da Hobby Pell Valerio

Valerio confeziona la borsa per la mia Lumix LX100 e gentilmente mi ospita nel suo negozio laboratorio permettendomi così di seguire la lavorazione passo dopo passo.

Potrei scrivere qualcosa come mio solito, ma dice già tutto la targa che sta in vetrina ( e lo dice molto meglio di me)  🙂

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

da Hobby Pell Valerio

 

Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi.

Incantesimi

Che cosa c’è di più magico, di più incantevole… del canto? Non me ne vogliano gli altri strumentisti, mio figlio compreso con il suo pianoforte, ma la voce umana è il più straordinario fra gli strumenti, il più… unico, il più vivo, perché suonatore e strumento coincidono perfettamente… e quando il suonatore muore anche lo strumento muore, nello stesso istante in cui il respiro si estingue… nessun altro più potrà ricavarne un suono… nessuna parola, nessuna musica più: delle grandi voci di un tempo non sono rimasti che ricordi scritti dai loro contemporanei; di voci a noi più vicine restano filmati e/o registrazioni ma questo non basta, anche se è già qualcosa: la tecnologia aiuta, ma ci può solo rendere presente un immobile passato, può solo riprodurre suoni di voci che non produrranno più nulla nel futuro.

L’opera lirica conosce molte magie, molti incanti. Uno di questi ci viene reso visibile (gratuitamente, perché l’ingresso è libero, sino al 28 gennaio) a Milano nelle sale degli Arazzi a Palazzo Reale grazie alla mostra “Incantesimi. I costumi del teatro alla Scala dagli anni Trenta ad oggi”. Il costume di scena è la magia che aiuta sia chi canta sia chi assiste allo spettacolo, perché contribuisce a rendere ancora più vero quello che la musica narra. Si entra in un altro mondo, un’altra dimensione.

E la stessa meraviglia avvolge chi visita la mostra. Certo, i costumi sono indossati da manichini senza volto ma le voci che questi abiti stupendi hanno rivestito riecheggiano  nelle sale e i filmati, in contrasto con l’immobilità dei manichini, ne accentuano la bellezza.

A questo link trovate più informazioni.

Mi dispiace aver potuto fotografare solo con la compattina, perché avevo portato la reflex da Pravo per pulire il sensore ed ero in giro per Milano in attesa di poterla ritirare. Spero di essere riuscita a trasmettere le mie emozioni, più che raddoppiate rispetto alle mie foto solite, perché tanti anni fa, per motivi di studio, ero entrata anch’io in questo magico mondo ed è da allora che ho capito quanto la voce sia l’anima della persona o forse, meglio ancora: la voce è lo strumento (musicale e non solo) attraverso cui l’anima si manifesta.

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

 

Incantesimi

Travelers (I Viaggiatori)

Blue

Conosco le infinite sfumature del silenzio,
il mio sguardo respira i suoi colori:
la solitudine azzurra del cielo senza nubi
la malinconia bianca del soffitto sulle pareti vuote
l’attimo rosa di un sorriso
il nero delle assenze
e quel dolore rosso del tramonto
mentre i pensieri migrano nell’alba.

Riyueren

Self portrait

I Viaggiatori non s’incontrano, solo le loro ombre si sovrappongono ma non impediscono gli arrivi e le partenze. Non intralciano i silenzi, non coprono i rumori.

Milano, Stazione Centrale, 22 dicembre. Anche i miei ricordi hanno ai loro piedi ombre: viaggiando nella luce è inevitabile avere accanto l’oscuro. Il Viaggio li origina entrambi.

Io conosco le sfumature dei percorsi. La polvere dei silenzi e quella delle parole.

Un Nuovo Anno. Nuovi viaggi, nuovi percorsi, ogni giorno, ad ogni respiro.

Travelers

 

Travelers

 

Travelers

 

Travelers

 

Travelers

 

Travelers

 

Travelers

 

Travelers

Auguri

Buone Feste

Un altro anno è trascorso… siamo di nuovo (!?) a Natale: alcune cose sono cambiate, altre no. Alcune cose cambieranno, altre resteranno tali e quali. C’è chi si muove e c’è chi resta fermo. Io quando posso cammino e quando non posso camminare… allora camminano i miei pensieri. A dire il vero i miei pensieri sono come farfalle: hanno ali fragili, colorate e preziose, magari soltanto ai miei occhi, ma di sicuro conservano addosso una magica polvere di sogni, magari di frammenti di sogni… una ragnatela impalpabile che cattura emozioni… per poi lanciarle lontano.

