Stefano Bigazzi – Portraits

Stefano Bigazzi, giornalista (il Lavoro e Repubblica) e artista ( scrittore, poeta, scultore, critico, per 15 anni responsabile delle pagine di cultura e spettacolo dell’edizione genovese di Repubblica). In questi giorni presente nella mostra collettiva a Palazzo Ducale “Il Respiro dell’Arte”.

Stefano Bigazzi (Portrait) 2016
Marzo 2016 -Palazzo Ducale- Conferenza “Cosa significa un quadro”
Stefano Bigazzi (Portrait) 2016
Marzo 2016 Palazzo Ducale
Stefano Bigazzi (Portrait) 2016
Marzo 2016 Palazzo Ducale
Stefano Bigazzi (Portrait) 2020
Febbraio 2020 Segrete – Tracce di memoria (rassegna d’arte contemporanea ideata e curata da Virginia Monteverde). “Poesia e Memoria”Reading poetico a cura della Stanza della Poesia
Stefano Bigazzi (Portrait) 2020
Settembre 2020 (Chiostro di San Matteo)
Stefano Bigazzi (Portrait) 2020
Settembre 2020
Stefano Bigazzi (Portrait) 2020
Settembre 2020
Stefano Bigazzi (Portrait) 2020
Settembre 2020
Stefano Bigazzi  (Portrait) 2020
Settembre 2020
Stefano Bigazzi (Portrait) 2020
Settembre 2020
Stefano Bigazzi (Portrait) 2020
Settembre 2020 Salita Di Negro

Soffio

Riflessi in gabbia
Soffio
 
Camminiamo su fantasmi di parole
Ognuno al passo della sua stagione
E non importa
Quanto è lunga
L'ombra del giorno
Se è veloce o lenta
O muore quando il sole cade

Anche il Tempo cammina
E ci calpesta il cuore

Andiamo avanti entrambi
Inconsapevoli viaggi
Mete incerte di infinite strade

Respiri di Universo
Niente di più che un soffio

Niente di meno

Meno di niente

Piume migranti che una gabbia abbraccia
O il vento spinge nelle finestre a rete
 
Le nuvole soltanto
Ridono delle sbarre
E vanno via in un soffio
 
Chi mai potrebbe imprigionare il cielo?

Riyueren
Feather in cage Feather in cage Feathers Feathers Cage and Clouds
Sky from home
dalla mia casa, il cielo: libero, sempre. Così come le nuvole, libere di volarci dentro come pure di dissolversi. (perchè ci sono infinite forme di nuvole, di libertà, di solitudine… ma questa è un’altra storia).

“Orizzonti” dal Ponte Morandi al nuovo Ponte Genova San Giorgio.

In questi giorni si vanno intensificando suoni e rumori: hanno accompagnato il Ponte Morandi da subito dopo il crollo sino alla costruzione del nuovo Ponte Genova San Giorgio passando per la demolizione di quello che del vecchio ponte era rimasto.

Questo video, nonostante la musica di sottofondo, essendo realizzato solo con foto, vuole essere uno spazio di ricordo e insieme di silenzio, perché le immagini degli scatti fotografici sono un silenzio che parla a ciascuno di noi, nella sua propria lingua: ogni sguardo ha una vita, dietro, ed ogni sguardo traduce simultaneamente nel linguaggio dell’anima quello che vede.

“Orizzonti” è semplicemente l’insieme di quello che i miei occhi hanno visto dal poggiolo di casa, dal 2010 sino ad oggi, luglio 2020. Sono 10 anni di orizzonti visti sempre dalla stessa prospettiva (al massimo variando la portata del mio zoom, che non supera i 300 mm).

In un mondo in cui tutti innalzano muri, in se stessi e nei confronti degli altri, temo sia inevitabile che i ponti crollino, quelli metaforici e non.

Il mio orizzonte comprendeva il Ponte Morandi, l’ho sempre abbracciato con gli occhi ogni volta che fotografavo i tramonti da casa ( qui i cieli offrono spettacoli grandiosi).

