Metamorfosi

Autumn Essence

Ho sempre sostenuto di essere una visionaria. E lo sono in più di una modalità. Soprattutto quando ho tra le mani una fotocamera. Ancora di più quando non la tengo in mano, cioè anche quando non me la porto dietro. Che cosa significa, allora,”guardare”, secondo il mio modo di vedere il mondo (che poi i mondi sono essenzialmente due: quello esterno e quello interno, inglobati uno nell’altro tanto che spesso ne perdo confini e distinzioni) ?… Si tratta di rendere visibile quello che non è immediatamente visibile nella realtà (che sia un qualcosa di eventualmente tangibile o di impalpabile come un’emozione). Non tacciamo di invisibile o addirittura di inesistente quello che non riusciamo a vedere, perché così mettiamo troppi limiti : non dobbiamo ingabbiare gli orizzonti (metteremmo in gabbia noi stessi).

La fotografia non è superficie, a meno che tu non la consideri come la parte visibile, superficiale… di un oceano: la parte più vera della foto, di un’immagine, in un certo senso va “fotografata”, nel senso di “vista”, oltre. Bisogna avere il coraggio di vedere oltre. E di attendere la Metamorfosi.

La Metamorfosi avviene quando il soggetto del tuo sguardo, il tuo sguardo stesso, diventano non soltanto un’unica cosa, ma qualcosa d’altro.

A volte la Metamorfosi è soltanto interna (interiore): esternamente sembra non sia cambiato nulla (internamente, invece, c’è sempre un mutamento).  A volte, come ho cercato di esprimere con queste foto, lo sguardo quasi dissolve e si dissolve.

La Metamorfosi libera ogni orizzonte. Le forme diventano ali. E le ali servono soprattutto per volare. 🙂

 Autumn Essence

 

Autumn Essence

 

Autumn Essence
Autumn Essence

 

Autumn Essence

 

Autumn Essence

 

Autumn Essence

La goccia spaventata

La chiamano Pareidolia: nuvole, macchie, oggetti e altro… assumono connotati umani, sembrano volti o animali… in certi casi addirittura esprimono emozioni.

Questa goccia di schiuma mentre mi lavavo le mani, per esempio. Foto di qualità pessima, ma era davvero sorprendente (o sorpresa?) chissà, forse non era spaventata: io invece avevo paura che si sciogliesse sul rubinetto, così l’ho fotografata di corsa.

Scared foam drop

 

Scared foam drop

Punti…(anzi, colori) di vista

Ciò che gli occhi vedono è la forma, l’involucro esterno… cioè quello che appare, non quel che è. Non sempre esterno ed interno coincidono. Nelle cose e nelle persone. Per queste ultime ci vuole molto tempo prima che l’interno si manifesti anche esternamente.

L’apparenza risente dello sguardo e questo, a sua volta, risente dell’esperienza di chi osserva ma l’esperienza non ha a che fare con gli occhi, bensì con l’anima e con il cuore che la nutre e la fa danzare al ritmo dei sogni.

Così accade che gli occhi vedano un’apparenza (per esempio il vaso con il Lucky Bamboo in camera mia) e l’anima e il cuore ascoltino il suono dei sogni di quell’ “apparenza”… alla fine il risultato è qualcosa di molto diverso: il vaso è sempre quello, all’incirca nella stessa posizione, sul tavolino coperto con la tovaglietta di non – tessuto rosa, la camera è la stessa, la finestra è sempre dietro al vaso, anche la luce cade allo stesso modo, ma… bastano due carte di colore diverso, una blu e una rossa, e si comincia a vedere cosa può esserci dentro… non solo nel vaso, anche in chi guarda. E pure, scusate il gioco di parole, in chi guarda me e quello che io ho guardato 🙂

Una frase di Modigliani che ho trascritto visitando la mostra (molto bella) a lui dedicata qui a Palazzo Ducale.

