Lavori in corso (non temere le ombre, giocaci insieme)

Lavori in corso (d'ombra)

Da bambina avevo paura del buio, quindi ricordo che per andare a prendere le cose in dispensa accendevo tutte le luci: quella del corridoio, quella dell’ingresso e per ultima quella della dispensa. Fin qui, la cosa era normalissima: tutti i bambini hanno più o meno paura del buio.

Meno normale era invece che io se per caso mi svegliavo di notte chiamassi la mamma perché accendesse la luce nella mia camera: avevo paura di essere diventata cieca e restavo nel letto terrorizzata sino a quando la luce non mi dimostrava il contrario. Fu da allora che mia madre decise di lasciare un piccolo lume acceso nel corridoio tutta la notte, anche perché, povera donna, giustamente voleva dormire in santa pace. Ormai non ho più bisogno di quella lucina accesa… avrei invece bisogno della luce della mia mamma ma quella si è spenta ormai da tanti anni…

Le ombre, invece, mi hanno sempre incuriosita: le vedo come la soglia di un mondo fantastico, un mondo pieno di luce e di cose (tutte da scoprire), perché senza luce le ombre delle cose non esisterebbero.

E non parliamo poi delle forme che hanno. Se infine ci si mette di mezzo anche un poco di vento e le ombre si muovono pure, anzi, quasi danzano… fotografarle diventa una specie di gioco, anche se ti ritrovi in una stazione ferroviaria e sei in attesa del treno (e le persone intorno guardano tra l’incuriosito e lo scettico che cosa stai fotografando, perché non vedono nient’altro che dei semplici lavori di ristrutturazione della banchina).

Se le ombre mi chiamano e m’invitano a giocarci insieme… io non mi tiro certo indietro.

Lavori in corso (d'ombra)

 

Lavori in corso (d'ombra)

 

Lavori in corso (d'ombra)

 

Lavori in corso (d'ombra)

 

Lavori in corso (d'ombra)

 

Lavori in corso (d'ombra)

Iris (in cerca di bellezza)

Iris

Elaborazioni…

elaborare un’immagine è qualcosa che va oltre la post produzione (che di per sé, per come la vedo io, non è certo un ritocco, nel senso di un imbroglio, correzione e stravolgimento del soggetto: scattare in Nef significa automaticamente dover sviluppare in camera chiara, ovvero, per quel che mi riguarda, estrarre la bellezza interiore dell’immagine, svelarla per poterla condividere)… elaborare è un passo successivo, passo che non sempre faccio, soprattutto quando non converto in b/n (la conversione in b/n dall’originale a colori è l’espressione e la condivisione di uno sguardo se possibile ancora più interiore, a quel punto è la mia anima a diventare un’ulteriore fotocamera).

Ogni volta che post produco, sviluppo, un file digitale, il soggetto ed io ci accordiamo su cosa vuole (lui, il soggetto, non io, che come dico sempre non sono che un mezzo, un tramite). Quante volte è capitato che il soggetto mi obbligasse a tornare indietro di tutti i passaggi che stavo facendo di testa mia senza ascoltarlo…!

Questi fiori si sono trovati a sbocciare in alcune aiuole vicino a ponteggi e lavori in corso, quindi con uno sfondo decisamente non consono (fontanella dell’acqua a parte).

I fiori hanno letteralmente preteso una texture, anzi, addirittura due, persino un filtro vintage.

Non si può certo discutere con dei fiori, per cui ho fatto come volevano loro.  🙂

ps. nel post produrre, convertire in b/n, elaborare, avviene una specie di ulteriore “messa a fuoco”…cioè, quando immagine, cuore, anima, emozioni, sguardo reciproco… si trovano a coincidere perfettamente, ecco, allora è il momento di salvare il file, ridurlo e condividerlo qui. 🙂

pps. mi rendo sempre più conto di cercare la bellezza anche nelle cose che altri troverebbero misere e miserabili. Io penso che sia perché anche la speranza (che sta dentro ad ogni cosa, in qualunque condizione si trovi) è una forma di bellezza. Una piuma fra le tante che formano le ali della Bellezza, quelle ali che spero un giorno sollevino in volo anche la mia anima.