Il Ponte Morandi mi ha insegnato molto: ho imparato a cogliere la luce nei suoi cambiamenti durante le varie ore del giorno. E ho imparato anche che un orizzonte può crollare in pochi secondi, portando con sé anche gli orizzonti altrui. Così per me il nuovo ponte è anche il Ponte degli Angeli, i 43 angeli che spero proteggano i loro cari e noi.

Ogni volta che citano la frase di Dostoevskij “La Bellezza salverà il mondo” io dentro me penso sempre “Ma chi salverà la Bellezza dal Mondo?” da questo mondo in cui viviamo, intendo.

Nessuno ha salvato il Morandi.  E nessuno mi crederà, ma quando, piangendo, lo confesso, ho fotografato (unica volta in vita mia che ho usato la raffica) la sequenza della demolizione, ho “sentito” il sollievo del vecchio ponte, finalmente libero di andare.

Offro questo video come atto d’amore all’orizzonte che è stato e a quello che d’ora in poi sarà.

Musica: “Resonance” © Airtone (ccMIxter)

Nuovo (un sorriso di parole)

Invado questo spazio: è nuovo. L’ho dipinto di nero. Scrivo con inchiostro bianco. È come luce. Come una fotografia. Solo un poco più lenta nel tempo, una posa B.

Mi faccio strada fra le ombre. Avanzo nelle forme.

Salto fra le righe, invento i miei cieli. Faccio volare le sillabe, spalanco precipizi. E non cado: volo.

Voglio vedere l’invisibile. Fotografare i pensieri. Parlare le immagini.

Non sapevo da dove ricominciare, con le parole.

Le ho sentite allontanarsi. E le cercavo. Nei luoghi sbagliati. Nei modi sbagliati. A volte non le seguivo neppure, le lasciavo andare via. Nella stanchezza di questa pace inquieta ero come cieca.

Sono fuggite, le parole che amavo tanto. Disperse. Svaporate. Mi sono chiusa nella nebbia. Muta.

Quanto silenzio può racchiudere il Dolore? Quanto dolore può contenere il Silenzio?

Mi hanno scavata i giorni. Mi hanno svuotata le notti.

Ora le parole possono tornare. Ci sono vuoti da riempire. In me.

Una sola voce, da ora, per entrambe: abbiamo lo stesso suono.

Clouds

HO PENSATO IL CIELO

Ho pensato il cielo.
Non è solo nuvole e azzurro
Il cielo non si ferma all’orizzonte sul mare
Scivola fra le onde
Continua sugli alberi
S’intrufola tra una foglia e l’altra, poi
Scende a toccare la terra

Il cielo si ferma sui prati
Il mio sguardo lo coglie come un fiore

Clouds

ORME DI LUCCIOLE

In quel momento del sonno
Che ancora non è sogno
Scrivo nel cuore
Un foglio vuoto
Senza parole o segni

Orme di lucciole
Nel cielo notturno.

Clouds

AL MATTINO SOSPESO

Al mattino sospeso
Come a un filo di ragno
Dondola il Tempo
E mi culla il respiro

Clouds

QUELLO CHE È STATO

Quello che è stato
Ha lasciato un’orma.

Quello che non è stato
Proietta la sua ombra.

IL MIO NUOVO

Nella pozza dei sogni
Il mio nuovo riflesso
Un sorriso di parole

LA FOGLIA SULL’ACQUA

Mio padre era un sogno
Al mattino un inquieto risveglio
Mi lega le mani

Una foglia sull’acqua
Una foglia caduta
Continua a cadere
Quasi prossima al salto
Giù dall’orlo del vuoto
Ma prima
Su sé stessa si piega
E si avvita
Per l’ultimo giro

 

Guardare con il cuore.

È nata prima l’immagine o la parola? Sembra semplice la risposta a questa domanda che pongo a me stessa: lo sguardo viene prima, anche perché solitamente le parole le scrivo dopo, ma forse non è sempre così. E anzitutto: lo sguardo, le parole… di chi? sono i miei occhi quelli che guardano, sono mie le parole che vengono dette? Ah, che in tutto questo non c’è nulla di certo. Chi guarda, chi ascolta?