Ecco, quando non posso camminare… allora io volo.

Buone Feste

Non sarebbe Natale se sotto all’albero non vi offrissi un dono, ma tutto quello che possiedo è nel mio sguardo… l’anima, il cuore… sta tutto lì.

Vi dono un viaggio in treno nell’alba. Lo so, i finestrini non sono puliti, la fotocamera è una compattina, ma l’alba è sempre alba ed io ero felice mentre andavo a Milano, ieri, incontro a mio figlio ( Giovanni è tornato da Stoccarda per le vacanze natalizie).

Lasciamo che sia un giorno nuovo, un preludio ad un anno migliore che trovi noi non migliori, ma semplicemente sempre più noi stessi.

Nulla deve nascere, perché tutto è già lì. Lasciamo che venga alla luce: è già dentro di noi, come la pianta nel seme, come il frutto nel fiore.

 Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

 

Traveling in sunrise (by train)

Ci si vede il prossimo anno. Auguri ancora!

 

“I miei due cuori nomadi” di Omar Rizq (Il Canneto Editore)

Qui sul blog credo non abbiate mai trovato recensioni, ma per questo libro voglio fare un’eccezione. E non perché ho scattato le foto durante la sua presentazione alla Feltrinelli qui a Genova, ma perché la storia che Omar racconta ci dimostra che spesso la vita reale è più romanzesca di una storia inventata. L’autore ha realmente vissuto in due mondi, quello occidentale e quello arabo (da qui i suoi due cuori, penso).

 

È una storia vera e lo posso confermare: Omar è il figlio dei nostri vicini “del piano di sopra”, Angela, italiana, e Ahmad, palestinese.  Un solo anno lo separa da mio figlio Giovanni: Omar è dell’84, Giovi dell’85. Sono cresciuti insieme, hanno giocato insieme… sino a quel 23 maggio del 1990, quando improvvisamente Omar, che allora ha sei anni, viene rapito dal padre e portato in Giordania. Quello che poi è avvenuto, Omar lo racconta ( benissimo, oltretutto, è uno di quei libri che ti coinvolge… insomma, non riesci a posarlo sino a che non lo hai letto tutto sino in fondo) nel suo libro: la sua vita in Giordania, poi in Kuwait, la fuga (proprio il giorno prima dell’invasione delle truppe di Saddam Hussein) la figura del padre, che lui comunque ama, la lontananza dalla madre, questa donna che io conosco bene, riservata, di poche parole, che coraggiosamente parte alla ricerca di suo figlio, non può riportarselo a casa e allora con grandi sacrifici affronta numerosi viaggi in Giordania per cercare di stargli vicino, a volte anche malmenata dai parenti del marito, il breve ritorno a casa e il secondo rapimento, la nuova famiglia del padre, i suoi nuovi fratelli e sorelle e la sua vita dal 96 (l’anno del ritorno definitivo) sino ad oggi, nel nostro Paese ma con un altro Paese rimasto comunque nel suo cuore.

Le mie parole sono inadeguate a descrivere i due cuori nomadi di Omar. Leggendo il libro (e la bella prefazione del Prof. Vittorio Coletti, qui sotto nella foto con Omar) capirete perché.

“La battaglia emotiva dentro di me era potente come l’energia dell’acqua nel punto di incontro fra un fiume e il mare, e cominciava a rivelare sempre più chiaramente le mie due nature, i miei due cuori nomadi, quella condizione che mi faceva sentire né carne né pesce, uno straniero ovunque, sconosciuto persino a me stesso”. Omar Rizq.


(nella foto Omar con Vittorio Coletti e Nicolò de Mari)

Omar si è poi laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature straniere qui a Genova, dove per quattro anni ha insegnato lingua araba agli studenti. Oggi lavora come impiegato, sempre a Genova.

Ps. Il libro potete trovarlo qui

altre recensioni più esaustive le trovate a questo link.

