Altri suoni

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Il Castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

 

Nel castello del Capitano

Quando gioco con la luce e le ombre, io ascolto suoni che solo i miei occhi comprendono. Ovunque io posi lo sguardo, da lì scaturisce una musica ed è come se fossi all’interno di un’orchestra: uno strumento insieme agli altri. Non mi parlavano un tempo dei “colori” della voce?

Capisco oggi che ogni luogo, ogni persona, ogni cosa, è uno strumento musicale.

E probabilmente la nostra vita scorre come una musica, così come sono musica i nostri sguardi sul mondo e su noi stessi: armonie, dissonanze… un fiume sonoro che ci accompagna dal primo all’ultimo respiro.

Guardo le vetrate nella sala circolare del Castello del Capitano: ci arrivo dalle scale che si avvolgono a spirale nella penombra. Anche se ormai so già che cosa incontreranno i miei occhi, quei colori e le loro voci esplodono nella mia anima come il suono dell’organo in una cattedrale. Mi avvolgono, mi dissolvono, diventiamo una sola cosa.

Una vecchia foto, scattata da papà, nel Settembre del 1966, avevo 9 anni, nel giardino di Flora. Forse fra me e la Villa era davvero destino…

Settembre 1966

The Lights I love

The lights I love

Nella stanza al mattino
sorge prima il silenzio,
poi viene il sole:
camminano insieme
piccoli passi di luce
sino a che l’intera parete è percorsa
di orme splendenti,
occhi che leggono in cuore.

Mentre il sole va altrove e tramonta
la parete si spegne:
nella stanza rimane il silenzio
a vegliare il mio tempo e i miei sogni.

Riyueren

The lights I love

 

The lights I love

 

The lights I love

 

The lights I love

 

The lights I love

 

The lights I love

 

The lights I love

Sono le luci che amo, quelle che entrano nella mia camera da letto e dilagano sull’intera parete che ho di fronte illuminandola solo nei mesi estivi.

Hanno colori diversi, a seconda di dove si posano.

La prima volta che le ho “viste” (eppure c’erano da anni, vivo qui dal 1980) era nell’agosto del 2011: da allora è tutto un gioco di specchi e di sguardi.

Il cielo nel cielo

Tramonto

“Convertire”uno scatto da colore in b/n è un altro modo di vedere, anzi, è un modo di “sentire”. Non sempre, ovviamente, ma molte volte il colore è come un velo, o come uno di quei drappi che si posano sugli specchi quando la gente va via e la casa resta vuota… di persone ma non di ricordi, naturalmente.

Perché ovunque tu posi lo sguardo e osservi con attenzione (e amore… sì, con amore, altrimenti non c’è vita in quello che fai… e nemmeno dentro te) sei davanti ad uno specchio.

Nel b/n non ci sono illusioni, nessun gioco, ma soltanto le luci e le ombre che tu sei. E tu sei un silenzio infinito che infinitamente parla un linguaggio fatto di luci, ombre, forme: un abbraccio di linee pure o soffuse.

E come puoi vedere in te un cielo nel cielo, puoi fare lo stesso con ogni cosa che guardi… e che ti guarda.

Tramonto in b/n

 

Tramonto in b/n

 

Tramonto in b/n