Il cielo nel cielo

Tramonto

“Convertire”uno scatto da colore in b/n è un altro modo di vedere, anzi, è un modo di “sentire”. Non sempre, ovviamente, ma molte volte il colore è come un velo, o come uno di quei drappi che si posano sugli specchi quando la gente va via e la casa resta vuota… di persone ma non di ricordi, naturalmente.

Perché ovunque tu posi lo sguardo e osservi con attenzione (e amore… sì, con amore, altrimenti non c’è vita in quello che fai… e nemmeno dentro te) sei davanti ad uno specchio.

Nel b/n non ci sono illusioni, nessun gioco, ma soltanto le luci e le ombre che tu sei. E tu sei un silenzio infinito che infinitamente parla un linguaggio fatto di luci, ombre, forme: un abbraccio di linee pure o soffuse.

E come puoi vedere in te un cielo nel cielo, puoi fare lo stesso con ogni cosa che guardi… e che ti guarda.

Tramonto in b/n

 

Tramonto in b/n

 

Tramonto in b/n

I contrasti

Io fotografo “segni”: a volte sono ombre che sembrano calligrafie, altre volte sono luci che lasciano orme. Ovviamente li guardo, prima, ma in realtà sono loro che vedono me. Li condivido, dopo: un po’ perché me lo chiedono loro, un po’ perché anch’io lo desidero… dopo, quando li ho davanti senza che la fotocamera si interponga (cioè quando ci possiamo guardare direttamente, i “segni” ed io ) ecco, solo allora comprendo realmente il loro significato: non è mai un caso, non è mai per caso. Mi indicano la strada, mi aiutano a pensare, mi fanno capire meglio, anche quando si tratta di ombre.

A volte i “segni” si manifestano nei contrasti ( del resto luce ed ombra sono strettamente legate, complementari… una mette in evidenza l’altra e viceversa).

L’altro giorno i contrasti (di contenuto, o meglio, di significato) erano così evidenti, che è stato come ricevere un pugno nello stomaco.

Questa è una piccola parte di quello che ho visto. Dal momento che ero da sola, quindi in silenzio, con lo stesso silenzio vi propongo le immagini.

Il “Muro delle bambole” 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

 

Il muro delle bambole

e la mostra “Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes” ( di quest’ultima vi posto solo due foto: ho fotografato un po’ tutta la mostra, visto che era possibile, ma essendo foto un po’ “forti”, non vorrei urtare la sensibilità altrui … la mia, in quanto donna, in effetti lo è già stata abbastanza).Forse se non avessi visto prima il Muro delle Bambole avrei avuto una reazione diversa, ma non credo.

Visto che le ho pubblicate su Flickr in forma privata le potete trovare a questi due link più sotto.

https://www.flickr.com/gp/innerland/e7de0n

https://www.flickr.com/gp/innerland/77Ux73

Che contrasti, vero? Mi permetto solo un commento: sapevo che esistono le cosiddette “foto per camionisti”, quello che ancora ignoravo è che ci fossero anche foto per camionisti più evoluti, cioè per quelli che non guidano loro, ma hanno l’autista, perché invece del camion hanno una limousine 🙂 oppure guidano personalmente una Ferrari…questo senza nulla togliere alla bravura del famoso fotografo, sia chiaro.

 

Epifania…

Ciò che  viene rivelato, ciò che si manifesta … ma io credo che l’essenza di ogni cosa sia visibile solo agli occhi del cuore: è l’unico sguardo con cui davvero valga la pena di osservare il mondo, perché solo così riesci a vedere anche dentro di te, solo così ogni respiro è un’alba.

È per questo che quando mi sveglio al mattino la prima cosa che il mio cuore fa è guardare il cielo.

Alba

Lo stesso accade quando esco di casa. Magari stando attenta a non cadere mentre il mio cuore guarda il cielo e scopre che alle tre del pomeriggio uno spicchio di luna gioca con le nuvole.
Afternoon sky

 Afternoon sky

Poi il mio cuore ed io vorremmo anche spiccare il volo, ma i gabbiani non ci aspettano e dobbiamo accontentarci di seguirli con gli occhi.
Afternoon sky

Anche una musica ci parla del mondo, ci porta in volo e si fa persino carezza.

Prende il tuo cuore per mano e lo accompagna sul cammino delle parole.

“Abbracciata a me stessa
addormento la vita
in-difesa d’amore:

è questa lacrima il canto
di un giorno nuovo
o il silenzio di un nuovo sogno?

Sono già in volo
o ancora cammino sulle mie ali?

Sfioro nuvole o calpesto piume bianche?

Il mio nido va naufragando
in una pozzanghera
o dell’Oceano ha fatto la sua casa?

Abbracciata a me stessa
come un fiore
nella notte respiro…

in-difesa d’amore.”

Riyueren

ps. Vi invito, se ne avete tempo e voglia, a rileggere il post ascoltando questo canto meraviglioso, una preghiera siriana di cui purtroppo non ho trovato in rete la traduzione. Ma soprattutto vi invito a vedere il film Human perché è un’esperienza straordinaria: se cercate su Rai Play guida tv replay Rai5 vedrete … beh, andate a vedere e poi mi dite…

 

Harmony of reflections

Harmony of reflections

Nel piccolo parco giochi, poco lontano dal traffico natalizio e dai passanti frettolosi, la quiete di una pozzanghera solitaria nel bel mezzo dell’asfalto mi apre lo sguardo su di un mondo dove tutto è armonia: gli alberi, le foglie cadute, i pezzetti di cielo… tutto sembra in volo verso qualcosa di grande, di essenziale. Solo il telefonino, nient’altro, ma ho scattato con il cuore alla massima apertura e il respiro sospeso.

Vorrei regalare a tutti voi questi momenti di riflessione, armonia e pace.

Auguri ancora.

Harmony of reflections

 

Harmony of reflections

 

Harmony of reflections

 

Harmony of reflections

 

The White Cat (l’anima delle cose)

The White Cat

Il mio sguardo è migliore di me, sa ascoltare meglio la voce delle cose. Il mondo parla un linguaggio silenzioso, fatto di luci e di ombre, colorate, a volte. Bisogna saperne ascoltare l’anima che si nasconde ovunque, anche dentro di noi.

L’anima delle cose teme il freddo dei nomi sbagliati, per questo è così difficile da trovare. Chi di noi è capace di “vedere” senza parole, senza “dare un nome”? L’anima delle cose è senza confini, non ha nomi, è una luce, un’ombra, un’emozione, un silenzio, un’attesa.

I miei occhi “vedono” molto prima che io comprenda quello che vedo.

La fotografia è una rilettura: sfoglio un libro dove ogni pagina è il mio sguardo.

Il gatto bianco sembra prigioniero, ma in realtà è molto libero: le sbarre che voi ed io vediamo sono “visibili”, ma non confinano, non imprigionano, semmai segnano l’orizzonte di un altro mondo, di un altro “modo”. Al di là c’è una terra pura, infinita, dove regnano Creazione e Bellezza.

E comunque, quando il respiro diventa consapevolezza del cammino, quando l’aria si fa suono, una voce può scivolare abilmente e agilmente attraverso qualunque sbarra.

Ho ripreso a cantare.

The White Cat
The White Cat

 

The White Cat