Nuovo orizzonte (in costruzione)

Ieri, quasi al tramonto, ho visto il mio nuovo orizzonte: sta sorgendo in luce e bellezza.

Nuovo orizzonte (in costruzione)

 

Nuovo orizzonte (in costruzione)

 

Nuovo orizzonte (in costruzione)

 

Nuovo orizzonte (in costruzione)

Voglio cercare anche in me questa luce meravigliosa, questo silenzio luminoso e magico, dove tutto può rinascere, anche la speranza. E un orizzonte nuovo, tutto mio.

Nuovo orizzonte (in costruzione)

Un altro orizzonte

Orizzonti in Praglia

Un orizzonte …e poi un altro ancora: di fronte, ai lati, di spalle. Forse anche i giorni sono orizzonti: attimi, mentre ci sei dentro, e anni, se li guardi – e ti guardi – da lontano.

Ieri era il mio compleanno: ho ricevuto quei pochi auguri di chi ancora si ricorda di avermi conosciuta: Sono spariti – finalmente – gli inutili messaggi lanciati su Facebook, ora che me ne sono allontanata in silenzio . Bene, sono ritornata invisibile.

Mi mancano, quest’anno più di tutti gli altri anni, gli auguri di mia madre: la prima telefonata del mattino, il 7 novembre, era sempre e solo la sua. Sono 23 anni che quella voce non c’è più.

Con il tempo sono spariti orizzonti, voci e immagini: Mir, Sunny, l’olmo in cima alla salitina, il Ponte Morandi… Ora non so se sono spariti veramente o se sono io che mi sono allontanata. Forse tutto è rimasto lì dove era prima ed io non sono più capace di vederlo.

Il mattino, visto dai Piani di Praglia, la speranza che si apre varchi di luce in mezzo alle nuvole scure.

Altri orizzonti. Anche al di qua di questi occhi.

Orizzonti in Praglia

 

Orizzonti in Praglia

 

Orizzonti in Praglia

Scrivendo di sguardi: “le parole (in)segnano i confini, le immagini aprono orizzonti”.

Andando da casa mia verso Begato, in salita, sulla destra, puoi trovare una piccola grande meraviglia: devi semplicemente guardare oltre il muretto che separa la strada asfaltata dal bosco sottostante. Tutte le volte mi incanto: soltanto io, perché fra la gente che sale a Begato alcuni sembrano prestare attenzione solo a dove mettono i piedi mentre altri, quelli che corrono, sembrano non vedere proprio niente, persi nella musica del loro stereo.

Eppure basterebbe soltanto alzare di poco e di lato lo sguardo – il muro è talmente basso- per farsi catturare l’anima da una distesa di campanelle blu viola. Se non fosse per queste campanelle rampicanti, quella sarebbe una normalissima curva con a lato un normalissimo bosco.

Campanule nel bosco

Invece le campanelle, insieme alle loro foglie, sono diventate uno spesso tappeto che scende al di là del muro, lo ricopre completamente, continua sopra alla radura sottostante e si insinua persino sulla sommità degli alberi.

Campanule nel bosco

Qui luce ed ombra, a seconda dell’ora, si contendono i colori e le forme di questa autentica meraviglia naturale.

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco
Campanule nel bosco

 
Campanule nel bosco

 

Campanule nel bosco
Da qui io posso parlarti, scriverti, soltanto della mia esperienza, di emozioni che non hanno certo la pretesa di essere verità: solo la mia ricerca è vera, reale.

Non voglio spiegarti che cos’è la Fotografia, bensì quello che può diventare, quello che potrebbe essere, uno strumento di conoscenza, oh, non documentale, ma intima, interiore, diversa per ciascuno di noi, sicuramente, però meravigliosa come una distesa di campanelle blu viola.

Ps. In post produzione, ingrandendo le immagini, mi sono accorta che tutte le foglie sono bucherellate, divorate qua e là da qualche insetto vorace: anche questo insegna qualcosa, anzi, molte cose, direi. Lascio a te il divertimento di immaginare simboli e senso.

