La tua presenza assente

Dreaming

La tua presenza assente
e quel silenzio nelle tue parole,
e quel tuo sguardo
che non mi ha mai vista…
pungono la mia vita, fanno male
ma non sono spine:
mi cadono nel cuore come semi.

Bagno con il dolore questa terra,
dove a passi di lacrima cammino,
giardino invisibile e segreto.
Negli occhi mi germoglia la Bellezza
che tu non sai vedere:
anche i tuoi sogni neghi,
solo perché ti svegli e non ricordi.

Riyueren

Dreamy water

 

Dreamy water

 

Dreamy water

 

Dream

 

Fly a dream

Alle pendici dell’Alba

Alle pendici dell'alba (On the slopes of Dawn)

Alle pendici dell’Alba
lascio salire il mio cuore:
troppo stanchi gli occhi
per camminare ancora
incontro al cielo.

Questo sole che sorge
è il mio respiro:
nasce dentro di me
dopo essere morto
altrove.

Ma poi, dalla collina al golfo,
guida le vele il mare del tramonto:
fogli di nuvole nel vento
parole fra le mani come ali
in cerca di una bocca
per spiccare il volo
alle pendici gloriose della Notte.

Riyueren

Alle pendici dell'alba (On the slopes of Dawn)

 

Alle pendici dell'alba (On the slopes of Dawn)

 

Alle pendici dell'alba (On the slopes of Dawn)

 

Kintsugi …di onde e parole

… e di voli… e di fragili ali preziose…

Farfalle in Villa Pallavicini

Di me ho misurato
circonferenze e lunghezze,
spigoli e curve:
le strade che non ho completato
nonostante il mio passo veloce.

Braccia lunghe e dita sottili
ma l’azzurro del cielo
lo ha sfiorato il mio sguardo soltanto:
il peso di giorni e pensieri
affatica il mio volo.

Questa bocca
per tutti ha un sorriso:
solo a me resta chiusa.

Ma vorrei riposare i miei sogni,
tutti senza misura,
sulla punta di un’onda
che danza la sabbia ed unisce
i frammenti riflessi del cuore.

Riyueren

Farfalle in Villa Pallavicini

 

Farfalle in Villa Pallavicini

 

To see the sea

 

To see the sea

 

To see the sea

 

Ninfea

Il cielo (clouds in early morning)

Tempo di vacanze. Tempo di viaggi (per chi se li può permettere) ma di certo non sono l’unica a restare al caldo in città. Ho imparato a viaggiare in modi alternativi: il mio sguardo vola dalla finestra di casa (senza che i miei passi debbano seguirlo) e mi regala questo cielo dove le nuvole sono onde di mari che probabilmente non vedrò mai, io che non ho mai visto un oceano e vorrei tanto stare un giorno sulla sua riva (un giorno solo mi basterebbe). La mia anima trova la sua felicità in queste piccole cose: una finestra aperta, un po’ di nuvole, qualche luce, qualche ombra, un cielo su cui specchiarsi e riflettere. E la gioia di condividere, poi…

 

Clouds in early morning

 

Clouds in early morning

 

Clouds in early morning

 

Tracce (passi di luce)

Tracce (footsteps of..)

Due foto dello stesso muro, scattate a distanza di pochi secondi: le ho unite insieme perché volevo far comprendere l’importanza che ha per me lo sguardo quando interagisce con la luce. Basta un’inclinazione diversa (anche del pensiero, volendo) e un muro diventa un qualcosa di magico ( i “passi” luminosi di una lumaca che tracciano percorsi verso chissà dove) o torna ad essere un semplice muro.

Tracce. Passi di luce. La luce che arriva e segna percorsi anche su di noi. Strade d’ombre, in questo caso, ma sempre nate dalla luce.

Tracce (footsteps of..)

 

Tracce (footsteps of..)

 

Tracce (footsteps of..)

Dalla sua sorgente, il Sole, la luce sgorga come l’acqua e come acqua scorre ovunque, dentro e fuori di noi.

Il cielo diventa un oceano. Altri passi, altre orme. Chiare ed oscure.

Sentieri di luce, sempre.

Tracce (footsteps of..)

Una vecchia stampa

Ancient print

Riordinando in casa ho trovato questa vecchia stampa. Ci sono parole che vorrei dire e nello stesso tempo tenere in silenzio dentro me, ma le emozioni è meglio esprimerle o almeno cercare di farlo. Ci provo.

Non era mia: la sua proprietaria me l’ha data invece di buttarla via, sapendo che a me piaceva. Ha invece gettato via la nostra amicizia che durava da quando eravamo bambine, ma questa è un’altra cosa, un’altra emozione ancora: il suo posto non è qui.

Mi ha sempre colpito la dolcezza di questo disegno, una dolcezza che mi rendo conto ha a che fare specialmente con la luce: mi basta guardarlo per sentirmi in pace. Probabilmente, al di là dell’iconografia cattolica, qui dentro c’è “qualcosa” che mette ordine nel mio sguardo.

L’ho spolverata (è un po’ malridotta sul retro) e l’ho fotografata velocemente, quasi vergognandomi (mi sembrava di mancare di rispetto) con la compattina (questo spiega l’eccessiva grana, la poca finezza della tramatura del file).

