Migrant Soul

Migrant Soul

Le parole ci dividono
Ci calpestano le assenze
I ricordi ci frantumano

Ci riunisce il silenzio
Lo sguardo ci raccoglie
Ci ricompone il sogno

Se l’orizzonte è una gabbia
All’interno culla i suoi voli
la speranza.

Riyueren

Ecco, avevo appena scritto queste parole, elaborato la foto, trovato il titolo…”anima migrante” che sullo schermo mi si apre una finestrella e da Stoccarda mio figlio scrive:”..te lo scrivo ora prima che ti spaventi. Hai sentito dell’attentato a Berlino?”

Sembrerebbe come a Nizza.Morti e feriti. Purtroppo. Che cosa deve dire una madre che ha il figlio lontano? Non trovo le parole.Ed è meglio che non le trovo.Meglio ancora…che non scrivo quello che penso non solo in questo momento, ma da un bel pezzo. Non chiamiamola “Umanità”, questa accozzaglia di esseri privi di coscienza, anima, intelligenza ( sono solo furbi, che è un’altra cosa) che decide le sorti della povera gente. Ipocriti da un lato, fanatici dall’altro. E mi limito a due sole definizioni.

Tutto il resto è silenzio.

Buonanotte.

Al di qua del vetro.

Al di qua del vetro.

 

Al di qua del vetro.

Al di qua dei vetro, un volo non sospeso, solo un po’ curioso del mondo che sta fuori, incantato dai colori che scaturiscono dall’incontro del sereno con la pioggia ( e le lenzuola del letto da rifare).

Al di qua del vetro ci sono anch’io (invisibile, con quella piuma leggera fra le dita e fotografo con una mano sola sino a sentire dolore per il peso) io che non sono vista ma vedo.

Al di là del vetro il sole asciuga gentilmente le gocce di pioggia con una luce delicata come le ali di una farfalla.

Tutto è presenza.Tutto è respiro.Significa che c’è vita comunque e dovunque.

Nonostante noi, l’infinito continua ad essere infinito…semplicemente l’orizzonte si fa un po’ più vicino.Quasi bussa sui vetri con mani di pioggia e di luce: sei pronta per aprire? pronta per volare con quell’unica piuma? Sì, ma tu dammi un cielo di colori.

Rosso e silenzioso (Red and Silent)

Rosso e silenzioso: solo alcune foto di un lavoro più ampio. Credevo che il silenzio fosse in bianco e nero e invece ho scoperto che è rosso. Sicuramente dovrei comunicare visivamente un po’ meglio, mi dispiace. Solo la mia vita ed io, la mia fotografia ed io, sappiamo perché non può che essere rosso, il silenzio.

Che ciascuno ci veda quello che vuole, è il destino delle immagini, del resto: a volte dicono molto, a volte dicono nulla, a volte dicono cose diverse da quello che ci aspettavamo, da quello che volevamo dire (e questo succede anche a noi che le abbiamo “viste”, non solo a chi le guarda). Di sicuro parleranno a ciascuno di noi: io non dirò altro, cercherò di ascoltare la voce del silenzio rosso.

E delle cicatrici gloriose di cui mi ha parlato uno scanner che stavo utilizzando per tutt’altro.

Still… lives.

Rosso e silenzioso (Red and Silent)

 

Rosso e silenzioso (Red and Silent)

 

Rosso e silenzioso (red and silent)

 

Cicatrici Gloriose (Glorious Scars)

 

Rosso e silenzioso (red and silent)