Starlings (Gli storni non sanno…)

Starlings

Gli storni non sanno:
riposano istanti
e poi volano via.

Gli storni non sanno
non si voltano indietro
al dolore dei rami
vuoti di piume e di foglie.

Una ghiandaia spicca il suo volo:
un solo ramo s’inchina
danza un’unica preghiera
poi ritorna all’attesa.

I miei sogni migrano solitudini:
s’allontanano ad ogni stagione
dall’albero della mia vita.
Non tornano. Non sanno.

Trema per sempre, il mio ramo.

Riyueren

Starlings

 

Starlings

 

Starlings

 

Starlings

 

Starlings

 

Starlings

Metamorfosi

Autumn Essence

Ho sempre sostenuto di essere una visionaria. E lo sono in più di una modalità. Soprattutto quando ho tra le mani una fotocamera. Ancora di più quando non la tengo in mano, cioè anche quando non me la porto dietro. Che cosa significa, allora,”guardare”, secondo il mio modo di vedere il mondo (che poi i mondi sono essenzialmente due: quello esterno e quello interno, inglobati uno nell’altro tanto che spesso ne perdo confini e distinzioni) ?… Si tratta di rendere visibile quello che non è immediatamente visibile nella realtà (che sia un qualcosa di eventualmente tangibile o di impalpabile come un’emozione). Non tacciamo di invisibile o addirittura di inesistente quello che non riusciamo a vedere, perché così mettiamo troppi limiti : non dobbiamo ingabbiare gli orizzonti (metteremmo in gabbia noi stessi).

La fotografia non è superficie, a meno che tu non la consideri come la parte visibile, superficiale… di un oceano: la parte più vera della foto, di un’immagine, in un certo senso va “fotografata”, nel senso di “vista”, oltre. Bisogna avere il coraggio di vedere oltre. E di attendere la Metamorfosi.

La Metamorfosi avviene quando il soggetto del tuo sguardo, il tuo sguardo stesso, diventano non soltanto un’unica cosa, ma qualcosa d’altro.

A volte la Metamorfosi è soltanto interna (interiore): esternamente sembra non sia cambiato nulla (internamente, invece, c’è sempre un mutamento).  A volte, come ho cercato di esprimere con queste foto, lo sguardo quasi dissolve e si dissolve.

La Metamorfosi libera ogni orizzonte. Le forme diventano ali. E le ali servono soprattutto per volare. 🙂

 Autumn Essence

 

Autumn Essence

 

Autumn Essence
Autumn Essence

 

Autumn Essence

 

Autumn Essence

 

Autumn Essence

Il tuo silenzio

Portrait (rain & tears)

Anche se chiudo gli occhi
posso ancora vedere il tuo silenzio.

E se il Tempo
posa le mani oscure
sul mio volto,
posso sentirlo ancora,
il tuo silenzio che mi parla, mi tocca
e mi ferisce.

Una nuvola di buio e di silenzi
che dal tuo sguardo
piove sulla mia pelle,
e fa di ogni mio sogno
lacrima e memoria.

Riyueren

Portrait (rain & tears)

 

Portrait (rain & tears)

 

 

Cages & Shadows

 

Cages & Shadows

 

Birthday

Due minuti e mezzo a mezzanotte

All’orologio dell’Apocalisse  mancano due minuti e mezzo a mezzanotte. Potrei aggiungere molte parole, ma non lo farò.  Mi limito a dire che la nostra Terra, che è sia il nido che ci ospita sia il giardino di cui dovremmo avere cura, sta sul ramo che stiamo tagliando (con noi sopra: ciechi e sordi dalla sete di potere, anche spicciolo, figuriamoci agli alti livelli e soprattutto rimbecilliti dal panem et circenses che ci viene propinato e in cui ci illudiamo di essere liberi, mentre non  siamo mai stati così schiavi). Basta, lascio qui le immagini delle mie piume e per oggi taccio.

Mi avevano detto che quando parlo di violenza non faccio mai “vedere il sangue”: bene, ora ce l’ho messo. A modo mio, come sempre. Un po’ meno poetico e più esplicito, questa volta (anche se non credo turberà il sonno a qualcuno).

 Two and a half minutes at midnight (clock of apocalypse)

 

Two and a half minutes at midnight (clock of apocalypse)

 

Two and a half minutes at midnight (clock of apocalypse)

 

Two and a half minutes at midnight (clock of apocalypse)

Piume (dedicato a Bernadette Maria)

… perché grazie a Bernadette Maria e alla sua mamma ora conosco il significato delle piume che fotografo sempre ( e trovo un po’ ovunque sulla mia strada). ❤

Piuma

Lascia che io apra le tue parole
con la chiave della mia bocca.

Lasciami spalancare il tuo silenzio
sui paesaggi del respiro
quando diventa suono e ti rivela
le metamorfosi del vento.