Fra le macerie del mio orizzonte

Fra le macerie del mio orizzonte hanno aperto una strada: una piccola striscia d’asfalto delimitata da una linea gialla funge da marciapiede e mi permette di camminare tra le case rimaste e il cantiere. Sotto al sole si consuma una rosa rossa: qualcuno l’ha infilzata nella rete verde che separa la strada dal luogo dei lavori, là, dove il mio orizzonte è caduto.Quando cade un orizzonte....

Ho camminato tutto attorno fotografando quello che vedevo, quello che è rimasto e quello che sparirà tra poco. Avrei voluto ci fosse silenzio, sarebbe stato più giusto, penso, ma sfrecciavano auto e bus, le ruspe scavavano via i detriti, i getti d’acqua sferzavano la polvere, anche il clik della mia fotocamera era fuori luogo, me ne rendo conto.

Ho amato questo ponte: lo vedevo in lontananza dalla mia casa. Era bello, specialmente al tramonto, quando il fiume Polcevera, se c’era acqua e il cielo sereno, diventava un nastro d’argento liquido che andava a gettarsi in mare: un’ incredibile striscia di luce tra le sponde in penombra.

L’ho visto quando è crollato durante un temporale terribile il 14 agosto 2018.

L’ho fotografato, piangendo, il 28 giugno scorso, quando lo hanno fatto saltare.

Non potevo non andare a vederlo prima che sparisse del tutto.

Ora quello che scriverò sicuramente non verrà compreso, ma glielo devo, a questo orizzonte che mi ha dato sempre gioia e meraviglia: non è un assassino, anche se è colpevole di essersi portato dietro 43 vite (che se invece di cadere sul fiume fosse caduto tra via Porro e via Fillak sarebbe stata una strage). Quando lo hanno fatto saltare credo sia stata per lui una liberazione, dopo l’agonia di quasi un anno. Per me il Ponte Morandi è la vittima n°44, vittima dell’incuria e dell’indifferenza. I veri colpevoli vanno cercati altrove e speriamo non restino impuniti.

 Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

 

Quando cade un orizzonte....

Il vetro

Broken glass

Era la casa che tu dicevi mia.
Gli sguardi rotti nel silenzio cieco,
i muri alti delle tue parole,
le sbarre delle voci scolorite,
i frammenti del tempo alle finestre
e le mie ali, inchiodate a terra,
a immaginare il cielo.

Il sogno ed io abitavamo altrove.

Riyueren

Broken glass

 

Broken glass

 

Broken glass

 

Luci

Quando una foglia d'autunno diventa una lampada gialla...

La mia partenza dall’inizio incerto.
Posate le parole sulla pista,
pronte per la corsa, al primo passo
l’asfalto della vita le ha ingoiate:
l’anima si è spezzata sino al cuore.

Cammina, la mia bocca,
cerca i suoni perduti
sul ciglio di memorie che verranno:
trova soltanto rumore di pensieri
e qualche orma di luce silenziosa.

Riyueren

Afternoon

 

Afternoon

 

Afternoon

Dove? io ti chiedo: Dove?
Se è dentro, voglio entrare.
Se è fuori, voglio percorrere i suoi sentieri
annusare le sue orme, ovunque sia.

Voglio seguire, inseguire,
riaccendere il fuoco
benedire ogni fiamma,
ogni passo che mi brucia.

E non ti chiedo: Quando?
Il Tempo è ora.
Questo istante, questo respiro
per uscire e cercare
per entrare e trovare
il nome che porto e che mi porta.
Quel suono
che la mia carne indossa in silenzio.

Riyueren

...and a Happy New Year!!!

 

...and a Happy New Year!!!

 

...and a Happy New Year!!!

Cerco le luci del Nuovo Anno. Il 2018 ha portato luci ed ombre. Il primo Natale senza Giovanni che però ha trovato lavoro, korrepetitor nel teatro di Ulm, quello che lui ha sempre desiderato. Il primo Natale senza Sunny ma anche il primo Natale con Spritz.

Non ho scritto, come facevo un tempo, gli auguri sul blog. La mia vita reale mi porta lontano da qui e alla fine credo che questo luogo diventerà simile ai cassetti in cui da bambina nascondevo le cose che scrivevo: le nascondevo così bene che finivo per perderle. Forse in un blog riuscirò a ritrovarle, a ritrovarmi, chissà…

Il 2019 è iniziato, auguro a tutti voi un anno sereno, un anno di pace, almeno interiore, visto che nel mondo la pace non c’è.

