Sunny

Sunny

Quasi un mese di assenza. Ero occupata a vivere altrove, a lottare per il mio piccolo Sunny: ho imparato a fare infiltrazioni sottocute di Ringer lattato e vitamine, io che uso un ago a malapena per cucire orli e bottoni. E una cosa è cucire, un’altra è trovarsi alle prese con un cane che è una via di mezzo tra un gatto e un’anguilla. Ma credo che ce la siamo cavata. “Siete una bella squadra” ci ha detto la vet, tutta contenta perché l’azotemia è scesa da oltre 200 a 50.

Sunny è ancora con noi. Ed io ho imparato a dare il giusto peso alle cose della mia vita imparando a distinguere il reale dal virtuale: quest’ultimo non è che un riflesso, un simulacro o un surrogato, a volte. E così evanescente, illusorio…peggio della realtà.

Sunny è reale, anche fotografato attraverso una tenda.

Sunny

 

Sunny

 

Sunny

 

Sunny

 

Sunny

 

Sunny

 

Sunny

 

 

Riflessi e trasparenze: viaggio di ritorno (a se stessi).

Attesa

Non è che un confine, il Tempo: al di là ci sono soltanto orizzonti. Niente più giorni, niente più notti… mai più albe inquiete e tramonti senza speranza.

Il viaggio verso se stessi è sempre un ritorno. E mentre il battello riparte da Portovenere verso il Porto Antico, il mio sguardo si perde fra trasparenze e riflessi di sconosciuti e casuali compagni di questo viaggio.

Per un poco l’universo che tutti abbiamo dentro di noi si rende visibile: la costa, le colline e il cielo si sovrappongono a volti e corpi che probabilmente non incontrerò mai più.

Al di là dei vetri, invisibile, assaporo in silenzio anche i viaggi altrui: a Camogli, sul molo, la gente cammina… ciascuno racchiuso nel proprio sogno del reale.

E io torno a me stessa, con occhi nuovi.

Riflessi e trasparenze

 

Riflessi e trasparenze

 

Riflessi e trasparenze

 

Riflessi e trasparenze

 

People

 

People

Il cielo (clouds in early morning)

Tempo di vacanze. Tempo di viaggi (per chi se li può permettere) ma di certo non sono l’unica a restare al caldo in città. Ho imparato a viaggiare in modi alternativi: il mio sguardo vola dalla finestra di casa (senza che i miei passi debbano seguirlo) e mi regala questo cielo dove le nuvole sono onde di mari che probabilmente non vedrò mai, io che non ho mai visto un oceano e vorrei tanto stare un giorno sulla sua riva (un giorno solo mi basterebbe). La mia anima trova la sua felicità in queste piccole cose: una finestra aperta, un po’ di nuvole, qualche luce, qualche ombra, un cielo su cui specchiarsi e riflettere. E la gioia di condividere, poi…

 

Clouds in early morning

 

Clouds in early morning

 

Clouds in early morning

 

Tracce (passi di luce)

Tracce (footsteps of..)

Due foto dello stesso muro, scattate a distanza di pochi secondi: le ho unite insieme perché volevo far comprendere l’importanza che ha per me lo sguardo quando interagisce con la luce. Basta un’inclinazione diversa (anche del pensiero, volendo) e un muro diventa un qualcosa di magico ( i “passi” luminosi di una lumaca che tracciano percorsi verso chissà dove) o torna ad essere un semplice muro.

Tracce. Passi di luce. La luce che arriva e segna percorsi anche su di noi. Strade d’ombre, in questo caso, ma sempre nate dalla luce.

Tracce (footsteps of..)

 

Tracce (footsteps of..)

 

Tracce (footsteps of..)

Dalla sua sorgente, il Sole, la luce sgorga come l’acqua e come acqua scorre ovunque, dentro e fuori di noi.

Il cielo diventa un oceano. Altri passi, altre orme. Chiare ed oscure.

Sentieri di luce, sempre.

Tracce (footsteps of..)