Riyueren

Piuma

 

Piuma

 

Piuma

 

Piuma

 

Kintsugi …di onde e parole

… e di voli… e di fragili ali preziose…

Farfalle in Villa Pallavicini

Di me ho misurato
circonferenze e lunghezze,
spigoli e curve:
le strade che non ho completato
nonostante il mio passo veloce.

Braccia lunghe e dita sottili
ma l’azzurro del cielo
lo ha sfiorato il mio sguardo soltanto:
il peso di giorni e pensieri
affatica il mio volo.

Questa bocca
per tutti ha un sorriso:
solo a me resta chiusa.

Ma vorrei riposare i miei sogni,
tutti senza misura,
sulla punta di un’onda
che danza la sabbia ed unisce
i frammenti riflessi del cuore.

Riyueren

Farfalle in Villa Pallavicini

 

Farfalle in Villa Pallavicini

 

To see the sea

 

To see the sea

 

To see the sea

 

Ninfea

Una vecchia stampa

Ancient print

Riordinando in casa ho trovato questa vecchia stampa. Ci sono parole che vorrei dire e nello stesso tempo tenere in silenzio dentro me, ma le emozioni è meglio esprimerle o almeno cercare di farlo. Ci provo.

Non era mia: la sua proprietaria me l’ha data invece di buttarla via, sapendo che a me piaceva. Ha invece gettato via la nostra amicizia che durava da quando eravamo bambine, ma questa è un’altra cosa, un’altra emozione ancora: il suo posto non è qui.

Mi ha sempre colpito la dolcezza di questo disegno, una dolcezza che mi rendo conto ha a che fare specialmente con la luce: mi basta guardarlo per sentirmi in pace. Probabilmente, al di là dell’iconografia cattolica, qui dentro c’è “qualcosa” che mette ordine nel mio sguardo.

L’ho spolverata (è un po’ malridotta sul retro) e l’ho fotografata velocemente, quasi vergognandomi (mi sembrava di mancare di rispetto) con la compattina (questo spiega l’eccessiva grana, la poca finezza della tramatura del file).

Penso che chi ha raffigurato questa scena abbia cercato di esprimere un’idea, un’emozione, soprattutto.

So di avere uno strano senso del sacro: è più facile che io entri in una chiesa ( non solo cattolica) quando è deserta; è più facile che io preghi ( a modo mio, un po’ come con le foto) in mezzo alla natura, sempre per ringraziare, mai per chiedere; è ancora più facile che io invece di pregare mi metta a fare foto o a scrivere o a cantare (quest’ultima cosa quando davvero sono nei boschi a fare foto e non c’è nessuno) ma per me non fa differenza, io prego così, nei modi che conosco meglio.

Ho il senso del sacro nell’al di qua, perché sull’al di là non mi pronuncio: non possiedo verità alcuna, cerco sempre. C’è più divino in un filo d’erba che si piega nel vento che in certe chiese sfarzose.

Basta.

Ho tenuto queste foto per me, per le cose che ho scritto qui e per altre che non mi sento di scrivere ancora e probabilmente mai scriverò.

Chi mi conosce bene sa che difficilmente scrivo di quello che avviene nel mondo, ma questo non significa che a me non importi: semplicemente ritengo che ci siano altri molto migliori di me a scriverne e a parlarne.

Pubblicare queste foto stasera, per me significa dire addio, dolcemente, ad un piccolo bimbo che è un angelo da quando è venuto in questo mondo: non ha potuto vederlo, non potrà camminarci sopra, e sicuramente non avrebbe mai potuto correre e saltare come abbiamo fatto noi.

Spero che Mir sappia cosa fare quando arriverai, Charlie. ❤

Ancient print

 

Ancient print

In volo

Sabato scorso ho fotografato la mia prima mareggiata (vera, non di nuvole, come nei post precedenti) 🙂 Ero sulla passeggiata di Nervi. Le foto del mare le vedrete più avanti, ora voglio condividere con voi quello che mi ha colpito di più: il volo dei gabbiani controvento. Bellissimi (nonostante io li ami poco per via della loro crudeltà che già si intuisce dallo sguardo, a dire il vero). Avvolti nel vento, io e loro: un’emozione che non dimenticherò mai. La gente guardava in basso verso le onde, tutti armati di telefonino per “catturare” la mareggiata,  io naso (e obiettivo) all’aria volavo insieme ai gabbiani.

Mi hanno fatto venire in mente una vecchia cosa che avevo scritto tanti anni fa sul viaggio (era un compito per il corso di musicoterapia). La trovate dopo le foto.

In volo

 

In volo

 

In volo

 

In volo

 

In volo

 

In volo

 

In volo

 

Il Viaggio. Dentro e Fuori. Brevi appunti e variazioni sul tema.

Dentro è il riposo alternato di luci e di ombre intrecciate nel fragile guscio di una conchiglia di carne.

Qui ciò che più conta è crearmi una vita nel vuoto, uno spazio in cui io possa danzare.