E a quest’altro .

 "I miei due cuori nomadi" di Omar Rizq (Il Canneto Editore)

 

"I miei due cuori nomadi" di Omar Rizq (Il Canneto Editore)

 

"I miei due cuori nomadi" di Omar Rizq (Il Canneto Editore)

 

"I miei due cuori nomadi" di Omar Rizq (Il Canneto Editore)

 

"I miei due cuori nomadi" di Omar Rizq (Il Canneto Editore)

 

"I miei due cuori nomadi" di Omar Rizq (Il Canneto Editore)

Il tuo silenzio

Portrait (rain & tears)

Anche se chiudo gli occhi
posso ancora vedere il tuo silenzio.

E se il Tempo
posa le mani oscure
sul mio volto,
posso sentirlo ancora,
il tuo silenzio che mi parla, mi tocca
e mi ferisce.

Una nuvola di buio e di silenzi
che dal tuo sguardo
piove sulla mia pelle,
e fa di ogni mio sogno
lacrima e memoria.

Riyueren

Portrait (rain & tears)

 

Portrait (rain & tears)

 

 

Cages & Shadows

 

Cages & Shadows

 

Birthday

Avrei potuto

Mask

Avrei potuto raccoglierti
E non l’ho fatto:
le mie mani sono rimaste vuote.

Avrei potuto voltarmi indietro…
Ma ho guardato avanti:
il mio passo non ti ha aspettato.

Non mi hanno raccolta, i tuoi occhi.
Il tuo sguardo non mi ha fermata
E il viaggio è stato lungo:
ho spezzato memorie
ho frantumato sogni…

Ora riposo sui frammenti
cicatrici di stupore
che nessuno conosce
tranne lo specchio
che mi guarda
mi aspetta

E mi raccoglie.

Riyueren

Mask

 

Mask

 

Frammenti

 

Frammenti

Nel Giardino dell’Eden

Nel Giardino dell'Eden 1

 

Nel Giardino dell'Eden 2

 

Nel Giardino dell'Eden 3

 

Nel Giardino dell'Eden 4: Il Serpente !?

 

Nel Giardino dell'Eden 5 : Il Serpente !?

Ecco, non sempre sono una persona seria. Mi sono divertita moltissimo a fotografare questa splendida mela selvatica “a metri zero” (altro che chilometri) che per fortuna, enorme com’era, non è caduta in testa a noi (e nemmeno a Sunny) dall’albero qui sotto casa. Ce ne siamo pure mangiata (squisita) solo una metà: l’altra l’abbiamo lasciata al suo roseo inquilino. 🙂

Un Magico Unicorno

The magic (keyring) unicorn

Un unicorno, anche se portachiavi, è sempre magico: la polvere che lo ricopre è magica anch’essa, così l’acqua del bagnetto di pulizia a poco a poco diventa un incantesimo di schiuma e bollicine, mentre il magico unicorno sorride felice per la stellina ritrovata che torna a brillare nel suo cuore. Poi si asciuga al sole in compagnia delle piantine sul poggiolo.

Prima di sera, qui in casa, saremo tutti stregati, me lo ha promesso mentre se ne stava sulla mia mano: getterà su di noi l’Incantesimo del Sorriso.

Non sapete cos’è?!

è quando il sole sorge dalla tua bocca invece che dalle colline e le parole illuminano la casa e le persone che ci abitano, le nuvole scure del silenzio si dissolvono, gli sguardi si fanno azzurri come il cielo sereno, profondi come il mare, quieti come un lago ma vivaci come il ruscello più chiacchierino e un arcobaleno unisce la tua mano a quella dell’altro.

Ps. Un unicorno portachiavi … rende magiche anche le chiavi che custodisce: ti si aprono porte di infinita dolcezza e passaggi verso mondi incantati (soprattutto al tuo interno).

Universi da esplorare…

Pps: e naturalmente…un Ferragosto Incantevole a tutti!

The magic (keyring) unicorn

 

The magic (keyring) unicorn

 

The magic (keyring) unicorn

 

The magic (keyring) unicorn

 

The magic (keyring) unicorn

 

The magic (keyring) unicorn

 

The magic (keyring) unicorn