“Con un occhio guarda il mondo esterno, con l’altro nella profondità di te stesso”

Lucky Bamboo

Lucky Bamboo

Lucky Bamboo

Lucky Bamboo

The small willow & the big beech (parole fra l’acqua e il vento nel Parco di Villa Durazzo Pallavicini)

The small willow b/w

I luoghi dell’anima traboccano di luci e di ombre mutevoli, a seconda della stagione, dell’ora del giorno… oserei dire che cambiano ad ogni sguardo: per questo bisogna visitarli più volte, perché arricchiscono il cuore nutrendolo di gioia e armonia.

Sono ritornata in Villa Durazzo Pallavicini in un tardo pomeriggio, quasi in prossimità della chiusura e quasi al tramonto.

Il piccolo salice sul piccolo isolotto era immobile nella luce ma mentre lo fotografavo si è improvvisamente alzato il vento: un vento di danza.

Dall’altro lato del lago, davanti all’obelisco, il grande faggio pendulo accarezzava l’acqua mentre la luce illuminava ogni sua singola foglia.

Un immenso in-canto sull’acqua e sul vento, un canto di luce tra un piccolo salice e un grande faggio (e il mio cuore).

The small willow (and the wind)

 

The small willow (and the wind)

 

The small willow (and the wind)

 

The small willow (and the wind)

 

The small willow (and the wind)

 

The small willow (and the wind)

 

The big beech

 

The big beech

 

The big beech

 

The big beech

 

The big beech

 

The big beech

Un’emozione è…

Water Lights

Un’emozione è come il vento: se presti attenzione sai da quale direzione viene e verso dove si allontana, ma non ne conosci il luogo di origine, non sai dove si nasconde la sua sorgente … certo è nell’anima, nel cuore, nella mente, ma resta invisibile, non la puoi toccare o vedere… se non con l’anima, con il cuore, con la mente. Come il vento, ti porta profumi, odori, nuvole oscure di pioggia o colorate, può rendere il cielo sereno o tempestoso.

Un’emozione ti accarezza, ti culla, ti fa tremare come un fiore sul suo stelo o ti strappa via dal ramo come il vento fa con le foglie, ti fa vedere il sole o te lo nasconde.

Un’emozione deve avere un nome, ha bisogno di una strada di parole su cui camminare e di orizzonti in cui specchiarsi per diventare pensiero: solo così può alzarsi (e alzarti) in volo.

Un pensiero in volo, quando è condiviso, ritorna ad essere emozione… nell’anima, nel cuore, nella mente. E da quell’emozione, non più tua, nasceranno altri pensieri, altre ali, altri voli.

Water Lights

 

Water Lights

 

Water Lights

 

Water Lights

 

Water Lights

 

Water Lights

 

Water Lights

 

Water Lights

 

Water Lights

 

Lights & Masks

Lights

 

Lights

 

Lights

Le uniche maschere che possiedo sono quelle che fotografo, semplici maschere che ho in casa. Ci sono altri che indossano maschere che non si vedono. Maschere che sono destinate a cadere così che il vero volto appare in tutta la sua “bellezza”. (spesso questa è la parte più divertente… incredibile a dirsi… addirittura… ridicola).

Lights & Masks

 

Lights & Masks

 

Lights & Masks
Lights & Masks

 

Lights & Masks

 

Lights & Masks

 

Lights & Masks

 

Lights & Masks

 

Lights & Masks

 

Lights & Masks

 

Lights & Masks

Mask: n°2

Ormai questo sta diventando un piccolo “studio”: la maschera è sempre la stessa, ma ai miei occhi cambia espressione a seconda di come luci ed ombre si posano su di lei.

Infinite combinazioni su di uno stesso, immobile, volto, lo rendono incredibilmente vivo: forse anche le emozioni, i pensieri, in noi, sono come queste luci e queste ombre…sicuramente con ancora più sfumature.

Mask (Light & shadow)

 

Mask (Light & shadow)

 

Mask (Light & shadow)

 

Mask (Light & shadow)

 

Mask (Light & shadow)

 

Mask (Light & shadow)