Fra rive di parole ( dove il pensiero scorre)

Angel
Il mio Sogno... il mondo
Queste pareti lisce
E alla finestra... il cielo

Queste parole dolci
Che immagino a me stessa
Una casa, per me
Che sorge come il sole

Poi nella notte
L'anima riposa
Chiusa fra le sue ali, dorme
Ma intermittente brilla insieme al cuore

Riyueren
Angel

Le Parole in-segnano i confini, le Immagini aprono Orizzonti: questo pensiero mi accompagna da tempo. Le Parole tracciano un confine, non sono limiti, bensì sponde: le immagino come rive di un fiume dove i pensieri sono acqua che scorre.

Le Parole mi contengono, mi abbracciano. Ne ho un bisogno immenso: ne ho bisogno io, ne hanno bisogno le mie emozioni. Senza nomi, senza confini, senza rive tra cui fluire,nel silenzio, il pensiero non è che un urlo senza fine.

Molte cose sono cambiate. E così doveva essere, come sempre quando si arriva a toccare il limite, il fondo. Avevano detto che il cambiamento avrebbe portato una coscienza nuova: sorrido. Come può nascere una coscienza nuova in chi coscienza non l’ha mai avuta?Consapevolezza? E quale mai? Ormai tutti ragionano solo per opposti: bianco/nero, ricco/povero, ateo/credente, omosessuale/eterosessuale, pro questo/ no questo, quasi si fosse in un eterno derby calcistico. A pensare così si fa prima, niente fatica.

Le sfumature non le vede nessuno, non le prende in considerazione nessuno. Possono essere dolorose, in effetti.

Non mi spaventa l’ignoranza (volendo ci si pone rimedio), mi spaventa la poca intelligenza. Il mix, poi, ignoranza e poca intelligenza, direi che è letale.

Così mi è rimasto il cielo da poter guardare e una riva di parole a cui poter approdare ogni tanto, quando la mia situazione familiare me lo permette.

In questi ultimi tempi non fa altro che venirmi in mente una splendida frase di Gibran, tratta dal mio libro preferito: “Il Profeta”. “(…) io vi ho visti. Adoravate, prostrati, la vostra libertà”

Non ho intenzione di prostrarmi. Riesco ad essere libera anche tra quattro mura. Mi basta poter vedere il cielo, per volare.

Heart
Il suono di una conchiglia
Il rumore della nebbia
Il silenzio del mio nome


Riyueren

Moonsky
Passi in un soffio
Chiedi e non ascolti
Vai oltre
Corri
Non ti fermi
Ma se indugiassi un poco
Con lo sguardo
Vedresti che io esisto
E soprattutto
Che nonostante te io resto viva.

Riyueren

Moonsky

In the sea of heaven

Nel mare del cielo (In the sea of ​​heaven)
Chiudo le mani a nido:
Per il mio volto cerco
Il riposo di un sogno.
Ma fra le dita
Prende forma
Il peso del silenzio

Della marea nel Tempo
Cercavo la sorgente:
Ho avuto il cielo.

Nuvole tempestose
Vele nel cielo azzurro.

Riyueren
Nel mare del cielo (In the sea of ​​heaven)
Nel mare del cielo (In the sea of ​​heaven)
Nel mare del cielo (In the sea of ​​heaven)
Nel mare del cielo (In the sea of heaven)
IN THE SEA OF HEAVEN


I close my hands like a nest:
For my face I seek
The rest of a dream.
But between the fingers
The weight of silence
Takes shape

Of the tide in Time
I was looking for the source:
I got heaven.

Stormy clouds
Sails in the blue sky.

Riyueren

Ora che la tempesta… (28 Dicembre)

It's snowing
 
 Ora che la tempesta è un poco quieta
 anche se ancora ringhia, non doma, come un lupo
 Ora è il momento di chiedere alle foglie
 quanto pesava il vento lungo il volo
 se aveva mani delicate o rozze
  
 È tempo di sapere
 quanti respiri anch'io devo cantare
 prima di riabbracciare le radici
 quando il mio sguardo germoglierà la neve.
  
 Riyueren 
It's snowing
It's snowing
It's snowing

It's snowing

Guardare con il cuore.

È nata prima l’immagine o la parola? Sembra semplice la risposta a questa domanda che pongo a me stessa: lo sguardo viene prima, anche perché solitamente le parole le scrivo dopo, ma forse non è sempre così. E anzitutto: lo sguardo, le parole… di chi? sono i miei occhi quelli che guardano, sono mie le parole che vengono dette? Ah, che in tutto questo non c’è nulla di certo. Chi guarda, chi ascolta?

Io so di guardare con il cuore, lo so e so anche che fa male ma è maledettamente bello, troppo bello per smettere, troppo emozionante per lasciar perdere. Guardi con il cuore, sei aperto, tutto entra… e per entrare ti svuota. Scava, fa male.

I tuoi occhi si posano sulle cose ma anche le cose hanno occhi, forse non visibili come i nostri, ma li hanno: tu guardi, credi di essere solo tu a guardare ma in realtà sei guardato. Le cose possiedono suoni, voci, che gli occhi ascoltano, quando il vento resta in silenzio ma anche quando soffia forte.