Penso che chi ha raffigurato questa scena abbia cercato di esprimere un’idea, un’emozione, soprattutto.

So di avere uno strano senso del sacro: è più facile che io entri in una chiesa ( non solo cattolica) quando è deserta; è più facile che io preghi ( a modo mio, un po’ come con le foto) in mezzo alla natura, sempre per ringraziare, mai per chiedere; è ancora più facile che io invece di pregare mi metta a fare foto o a scrivere o a cantare (quest’ultima cosa quando davvero sono nei boschi a fare foto e non c’è nessuno) ma per me non fa differenza, io prego così, nei modi che conosco meglio.

Ho il senso del sacro nell’al di qua, perché sull’al di là non mi pronuncio: non possiedo verità alcuna, cerco sempre. C’è più divino in un filo d’erba che si piega nel vento che in certe chiese sfarzose.

Basta.

Ho tenuto queste foto per me, per le cose che ho scritto qui e per altre che non mi sento di scrivere ancora e probabilmente mai scriverò.

Chi mi conosce bene sa che difficilmente scrivo di quello che avviene nel mondo, ma questo non significa che a me non importi: semplicemente ritengo che ci siano altri molto migliori di me a scriverne e a parlarne.

Pubblicare queste foto stasera, per me significa dire addio, dolcemente, ad un piccolo bimbo che è un angelo da quando è venuto in questo mondo: non ha potuto vederlo, non potrà camminarci sopra, e sicuramente non avrebbe mai potuto correre e saltare come abbiamo fatto noi.

Spero che Mir sappia cosa fare quando arriverai, Charlie. ❤

Ancient print

 

Ancient print

Altri suoni

http://www.villadurazzopallavicini.com/

Il Castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

Quando gioco con la luce e le ombre, io ascolto suoni che solo i miei occhi comprendono. Ovunque io posi lo sguardo, da lì scaturisce una musica ed è come se fossi all’interno di un’orchestra: uno strumento insieme agli altri. Non mi parlavano un tempo dei “colori” della voce?

Capisco oggi che ogni luogo, ogni persona, ogni cosa, è uno strumento musicale.

E probabilmente la nostra vita scorre come una musica, così come sono musica i nostri sguardi sul mondo e su noi stessi: armonie, dissonanze… un fiume sonoro che ci accompagna dal primo all’ultimo respiro.

Guardo le vetrate nella sala circolare del Castello del Capitano: ci arrivo dalle scale che si avvolgono a spirale nella penombra. Anche se ormai so già che cosa incontreranno i miei occhi, quei colori e le loro voci esplodono nella mia anima come il suono dell’organo in una cattedrale. Mi avvolgono, mi dissolvono, diventiamo una sola cosa.

Una vecchia foto, scattata da papà, nel Settembre del 1966, avevo 9 anni, nel giardino di Flora. Forse fra me e la Villa era davvero destino…

Settembre 1966

Riflessi in Villa Durazzo Pallavicini

http://www.villadurazzopallavicini.com/

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Lago Grande

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Lago Grande

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Lago Grande

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Lago Grande

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Lago Grande

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Lago Grande

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Lago Grande

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Castello del Capitano

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Castello del Capitano

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Castello del Capitano

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Castello del Capitano

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Castello del Capitano

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Castello del Capitano

 

Villa Durazzo Pallavicini: Riflessi nel Castello del Capitano

 

Spegnerò al Silenzio tutte le sue ombre.
Accenderò parole nella sua bocca vuota
e lui verrà: una triste falena
che brucia il suo volo
al calore dei suoni.

Incendierò i miei sogni
e del cristallo che sono
ne farò arcobaleni.

Riyueren

Incipit

Incipit 1

Quando arrivi non sei consapevole di essere un inizio e nemmeno che quell’inizio che sei ha in sé la sua stessa fine, la tua fine.

Quando prendi un poco di confidenza e un poco di consapevolezza, credi di essere un inizio eterno. Immagini di stare camminando in linea retta: una strada diritta e sicura che ti porterà a chissà quali e quante mete.

In realtà a mano a mano che il tuo inizio si srotola e si sgretola davanti ai tuoi stessi occhi ti accorgi che di diritto e sicuro in quella strada c’è ben poco: ci sono curve, incroci, sole e nebbia, paradisi e inferni… ad ogni tuo passo.

Quando arrivi alla fine, si chiude un cerchio e l’inizio non è più che una semplice memoria nel cerchio degli inizi altrui.

Incipit 2

 

Il melo sotto casa offre le sue meraviglie: in regalo, non in vendita. Una mela selvatica cade a terra e non insegna soltanto la forza di gravità: parla dell’inizio e della fine di ogni cosa. Perché se esiste un inizio esiste anche una fine che lo accompagna passo dopo passo.

Una mela selvatica ha luci e colori, in superficie e dentro. Non è perfetta la sua buccia. Forse l’interno non è proprio dolcissimo. Forse è selvatico anche il suo profumo sottile.

Una mela selvatica non cade dal ramo: vola via.

 La sua Bellezza rimarrà, anche quando diventerà memoria.