Io so di guardare con il cuore, lo so e so anche che fa male ma è maledettamente bello, troppo bello per smettere, troppo emozionante per lasciar perdere. Guardi con il cuore, sei aperto, tutto entra… e per entrare ti svuota. Scava, fa male.

I tuoi occhi si posano sulle cose ma anche le cose hanno occhi, forse non visibili come i nostri, ma li hanno: tu guardi, credi di essere solo tu a guardare ma in realtà sei guardato. Le cose possiedono suoni, voci, che gli occhi ascoltano, quando il vento resta in silenzio ma anche quando soffia forte.

È così che ti ritrovi a fotografare la luna ancora piena al mattino. È così che inaspettato arriva un gabbiano. Poi erbe e fiori sembrano spuntare all’improvviso nel cielo a dialogare con quella luna che ti guarda e che tu guardi. Poi più giù, più profondamente…  restano soltanto le forme a parlare mentre la meraviglia di questa visione ti trasforma in silenzio.

Luna dei Fiori

 

Flowers Moon

 

Flowers Moon

 

Forme d'erba

 

 

Forme d'erba

Forme d'erba

Poi, dall’altro lato della casa, la luce alla finestra sull’alba inizia a cantare. E la sua voce non può che essere di puro cristallo.

Morning Light

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

“Raccoglitore di conchiglie, sillabe e foglie
Senza ritorno, ospite di passaggio, come il vento
Inseguo stagioni”.

Flowers Moon

Che i canti tornino al silenzio…

Morning Moon

DUE

Che i canti tornino al silenzio
Che nella gola taccia ogni rumore
Che il respiro si addormenti
Che i suoni non lascino orme
Quando il viaggio non si ferma
Ho bisogno di parole per le mie ossa
L’inverno è tornato
Il mio cuore è senza stagioni
Niente più voce, niente più tempo
Il vento passa e la strada si frantuma
Si rialzerà mai ciò che stanotte cade?
E rimarrà qualcosa di quel che oggi ho perso?
 
Riyueren

 
Arcobaleno solare

La realtà che il mio sguardo conosce non è la Realtà vera ma soltanto quello che vedono i miei occhi, a volte solo quello che la mia mente desidera far esistere.

Questo mondo che mi corre attorno non è l’oasi che cercavo bensì il suo miraggio, una proiezione di bisogni, quel riflesso sull’acqua che il vento si diverte a frantumare e moltiplicare all’infinito.

Mai come in questi giorni il velo di Maya è stato così fitto.

Il mio cuore, perché è il cuore l’unico vero occhio che davvero distingue quello che sta al di là delle forme, ne è rimasto turbato.

Siamo in guerra. Eppure le nostre case sono in piedi: io cammino e non vedo macerie ma prati in fiore. Malgrado noi, la Primavera è arrivata. L’aria ha come un gusto, un profumo, un odore di vita.

Il nemico è invisibile eppure ha colpito, e ancora colpisce, duramente. Le città, i Paesi, avevano mura. Tutti le credevano impenetrabili ma le porte erano aperte.

Il nemico non è solo, troppi alleati gli hanno spianato la strada ovunque si è presentato. Sono arrivati, anzi, erano già dentro, come i greci nel cavallo di Troia: l’indifferenza, il desiderio di potere, l’avidità, la corruzione, la disorganizzazione, la stupidità, l’incapacità di attenersi alle regole, a cominciare da quelle del buonsenso…. Perché sembrava lontano, il nemico, ma gli alleati erano già dentro di noi.

Mai come in questi giorni il velo di Maya presenta strappi, qua e là.

E allora ecco che io, umana, portando in passeggiata il mio cane, mi ritrovo a indossare una specie di museruola, a mettere guanti di plastica, a tenere le distanze dagli altri, non meno di un metro, a giustificare per iscritto le mie uniche uscite: spesa e bisogni del cane.

E persino la spazzatura è cambiata, ovunque trovi guanti di plastica abbandonati per strada.

Le case non si sgretolano, quella che chiamavamo civiltà, sì.