È così che ti ritrovi a fotografare la luna ancora piena al mattino. È così che inaspettato arriva un gabbiano. Poi erbe e fiori sembrano spuntare all’improvviso nel cielo a dialogare con quella luna che ti guarda e che tu guardi. Poi più giù, più profondamente…  restano soltanto le forme a parlare mentre la meraviglia di questa visione ti trasforma in silenzio.

Luna dei Fiori

 

Flowers Moon

 

Flowers Moon

 

Forme d'erba

 

 

Forme d'erba

Forme d'erba

Poi, dall’altro lato della casa, la luce alla finestra sull’alba inizia a cantare. E la sua voce non può che essere di puro cristallo.

Morning Light

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

 

Luce del mattino

“Raccoglitore di conchiglie, sillabe e foglie
Senza ritorno, ospite di passaggio, come il vento
Inseguo stagioni”.

Flowers Moon

Suoni d’Autunno

Aurora

Canto di foglia
Voce nuda sul ramo.
Suoni d’Autunno.

Riyueren

Suoni d'Autunno

Tutto ha un suono. Tutto ha una voce. Tutto ha un linguaggio. Tutto cerca di esprimersi, di conoscere e di conoscersi.

I colori dell’Autunno cantano mentre io canto l’Autunno, a volte anche senza i colori.

La stagione del mio inizio, del mio primo respiro, del mio primo sguardo.

Era un giovedì. Era un giorno di luna piena, io traboccavo di domande ma non sapevo le parole.

Ho attraversato molte stagioni: nasco e muoio ogni giorno e le parole non hanno più importanza.

Non ci sono più domande. Non ci saranno mai risposte.

La mia voce nuda, cantando, cade dal ramo. Siamo come le foglie. Ci addormentiamo nel vento.

E la Terra profuma di noi.

Ginkgo biloba

Suoni d'Autunno

Suoni d'Autunno

Bruma

Bruma

Quando guardi, che cosa vedi? Gli occhi vagano e cadono qua e là sulla terra come le foglie d’autunno o il cuore è un vento consapevole che soffia anima attraverso il tuo sguardo?

Tutto quello che hai attorno sono altri occhi, spesso invisibili ai tuoi, ma ti guardano e chiamano perché tu li veda a tua volta: voci più simili a sussurri o sbuffi di vento, suoni che non fanno più rumore del respiro di un bimbo quando dorme.

È così che la luce canta, dall’interno di ogni cosa: hai mai visto il chiarore incantato delle ombre?

Se provi a guardare consapevolmente, se comprendi che al di fuori di te il mondo è uno specchio –  anche se a volte troverai solo frammenti, perché molto spesso le cose vanno in pezzi, te compreso – scoprirai che lo sguardo, quando il cuore si apre, è in grado di ricomporre l’intero universo – soprattutto quello che hai dentro.

Bruma

 

Bruma

 

Bruma

 

Bruma

Scrivendo di sguardi: “le parole (in)segnano i confini, le immagini aprono orizzonti”.

Andando da casa mia verso Begato, in salita, sulla destra, puoi trovare una piccola grande meraviglia: devi semplicemente guardare oltre il muretto che separa la strada asfaltata dal bosco sottostante. Tutte le volte mi incanto: soltanto io, perché fra la gente che sale a Begato alcuni sembrano prestare attenzione solo a dove mettono i piedi mentre altri, quelli che corrono, sembrano non vedere proprio niente, persi nella musica del loro stereo.

Eppure basterebbe soltanto alzare di poco e di lato lo sguardo – il muro è talmente basso- per farsi catturare l’anima da una distesa di campanelle blu viola. Se non fosse per queste campanelle rampicanti, quella sarebbe una normalissima curva con a lato un normalissimo bosco.

Campanule nel bosco

Invece le campanelle, insieme alle loro foglie, sono diventate uno spesso tappeto che scende al di là del muro, lo ricopre completamente, continua sopra alla radura sottostante e si insinua persino sulla sommità degli alberi.

Campanule nel bosco

Qui luce ed ombra, a seconda dell’ora, si contendono i colori e le forme di questa autentica meraviglia naturale.

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco
Campanule nel bosco

 
Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco
Da qui io posso parlarti, scriverti, soltanto della mia esperienza, di emozioni che non hanno certo la pretesa di essere verità: solo la mia ricerca è vera, reale.

Non voglio spiegarti che cos’è la Fotografia, bensì quello che può diventare, quello che potrebbe essere, uno strumento di conoscenza, oh, non documentale, ma intima, interiore, diversa per ciascuno di noi, sicuramente, però meravigliosa come una distesa di campanelle blu viola.

Ps. In post produzione, ingrandendo le immagini, mi sono accorta che tutte le foglie sono bucherellate, divorate qua e là da qualche insetto vorace: anche questo insegna qualcosa, anzi, molte cose, direi. Lascio a te il divertimento di immaginare simboli e senso.