci sono soltanto i paesaggi dei pensieri o delle emozioni, esistono anche quelli reali, nel senso di realmente tangibili, ma che restano invisibili perché nessuno li vede, anche se tutti, volendo, potrebbero tranquillamente vederli, dal momento che ce li hanno proprio davanti agli occhi.

La mia casa, la mia camera, per esempio, ne è piena.

Questi sono alcuni paesaggi che ho visto l’altro ieri (in questo periodo viaggio in casa per colpa di un brutto raffreddore).

 Landscapes (in my home)

 

Landscapes (in my home)

 

Landscapes (in my home)

 

Landscapes (in my home)

 

Landscapes (in my home)

 

Landscapes (in my home)

 

Landscapes (in my home)

 

Landscapes (in my home)

 

Landscapes (in my home)

Bruma

Bruma

Quando guardi, che cosa vedi? Gli occhi vagano e cadono qua e là sulla terra come le foglie d’autunno o il cuore è un vento consapevole che soffia anima attraverso il tuo sguardo?

Tutto quello che hai attorno sono altri occhi, spesso invisibili ai tuoi, ma ti guardano e chiamano perché tu li veda a tua volta: voci più simili a sussurri o sbuffi di vento, suoni che non fanno più rumore del respiro di un bimbo quando dorme.

È così che la luce canta, dall’interno di ogni cosa: hai mai visto il chiarore incantato delle ombre?

Se provi a guardare consapevolmente, se comprendi che al di fuori di te il mondo è uno specchio –  anche se a volte troverai solo frammenti, perché molto spesso le cose vanno in pezzi, te compreso – scoprirai che lo sguardo, quando il cuore si apre, è in grado di ricomporre l’intero universo – soprattutto quello che hai dentro.

Bruma

 

Bruma

 

Bruma

 

Bruma