Send me an angel

Ci sono parole che unite alla musica ti entrano nell’anima e non se ne vanno, restano lì e ti fanno crescere in consapevolezza.

Ci sono canzoni di una poesia infinita che ti aiutano a capire in quale modo la tua vita può aprirsi all’universo. Questo specialmente nel tempo oscuro in cui ci troviamo a vivere.

Negli ultimi due anni mi sono astenuta dal fare commenti: ce n’erano anche troppi e di tutti i generi. Non voglio cominciare adesso, perché dovrei scrivere ben più di un post e non mi sembra il caso.

Mi limiterò a sintetizzare il mio pensiero. Certo, l’Uomo si è evoluto, non ci sono dubbi su questo, basta per esempio vedere cosa riesco a fare qui attraverso una semplice tastiera che permette alle mie parole e alle mie foto di viaggiare nel mondo.

L’umanità si è evoluta, peccato lo abbia fatto nella direzione sbagliata. Dalla clava siamo arrivati ad armi inimmaginabili. Armi, appunto. Siamo tecnologici… ma disumani: grandi cervelli (anche se pure lì avrei qualche dubbio) e cuori inesistenti.

“Here I am. Will you send me an Angel?”

Fog of Light
In questo silenzio che nessuno muove
In questo vuoto senza vento
Io mi guardo altrove

Riyueren
Fog of Light (elaborazione)

Siate come semi che germogliano nella Luce.

The green heart of a leaf (Il cuore verde di una foglia)

Perché dovrei meravigliarmi dei segni che la vita dissemina davanti ai miei occhi? Li assaporo, li lascio crescere in me, germogliamo insieme.

Così, giorni fa, non ho potuto fare a meno di notare questa foglia secca ma con ancora un cuore verde. L’ho raccolta e portata con me. L’ho fotografata. È rimasta uguale a quel giorno mentre io credevo che avrebbe perso quel suo straordinario cuore verde.

Quello su cui i nostri occhi si posano ha sempre qualcosa da insegnarci, qualcosa con cui segnarci. Io mi nutro di questo. Mi piace. Mi piace conservare al mio interno lo stesso cuore verde di questa foglia mentre vado avanti oltre l’autunno, verso il mio inverno e con tutte le mie domande, che forse troveranno la luce di una risposta, un giorno. Forse, o forse no, ma non mi importa più di tanto.

The green heart of a leaf
Quali radici al di qua dell'erba?
E quali sono i limiti del cielo?
Sconfinano orizzonti nel mio sguardo
ma i sogni non vanno oltre la Notte
dentro di me il buio è una domanda
che stenta a farsi luce.

Riyueren

Satori

Satori
Da un respiro all'altro
In dolcezza cammino
Scivolando a volte
Su lacrime di ghiaccio
Mentre con gli occhi volo nel silenzio

Riyueren

Sono stati giorni difficili e sotto molti aspetti. Al dolore per la perdita improvvisa di mio padre (mi sembra impossibile che siano trascorsi già quasi sei mesi) nonostante avesse comunque raggiunto un’età avanzata ( 92 anni, quasi 93, a differenza dei 59 appena compiuti di mia mamma nel lontano 1996) si è aggiunto un desolante coacervo di incombenze burocratiche inimmaginabili ( e non mi riferisco agli esborsi varii il cui culmine avverrà al momento del rogito notarile con 600 euro per “accettazione tacita di eredità”) che, passando per l’imposta di Successione, vanno dalla trascrizione Tari a mio nome ma rate di acconto ancora a nome suo,con conguaglio a dicembre, acconto e saldo Imu seconda casa, certificazioni energetiche, sanatorie di piantine e similari, modifica volture catastali per codice fiscale errato, sino allo sgombero, amarissimo, di un appartamento in cui ho vissuto dall’età di tre anni sino al 1980, anno in cui mi sono sposata.

I miei occhi hanno volato nel silenzio di questi mesi: sono diventati un po’ le mie ali.

Ho pensato molto e scritto poco e comunque non qui.

Ho tenuto (e ancora tengo) una specie di diario dell’anima, dove contano di più le dimensioni interiori, emozioni, pensieri, del resoconto della giornata.

Ogni mattina, dalla mia finestra privilegiata sull’alba, aspetto il sorgere del sole, attendo il primo raggio che scivola, “scappa via” dalle colline all’orizzonte e dal momento che siamo ancora nella bella stagione lo vedo praticamente tutti i giorni.

Il primo raggio è mio e ne sono felice: lo prendo su di me come se io fossi un insetto o un filo d’erba. Lo assorbo nell’anima.

Cerco di coltivare il silenzio nella mente ma anche un canto nel cuore.,

Cerco di capire il senso di questo blog e della mia presenza in rete (dal lontano 2008, ormai). Prima o poi ci riuscirò. Intanto vado avanti.

“Andiamo avanti”, come diceva papà.