Iris

 

Iris

 

Iris

 

Iris

Se osservi il mare…conosci te stesso

Genova Nervi

Se osservi il mare, conosci te stesso: impari a guardarti nello specchio della natura e scopri che sei unico eppure fai parte di un tutto.

Se osservi il mare, conosci anche il cielo: impari a guardare l’orizzonte e scopri che il sogno è là, è quella linea sottile al confine fra l’acqua e le nuvole.

Se osservi il mare, conosci il vento che vi muove entrambi: impari ad amare le onde in superficie, le correnti profonde nel cuore, la sabbia che scivola via nella luce, le venature preziose delle pietre che solcano i tuoi frammenti e li tengono insieme.

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi
Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

 

Genova Nervi

In Villa Durazzo Pallavicini ( un viaggio interiore)

Villa Durazzo Pallavicini

Può accadere, viaggiando nella vita, che si rischi di perdere di vista non (sol)tanto la meta quanto il viaggiatore, cioè noi stessi. Si può perdere anche l’orientamento, il passo e la voglia di camminare ancora.

Può accadere di svegliarsi una mattina presto con il corpo pieno di dolori e l’anima che piange. Allora prendi quella borsa pesante, con dentro la macchina fotografica e prendi la decisione di uscire lo stesso, prendi anche un treno e poi cammini per quasi tre ore e tre chilometri in una villa che sai essere magica (sin da quando ci andavi da bambina) e durante il percorso anche i tuoi dolori, tutti, si calmano e hanno una fine.

Sola, in mezzo alla natura, nella luce radente che rende preziosi gli sguardi e le ombre, anche tu fai parte dell’incanto.

Un po’ ti muovi in bianco e nero, dove le tue emozioni diventano forma pura; un po’ ti riposi gli occhi nei colori: la dolcezza delle camelie cadute a terra,  le vetrate del Castello del Capitano, la bellezza quieta dei riflessi dei fiori sull’acqua .

Ma le parole non bastano e le immagini temo non saranno sufficienti a descrivere il mio sabato mattina in Villa Durazzo Pallavicini a Pegli: un giorno straordinario (per più di un motivo) non un giorno qualunque. Ho camminato dentro di me e ho camminato silenziosamente in bellezza.

Nel viaggio interiore siamo tutti solitudine e silenzio: una musica che ha un suono d’anima, un suono inudibile perché immenso, un suono troppo infinito per i nostri confini umani.

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini

 

Villa Durazzo Pallavicini
Villa Durazzo Pallavicini

Behind the doors

Dovevo rimanere isolata dal “mondo”, cioè senza linea telefonica e senza internet, dal 28 marzo sino a ieri pomeriggio, quando finalmente il guasto è stato riparato, per imparare alcune cose che diversamente non avrei capito.

Nonostante questi ultimi mesi, anzi, dovrei dire, primi mesi, perché in realtà sono i primi dell’anno 2017, mi abbiano creato anche altri tipi di problemi, voglio dire: problemi di tutti i tipi, persino di salute, non solo mia, ho continuato a vivere ugualmente, a scrivere, scattare foto… con ancora più tempo a mia disposizione, tra l’altro (o in realtà semplicemente ho cominciato ad usarlo meglio, avendone poco ).

Ho visto scoppiare delle “bolle di sapone virtuali” nonostante l’aspetto umano  e simbolicamente mi sono anche divertita a fotografarle (mi riferisco allo screen saver di Windows dove l’unica differenza con le bolle che dico io è che queste non scoppiano, cambiano soltanto colore… ).

Virtual World

Ho imparato così anche qualcosa sulla cattiva solitudine cioè quella che rende le persone cattive o anche solo ironicamente indifferenti ai problemi altrui… ma nel web i post troppo lunghi non li legge nessuno, quindi non intendo aggiungere altro se non che sono felice che la mia solitudine al massimo faccia star male soltanto me.