Tre mesi di orizzonte

A tre mesi di distanza dal crollo, il mio orizzonte è sempre spezzato.

In un mondo dove si preferisce innalzare muri tra i popoli è inevitabile che cadano i ponti. E ogni volta che vado sul poggiolo l’orizzonte mi insegna qualcosa sulla vita, su di me… la speranza è un ponte che unisce la realtà ai sogni.

Scrivo qui sempre più raramente, lo so. Sono in un momento di silenzio: è l’unico modo che conosco per guardarmi dentro. Lo sto facendo da un po’. Mi piace. Ne ho bisogno.

 Ponte Morandi (Genova)

 

Ponte Morandi (Genova)

 

Ponte Morandi (Genova)

 

Ponte Morandi (Genova)

La Fotografia è un filo rosso…

… nei labirinti del mondo.

La Fotografia è un filo rosso

 

La Fotografia è un filo rosso

 

La Fotografia è un filo rosso

 

La Fotografia è un filo rosso

 

La Fotografia è un filo rosso

 

La Fotografia è un filo rosso

 

La Fotografia è un filo rosso

Un filo rosso che lega il mio cuore al cuore di tutte le cose e mi insegna che c’è sempre un lato nascosto, ben visibile ma che nessuno vede, non per problemi di vista ma semplicemente perché non ci pensa.

In questo caso specifico, complice la struttura messa a disposizione delle mie foto…ho potuto prendere in considerazione il lato B di questa mia piccola mostra.

 

Guci … o della Bellezza

Rainbow

Per parlarvi di Guci ho voluto iniziare con l’arcobaleno dell’altro giorno, perché è insieme sorriso e speranza, esattamente come Guci: un cane arcobaleno, più che un meticcio. Guci “indossa” i suoi numerosi incroci come i colori del mio arcobaleno.

Guci

Ho conosciuto Guci al Buoncanile, andando a trovare Spritz: gli sono grata per aver tenuto sotto alla sua ala (ala, sì, altro che zampa) protettrice quello che oggi è diventato il mio amico e compagno.

 Guci e Spritz

Vi premetto che se solo avessi avuto uno straccio di giardino e fossi stata più giovane non avrei mai scritto questo post e Guci sarebbe qui con noi insieme al piccolo Spritz. Purtroppo non mi è stato possibile prenderli entrambi.

 Guci e Spritz

Così sono qui a scrivere per farvi conoscere Guci e la sua storia, nella speranza che qualche mio lettore ligure (è adottabile solo in Liguria) si innamori di questo cane meraviglioso tanto da offrirgli finalmente una casa e tanto amore.

Guci

Guci ha circa 6 anni, maschio, taglia media,viene dal canile di Palermo.

Guci

Insieme al suo compagno Mosca, che è già stato adottato, viveva in strada con il suo padrone, un clochard di nome Fia. Quando Fia è morto, Guci e Mosca lo hanno vegliato e protetto. Trovate più informazioni qui, perché la loro storia era finita anche sui quotidiani.

Guci

Guci è in canile a Genova da un anno.

Quando ho chiesto il perché, mi è stato risposto: “Perché alla gente non piace”. Una volta di più ecco che devo stupirmi per l’incapacità di “vedere”delle persone.

Guci

Guci “non è bello”. Ma secondo quali criteri? La Bellezza, a mio avviso, è al di sopra di criteri e canoni. E c’è una bellezza che è solo apparenza, esteriorità, una bellezza che spesso non dura. Poi c’è la Bellezza interiore, che è come una luce che brilla anche quando l’esterno, l’involucro, per capirci, è irregolare, dissonante. In questo caso, un insieme di razze canine su di una “base” pastore tedesco. E non abbaia: il suo latrato è un po’ come una specie di singhiozzo, quindi non è nemmeno un cane rumoroso.

Guci

 

Guci

Guci è armonioso, solare, competente (proprio perché viveva in strada) e senza problemi, in grado di stare con altri cani, bambini, anziani…ovviamente in una famiglia dinamica, che lo porti fuori a correre ma che soprattutto lo ami.

Guci è un cane che sorride.

Qualcuno di voi, amici, vuole dargli una chance?

 Guci