Che cosa verrà dopo, io non lo so, ma di una cosa sono certa: alla scuola della vita non impariamo mai la lezione.

 Arcobaleno solare

 

Arcobaleno solare

Ps.  La foto in alto è una luna mattutina, le altre documentano l’alone attorno al sole del 16 Aprile scorso, il cosiddetto “arcobaleno solare”.

Carezze

Feather

Quando sono arrivata da lui con la spesa, la porta di casa era aperta: entrando ho chiesto cosa fosse successo e dalla cucina papà mi ha detto che ti eri rotta. Te ne faceva addirittura una colpa: “Ha funzionato per tanto tempo, quella serratura, e ora si rompe così, di punto in bianco, senza avvisare”.

Ti confesso che subito non mi sono resa ben conto della cosa: ho tolto le viti che ti ancoravano alla porta e sono andata di corsa dal ferramenta. Lui ti ha guardata ( in un modo sprezzante, se posso dire, che mi ha dato un po’ fastidio). Eri “proprio rotta” e anche “troppo vecchia”. Intanto ci mettevamo d’accordo che suo figlio sarebbe passato il giorno dopo con una serratura nuova, “più moderna e sicura” – così mi ha detto. E anche: ” Tanto a lei non serve più, la buttiamo noi, va bene?” “Sì, grazie” – e me ne sono tornata a casa da papà (che ha continuato a brontolare ancora un po’ sulla tua dipartita improvvisa e che per fortuna avevamo due serrature e che almeno quella rimasta gli permetteva di chiudere la porta).

Mentre tornavo a casa mia, però, ho cominciato a pensare…Io avevo 3 anni e mezzo quando i miei si erano trasferiti in quella casa, ne avevo 23 quando sono andata io ad abitare altrove, ma sono almeno 59 anni che tu ed io ci conosciamo. Hai visto crescere le mie mani, hai conosciuto quelle di tutti noi, le hai riconosciute, forse, dal modo in cui ti toccavano per aprire o chiudere la porta.

Sei stata con noi per molto molto tempo: hai vissuto tutti i nostri momenti, tristi e lieti. Hai accolto le manine di mio figlio, le hai viste crescere , come hai fatto con le mie.  Hai aperto la porta per l’ultimo viaggio della mia mamma.

Non me la sono sentita di lasciarti andare via così.

Arrivata a casa mia ho telefonato al ferramenta: “Scusi, ha ancora la mia vecchia serratura? Sì? bene, può gentilmente dire a suo figlio se domani, quando viene a montare la nuova, me la può riportare? “

Sapendo che papà non avrebbe capito, non ho nemmeno cercato di dare spiegazioni o giustificazioni: ti ho presa e portata a casa mia. Io sì che sapevo cosa fare di te. Sapevo come ti avrei fotografata.

Quella piuma è molte cose: sono io che entro ed esco dai ricordi, che mi apro a me stessa.

Quella piuma bianca sono le nostre mani, anche e soprattutto quelle di chi non c’è più – e sono davvero tanti, ormai – ( la mamma, i nonni, la zia…).

Sono le nostre carezze per te.

 The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

The old broken lock (59 y.o.)

 

Essere speranza

Hope

Parole e Immagini:riflessi di paesaggi interiori che il mio sguardo cerca di mettere a fuoco. Che sia questa la strada? Trovare una voce, dare un corpo, al silenzio?

Stare in equilibrio su di un foglio cercando di non inciampare troppo nella vita quotidiana. E desiderare di essere speranza mentre il volo resta sospeso tra mondi in bianco e nero, dove le ali sono impigliate da mesi alle spine di un albero spoglio, e mondi tutti a colori, dove una girandola, come un fiore fra l’erba, aspetta il vento di un sorriso per schiudersi.

Sto cercando di reggere il cielo sulle mie spalle, ma com’è pesante questo infinito che trabocca di azzurro e di tempesta….

 Inner Landscape

 

Misty (inner landscape)

 

Nel vento

 

Nel vento

 

Nel vento

 

Nel vento

 

Nel vento
Hope

 

Hope

 

Hope