»Vermisst und erhofft« (mancanza e speranza)

E questa volta non scomoderò di nuovo Gibran.  Solo ricopio una cosa che avevo scritto per Giovanni. Non so se l’ha mai letta ma di certo l’ha messa in pratica.. 

Lascia che sia la strada, a seguirti.
Lasciala alle sue curve, ai suoi miraggi di polvere,
… al suo destino di strada.

Lascia al vento i crocevia della nebbia.
Lasciati alle spalle le ombre: sia respiro il tuo passo,
tieni aperti il cuore e le mani, e generoso lo sguardo.

Lascia che sia la strada, a venirti dietro a fatica:
Tu precedila sempre nei sogni.

Riyueren

“Vermisst und erhofft” “mancanza e speranza” è il titolo che hanno dato al video. Oh, com’è vero, per me…

Nuovo (un sorriso di parole)

Invado questo spazio: è nuovo. L’ho dipinto di nero. Scrivo con inchiostro bianco. È come luce. Come una fotografia. Solo un poco più lenta nel tempo, una posa B.

Mi faccio strada fra le ombre. Avanzo nelle forme.

Salto fra le righe, invento i miei cieli. Faccio volare le sillabe, spalanco precipizi. E non cado: volo.

Voglio vedere l’invisibile. Fotografare i pensieri. Parlare le immagini.

Non sapevo da dove ricominciare, con le parole.

Le ho sentite allontanarsi. E le cercavo. Nei luoghi sbagliati. Nei modi sbagliati. A volte non le seguivo neppure, le lasciavo andare via. Nella stanchezza di questa pace inquieta ero come cieca.

Sono fuggite, le parole che amavo tanto. Disperse. Svaporate. Mi sono chiusa nella nebbia. Muta.

Quanto silenzio può racchiudere il Dolore? Quanto dolore può contenere il Silenzio?

Mi hanno scavata i giorni. Mi hanno svuotata le notti.

Ora le parole possono tornare. Ci sono vuoti da riempire. In me.

Una sola voce, da ora, per entrambe: abbiamo lo stesso suono.

Clouds

HO PENSATO IL CIELO

Ho pensato il cielo.
Non è solo nuvole e azzurro
Il cielo non si ferma all’orizzonte sul mare
Scivola fra le onde
Continua sugli alberi
S’intrufola tra una foglia e l’altra, poi
Scende a toccare la terra

Il cielo si ferma sui prati
Il mio sguardo lo coglie come un fiore

Clouds

ORME DI LUCCIOLE

In quel momento del sonno
Che ancora non è sogno
Scrivo nel cuore
Un foglio vuoto
Senza parole o segni

Orme di lucciole
Nel cielo notturno.

Clouds

AL MATTINO SOSPESO

Al mattino sospeso
Come a un filo di ragno
Dondola il Tempo
E mi culla il respiro

Clouds

QUELLO CHE È STATO

Quello che è stato
Ha lasciato un’orma.

Quello che non è stato
Proietta la sua ombra.

IL MIO NUOVO

Nella pozza dei sogni
Il mio nuovo riflesso
Un sorriso di parole

LA FOGLIA SULL’ACQUA

Mio padre era un sogno
Al mattino un inquieto risveglio
Mi lega le mani

Una foglia sull’acqua
Una foglia caduta
Continua a cadere
Quasi prossima al salto
Giù dall’orlo del vuoto
Ma prima
Su sé stessa si piega
E si avvita
Per l’ultimo giro

 

Guardare con il cuore.

È nata prima l’immagine o la parola? Sembra semplice la risposta a questa domanda che pongo a me stessa: lo sguardo viene prima, anche perché solitamente le parole le scrivo dopo, ma forse non è sempre così. E anzitutto: lo sguardo, le parole… di chi? sono i miei occhi quelli che guardano, sono mie le parole che vengono dette? Ah, che in tutto questo non c’è nulla di certo. Chi guarda, chi ascolta?

Io so di guardare con il cuore, lo so e so anche che fa male ma è maledettamente bello, troppo bello per smettere, troppo emozionante per lasciar perdere. Guardi con il cuore, sei aperto, tutto entra… e per entrare ti svuota. Scava, fa male.

I tuoi occhi si posano sulle cose ma anche le cose hanno occhi, forse non visibili come i nostri, ma li hanno: tu guardi, credi di essere solo tu a guardare ma in realtà sei guardato. Le cose possiedono suoni, voci, che gli occhi ascoltano, quando il vento resta in silenzio ma anche quando soffia forte.

È così che ti ritrovi a fotografare la luna ancora piena al mattino. È così che inaspettato arriva un gabbiano. Poi erbe e fiori sembrano spuntare all’improvviso nel cielo a dialogare con quella luna che ti guarda e che tu guardi. Poi più giù, più profondamente…  restano soltanto le forme a parlare mentre la meraviglia di questa visione ti trasforma in silenzio.

Luna dei Fiori

 

Flowers Moon

 

Flowers Moon

 

Forme d'erba

 

 

Forme d'erba

Forme d'erba

Poi, dall’altro lato della casa, la luce alla finestra sull’alba inizia a cantare. E la sua voce non può che essere di puro cristallo.

Morning Light

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

“Raccoglitore di conchiglie, sillabe e foglie
Senza ritorno, ospite di passaggio, come il vento
Inseguo stagioni”.