Aprire un varco nelle spirali dei miei silenzi. Volgere in suono il respiro.

Senza chiedermi nulla, correre fuori un fluire di sogni, voci e pensieri.

E’ così che so di essere in viaggio, di “essere un viaggio”.

No, non un cammino soltanto, ma più viaggi nel medesimo viaggio, come i respiri sono strade nell’arco di un’unica vita.

E chi è il viaggiatore? Sono io, io che ti parlo…o io non sono piuttosto la strada che tu, ascoltando, percorri?

Non ricordo più il primo passo, un movimento che era già una partenza, un andare lontano, il mio destino di viandante.

Solo, a volte, sulla sabbia del mare d’inverno o lungo il fiume d’estate, il mormorio delle acque fa vibrare in me frammenti di suoni, e se alzo il viso nel sole o tocco una pietra che brucia, ascolto il suono di un cuore, un palpitare di luce nella terra più oscura.

Ho ricordo di altre partenze, altri incontri.

Strade che mi hanno incrociato la vita, accompagnandomi a volte, per brevi tratti o correndo parallele alla mia, senza mai toccarci…le ho anche viste divergere, sparire nella nebbia.

Nessuno può viaggiare sulla strada di un altro. O forse non sulla mia.

Sono stata sempre un viandante solitario, a volte ho elemosinato un sorriso e un poco d’amore come si chiede un pezzo di pane, per vivere.

Sono caduta molte volte, inciampando nella mia paura, avanzando a fatica nel fango delle mie lacrime.

Altre volte ancora i miei erano passi di danza e la voce si levava sicura nel canto.

Osservavo il mutevole cerchio delle stagioni, i segni nel cielo, ruotare attorno al cammino, e tutto era sempre per me meraviglia, dono e sorpresa.

Il mio viaggio è nel cuore, e il cuore è un suono che non conosce riposo o silenzio.

Così il mio cammino continua di notte. Sul sentiero dei sogni.

Ho anche strisciato nella polvere della mia strada, urlando e piangendo tutto il dolore, mentre altri mi credevano camminare felice. Le ferite dell’anima nessuno le vede.

Ma il dolore è seme, ha dato il suo frutto, trasformandosi in ala, sollevandomi in volo.

Ora il Viaggio continua. Dentro e Fuori. Seguendo il respiro.

Riyueren

 

Non visibili voli

Invisibili voli

Colmo di voci il mio silenzio vive,
nei ricordi muti degli occhi:
fragili voci, tremule di tempo,
piume del mio respiro,
in questa gabbia – intreccio
di voli non visibili.

Voci senza parole,
come il ceppo dell’olmo sulla strada:
ogni giorno mi parla con lo specchio
delle sue radici
che la terra nasconde
a gente d’asfalto e di rumori.

Riyueren

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

Invisibili voli

 

L'olmo

Una farfalla vola sempre

Doveva essere un post senza foto ma mentre stavo per scriverlo mi è venuta in mente l’immagine di questa farfalla, scattata nel 2013 e allora, eccola qua.

A butterfly always flies

Stasera voglio parlare dell’imperfezione e della sua bellezza. E ancora una volta del rispetto che l’imperfezione merita.

Io conservo nel cuore l’emozione di una foto che però solo i miei occhi hanno scattato.

Questa mattina, dal bus, ho visto una farfalla molto simile a questa qui sopra, solo che era una farfalla umana. Della mano sinistra aveva solo il palmo e attaccate a quel palmo c’erano solo le prime falangi delle dita.

Era vestito molto semplicemente, non alto, non giovanissimo, decisamente robusto, appoggiato al muretto della fermata.Non è salito, forse si stava solo riposando un poco: vicino aveva uno di quei carrellini con i volantini da distribuire, stracarico.

Le persone scendevano e salivano dal bus, nessuno lo ha visto ( soltanto io, che ormai sono abituata a non essere vista mentre osservo ogni minima cosa, da quanto i miei occhi devono anche ascoltare e senza dare disturbo) non l’hanno visto perché nessuno lo guardava ( incredibile quanto non riesca a vedere, la gente) ma ugualmente lui ha subito messo la mano dietro la schiena guardandosi attorno rapidamente per accertarsi che nessuno lo avesse visto.

Mentre scrivo io lo vedo ancora, vedo quel suo modo di guardarsi attorno, certamente automatico, ormai, e quel suo nascondere rapido l’ “ala” smozzicata e mi chiedo se quella farfalla umana sa della sua bellezza e della possibilità di volare che hanno tutte le farfalle.

Perché ci sono molti modi di volare.

Così come ce ne sono molti di guardare e di fotografare.

Bisogna solo riuscire a trovare il nostro.

E tutto questo mi ha fatto ricordare un film, un cortometraggio visto in rete anni fa e dove, qua e là, si leggono frasi stupende come: “Il mondo ha bisogno di stupore”