Nel Viale Classico (Villa Durazzo Pallavicini)

http://www.villadurazzopallavicini.com/  Parco più bello d’Italia 2017

Sull’Arco di trionfo, nel viale classico, una scritta in latino che tradotta suona così: “Addio cittadine cure che opprimete l’animo: mi chiamano gli alti monti, le selve, le fonti e quanto di più sublime ed eloquente ha la natura per sollevare lo spirito a Dio”

Al di là dell’Arco, quasi un tutt’uno, come un cambio di scena di quelli che avvengono in teatro, appare il Romitaggio, la Solitudine che permette di andare “oltre”.

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Villa Durazzo Pallavicini Parco pubblico più bello d'Italia 2017

 

Quello che ora vorrei condividere, apparentemente non ha nulla a che fare con le foto, lo so, ma a volte penso che le immagini aiutino a veicolare emozioni. Insomma, più io guardo queste foto, più mi aiutano a descrivere (forse solo a me stessa, non so) quello che ho provato due sere fa portando fuori Sunny per la passeggiata di mezzanotte. Nell’androne del palazzo, al buio, il vento molto forte che proveniva dagli alberi di fronte, più scuri ancora del cielo… e mentre chiudevo gli occhi e me lo sentivo soffiare sul volto… attraversavo la Terza Porta, quella che pone la domanda: “Dove stai andando?”

Da dove vieni,
soffio che ti accompagni al mio respiro?
mano invisibile
che strappi al mondo i suoi umori
per farne profumo ai miei capelli?
abbraccio che avvolgi il mio silenzio
nella tua pace tempestosa?
e dove finisce la tua voce
che scompigliando l’anima
offre il suo volo
alle mie ali stanche?

Riyueren

Tritons (video regalo di Daniel)

Ancora una volta, un regalo a sorpresa di Daniel  che ha voluto celebrare così la vittoria della Villa Durazzo Pallavicini al Concorso “Il Parco più bello d’Italia 2017” utilizzando le mie foto dei Tritoni. 🙂

Buona visione e buon ascolto!

Mareggiata di nuvole

Mareggiata di nuvole

Sarà una notte d’alba
o un giorno di tramonto
quando i miei occhi
alzeranno le vele all’orizzonte.

Crederò di andare via…
avrò timore di partire.

E invece… arriverò.

Riyueren

Mareggiata di nuvole

A mio figlio (vecchio scritto del 1994)

Io conosco un mondo misterioso e lontano che se ne va alla deriva nel mare stellato dell’ Universo, un mondo che si perde lungo sentieri luminosi d’immenso e di meraviglia: il Paese del Tempo Incantato.

Voglio dirti dei suoi colori, simili a quelli che rivestono e ravvivano il nostro mondo, ma più intensi, al punto da emanare dal loro interno respiri di luce.Così, tutto attorno al Paese, sale e si avvolge un palpitante pulviscolo d’ arcobaleni.

Voglio narrarti dei Soli che sorgono più volte nel medesimo giorno e della Grande Notte che muove a passi di danza lungo le sette atmosfere, dei petali di rose e di viole che arrivano con il vento del tramonto, delle ombre rapide e leggere che destano le valli addormentate.

Delle vette lontane, dove la neve regna, candida eterna sovrana dal manto di gelo trasparente.

Del sussurro delle foglie nei boschi, dove il vento ruba canzoni e leggende disperdendole poi lungo le acque.

E canterò anch’io, per te, il riso d’argento dei ruscelli mentre corrono al fiume, tra il borbottare scontento dei ciottoli e le sommesse preghiere dell’ erba china sul riflesso che fugge.

Insieme andremo al riposo del fiume. Nel suo letto calmo e paziente culleremo i nostri sogni, sino al Grande Mare della Luce.

Qui la morte non è che il doloroso spezzarsi di un bozzolo lucente da cui sfuggono pensieri alati in forme d’amore.

Riyueren    1994

Mareggiata di nuvole

Non visibili voli

Invisibili voli

Colmo di voci il mio silenzio vive,
nei ricordi muti degli occhi:
fragili voci, tremule di tempo,
piume del mio respiro,
in questa gabbia – intreccio
di voli non visibili.

Voci senza parole,
come il ceppo dell’olmo sulla strada:
ogni giorno mi parla con lo specchio
delle sue radici
che la terra nasconde
a gente d’asfalto e di rumori.

Riyueren

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

L'olmo