Flowers Moon

Che i canti tornino al silenzio…

Morning Moon

DUE

Che i canti tornino al silenzio
Che nella gola taccia ogni rumore
Che il respiro si addormenti
Che i suoni non lascino orme
Quando il viaggio non si ferma
Ho bisogno di parole per le mie ossa
L’inverno è tornato
Il mio cuore è senza stagioni
Niente più voce, niente più tempo
Il vento passa e la strada si frantuma
Si rialzerà mai ciò che stanotte cade?
E rimarrà qualcosa di quel che oggi ho perso?
 
Riyueren

 
Arcobaleno solare

La realtà che il mio sguardo conosce non è la Realtà vera ma soltanto quello che vedono i miei occhi, a volte solo quello che la mia mente desidera far esistere.

Questo mondo che mi corre attorno non è l’oasi che cercavo bensì il suo miraggio, una proiezione di bisogni, quel riflesso sull’acqua che il vento si diverte a frantumare e moltiplicare all’infinito.

Mai come in questi giorni il velo di Maya è stato così fitto.

Il mio cuore, perché è il cuore l’unico vero occhio che davvero distingue quello che sta al di là delle forme, ne è rimasto turbato.

Siamo in guerra. Eppure le nostre case sono in piedi: io cammino e non vedo macerie ma prati in fiore. Malgrado noi, la Primavera è arrivata. L’aria ha come un gusto, un profumo, un odore di vita.

Il nemico è invisibile eppure ha colpito, e ancora colpisce, duramente. Le città, i Paesi, avevano mura. Tutti le credevano impenetrabili ma le porte erano aperte.

Il nemico non è solo, troppi alleati gli hanno spianato la strada ovunque si è presentato. Sono arrivati, anzi, erano già dentro, come i greci nel cavallo di Troia: l’indifferenza, il desiderio di potere, l’avidità, la corruzione, la disorganizzazione, la stupidità, l’incapacità di attenersi alle regole, a cominciare da quelle del buonsenso…. Perché sembrava lontano, il nemico, ma gli alleati erano già dentro di noi.

Mai come in questi giorni il velo di Maya presenta strappi, qua e là.

E allora ecco che io, umana, portando in passeggiata il mio cane, mi ritrovo a indossare una specie di museruola, a mettere guanti di plastica, a tenere le distanze dagli altri, non meno di un metro, a giustificare per iscritto le mie uniche uscite: spesa e bisogni del cane.

E persino la spazzatura è cambiata, ovunque trovi guanti di plastica abbandonati per strada.

Le case non si sgretolano, quella che chiamavamo civiltà, sì.

Che cosa verrà dopo, io non lo so, ma di una cosa sono certa: alla scuola della vita non impariamo mai la lezione.

 Arcobaleno solare

 

Arcobaleno solare

Ps.  La foto in alto è una luna mattutina, le altre documentano l’alone attorno al sole del 16 Aprile scorso, il cosiddetto “arcobaleno solare”.

Suoni d’Autunno

Aurora

Canto di foglia
Voce nuda sul ramo.
Suoni d’Autunno.

Riyueren

Suoni d'Autunno

Tutto ha un suono. Tutto ha una voce. Tutto ha un linguaggio. Tutto cerca di esprimersi, di conoscere e di conoscersi.

I colori dell’Autunno cantano mentre io canto l’Autunno, a volte anche senza i colori.

La stagione del mio inizio, del mio primo respiro, del mio primo sguardo.

Era un giovedì. Era un giorno di luna piena, io traboccavo di domande ma non sapevo le parole.

Ho attraversato molte stagioni: nasco e muoio ogni giorno e le parole non hanno più importanza.

Non ci sono più domande. Non ci saranno mai risposte.

La mia voce nuda, cantando, cade dal ramo. Siamo come le foglie. Ci addormentiamo nel vento.

E la Terra profuma di noi.

Ginkgo biloba

Suoni d'Autunno

Suoni d'Autunno

Le tue parole

Come sapete non amo “le Giornate”: quella di ieri, anzi, ormai dell’altro ieri, in particolare, mi lascia sempre molta amarezza, non dovrebbe esistere un tema del genere, la violenza sulle donne. Il portfolio “Ali (s)velate, ali di silenzio” è un progetto aperto che mi porto dietro da un po’, con foto e parole. Ogni tanto aggiungo qualcosa. Come “Le tue parole” (che non sono le parole di una sola persona…)

Catherine wheel

Le tue parole sono così rotonde
senza spigoli, levigate e lisce.
Morbide, dalle tue labbra scivolano
rotolano da un foglio all’altro
senza pensieri acuti,
ma solo forme ottuse.

Le tue parole sono come rose:
nascondono le spine.
Mentre mi baci, pungi tutti i miei sogni
ed al silenzio pieghi la mia bocca.

Le tue parole sono vette orgogliose
gelidi sorrisi nevicano sul mio cuore:
l’anima mi frantumi sino al passo.

Le tue parole sono ali rapaci,
spezzano i miei voli
e oscurando il cielo
di me fanno tempesta e pioggia.

Le tue parole nascono senza mani
non asciugano lacrime
non sollevano il dolore,
mi tengono lontana da me stessa.

Le tue parole mi annegano il respiro
ma il tuo silenzio è simile alla morte.

Riyueren

Catherine wheel

 

Fragile

Fragile

 

Fragile

Fragile

Fragile

Accade sia diverso lo sguardo
Forse dal prossimo istante
Le nuvole restano nuvole
Si dissolvono i draghi nel cielo
Si chiudono gli occhi dei fiori
E le parole non sono
Che inutili suoni
Quei segni di onde
Marea di memorie
Sul guscio dei giorni

Riyueren

Fragile

 

Fragile

 

Fragile