Pretiosa Lux

Pretiosa Lux
Sole velato
Un raggio solitario
Preziosa Luce

Riyueren

Un cielo imperfetto, privo del sereno azzurro e del candore delle nuvole, ha in sé la perfezione dell’armonia: il sussurro dell’universo.

Non ricompongo i miei frammenti con il piombo del passato ma con l’oro del presente.

Pretiosa Lux

Sfumature

Buddha

Infinite sono le sfumature della luce quando le forme escono dall’oscurità: vanno danzando fra il bianco più puro e il nero più buio. Emozioni: sfumature anch’esse fra il suono e il silenzio.

Quando i tuoi occhi arrivano a toccare le cose. Quando le cose arrivano a toccarti l’anima e ti danno una forma nuova.

Quiando il respiro diventa luce e tutto ricomincia. Sfumature.

Buddha

Buddha
Buddha

She,Mother

She,Mother

Questa è una piccola strana storia. Parla delle cose che amo di più, quelle su cui il mio sguardo si ferma sempre più spesso, quelle che mi “chiamano” mentre sono impegnata a fare altro. Sono cose semplici, per cui io cerco di trovare parole altrettanto semplici che ne accompagnino in qualche modo le immagini.

Le feste natalizie si erano da poco concluse ed io ero a spasso con Spritz al guinzaglio quando l’ho vista, posata nella forcella fra i rami di un piccolo albero vicino ai bidoni dell’immondizia: la statuina di un presepe, piuttosto malridotta, una Madonna senza più le mani e scheggiata in più punti.

Una Madre sconsolata, triste per i suoi figli ma che tendeva comunque le sue braccia.

Per più di una settimana l’ho vista lì, mi piaceva ritrovarla, mentre andavo in giro con Spritz o a comprare:  ero sicura che ben pochi l’avrebbero notata, perché la gente non si guarda mai attorno. Poi non l’ho vista più e ci sono rimasta male. Ho guardato ovunque: niente, non c’era. Ho pensato che qualcuno l’avesse gettata nel cassonetto o peggio, l’avesse distrutta.

Per diversi giorni sono stata triste. Ogni volta che passavo di lì, quell’alberello mi sembrava sempre più nudo: mancava qualcosa, ai miei occhi, e non erano solo le foglie.

Un mattino mi sono fermata un attimo e ho rivolto a lei i miei pensieri: ” Se lo avessi saputo, che sparivi…ti avrei portato a casa mia” ( beh, non sarebbe la prima volta che porto con me delle cose raccattate per strada).

A quel punto i miei occhi la vedono per terra, a faccia in giù, ai piedi dell’alberello, dove, giuro, io avevo ben guardato nei giorni precedenti e posso assicurare che non c’era. L’ho presa con me, portata a casa, disinfettata per bene: ora se ne sta in camera mia e guardandola imparo molte cose che non posso dirvi, non perché siano chissà quali segreti, ma semplicemente perché non trovo proprio le parole. E allora lascio che parlino le immagini.

She,Mother
She,Mother
She,Mother

The Almond Tree ( il mandorlo ancora fiorisce…) In Loving Memory

Almond Tree

In questi giorni non trovo le parole adatte per rivestire i miei pensieri: la mia anima se ne sta in silenzio, nuda. Persino la mia mente ha freddo: quei pochi segni che ancora ricordo e provo a tracciare qui sono come stracci, laceri pezzetti di tempo che non coprono, non riparano nulla. C’è tempesta, fuori. C’è un turbinare di ricordi, dentro. Ci sono le parole non dette, quelle che si sarebbero dovute dire e quelle che sarebbe stato meglio non pronunciare mai.

L’assenza di suono non è più la tana consueta in cui trovavo riparo dalle intemperie del mondo.

Almond Tree

Guardo dalla finestra: per fortuna, in quarant’anni, gli alberi di acacia sono cresciuti tanto da nascondere la strada in discesa che porta a casa mia. Così non vedrò il vostro non arrivo, quello che spiavo attraverso i vetri: l’autobus saliva e dopo poco tutti e due spuntavate, vicini, e cominciavate a percorrere la piccola discesa.

Vi penso, vi spero, insieme, ora che anche papà è andato via.

Almond Tree

Il mandorlo continua a fiorire e lo farà per molto tempo ancora.

Una nuvola rosa accarezzata dal vento e visitata a tempo di danza dalle api e da qualche farfalla. Da alcune settimane al posto dei fiori ci sono già le mandorle, ancora tenere e ricoperte di una peluria leggera: mi chiedo come possa, da un fiore così delicato, nascere un guscio legnoso.  Mi domando chi o che cosa ha tracciato queste strade invisibili, dettando leggi che sembrano eterne, inamovibili, ineluttabili.

Voi eravate la mia terra, io non so nemmeno che albero potrei essere. Forse sono un seme ancora non germogliato.

Vorrei poter fiorire di parole, invece soffro la sete della vostra presenza.

In loving memory
In Loving Memory

Adriano 13 Maggio 1929 – 30 Marzo 2022

Giustina 7 Maggio 1937 – 25 Maggio 1996