Così, per evitare lunghi discorsi, ho fotografato una porta, sempre la stessa, che si apre piano piano. Una versione è a colori, l’altra in bianco e nero: sono due modi di vedere la luce e mi appartengono entrambi. Due modi, uno stesso mondo.

Ora io entro.

Behind the door

 

Behind the door

 

Behind the door

 

Behind the door (Light)

 

Behind the door (Light)

 

Behind the door (Light)

Flying on a magic carpet around planets and their satellites (video)

Il titolo è interamente di Cantus_firmus, come sua è la musica.

Regalo a tutti voi questo video così come a me è stata donata questa musica:  ho offerto le mie foto perché diventassero le ali di Cantus_firmus, finalmente visibili al mondo, ma soprattutto a Cantus.

Ma chi è, Cantus? se vorrà, si paleserà qui tramite un commento oppure deciderà di restare invisibile comunicando con noi attraverso la sua musica. Per me è un’anima magica quanto il suo tappeto volante, straordinaria quanto il suo volo…Cantus_firmus…nomade del cielo, anima senza fine, come il suo amato universo che continuamente si genera e si dissolve per tornare a rinascere nella luce di una stella.

In the heart color

 

In the heart color

 

In the heart color

 

In the heart color

 

Flying on a magic carpet around planets and their satellites

Pierrot vorrebbe amare (Loving Tear) video

Questo video nasce da un incontro: una musica era (forse) in cerca di immagini mentre alcune foto avevano davvero bisogno di un suono che le portasse sulle sue ali. Anche il titolo nasce da questo incontro: “Pierrot vorrebbe amare” è stato scelto da Cantus_firmus, io ho aggiunto “Loving Tear”.

Il Pierrot è nella mia vita da tantissimi anni, forse una quarantina: mi ha accompagnata nella casa dove vivo ora, ma prima era nella mia casa di ragazza. Qui fa compagnia a due orsetti, alcuni piccoli peluches, sia comprati sia trovati per strada, una pila di libri, una simpatica strega di pezza e qualche piuma.

Quell’unica lacrima, invece, fa compagnia a me, mi ricorda i sogni che non si sono mai svegliati e quelli che forse un giorno si risveglieranno.

La musica di Cantus_firmus ha dato voce al mio Pierrot, lo ha reso finalmente vivo e per questo non posso che dire: grazie!

Spero che Pierrot possa rendere più viva, se possibile, perché io la trovo già bellissima anche senza immagini, la musica di Cantus.

Flying in the Blue

Flying in the blue

Con questo post mantengo una promessa, anche se lo faccio in anticipo, a causa di motivi personali che potrebbero impedirmi di pubblicarlo nel tempo giusto, nella Settimana Blu, cioè dal 27 marzo al 3 aprile.

Qualcosa di blu: #sfidAutismo17.  Queste foto sono per contraccambiare le emozioni che Milesweetdiary mi ha donato: vi invito a leggere le sue parole così commoventi e così vere… e a visitare la home della FIA, perché solo attraverso la conoscenza possiamo arrivare alla consapevolezza e da questa ad un aiuto concreto.

Il mio abbraccio blu, il volo blu della mia piuma, è per Lorenzo e per tutti i bambini ( e adulti) come lui. La diversità è ricchezza, sempre: non dimentichiamolo mai.

Flying in the blue

 

Flying in the blue

 

Flying in the blue

 

Flying in the blue

 

Flying in the blue

 

Flying in the blue

Arcobaleni (Rainbow Rose)

Marcia disarmante 1

Una vecchia foto, quassù. E le nuove foto che seguono. Arcobaleni di pace, per dire che un ponte d’amore ci dovrebbe unire tutti: ogni colore è una ricchezza, ogni colore ha una sua importanza, un suo significato, un suo diritto ad esistere nel nostro sguardo e nella nostra vita.

Rainbow Rose

 

Rainbow Rose & White Feather

 

Rainbow Rose

 

Rainbow Rose & White Feather

 

Rainbow Rose

 

Rainbow Rose

 

Rainbow  Rose