Grazie

Il corpo è la mia casa
ma io abito il mondo
 come la conchiglia abita il mare
che l’abita a sua volta e la contiene.

Riyueren

Susi web

© Foto di Daniele Sandri  (realizzata con fotocamera Rollei 35s)

Questo post, queste parole, sono per voi che leggete quello che di me provo ad esprimere, come meglio posso, in fotografia e scrittura ( e spero presto di poter aggiungere anche la voce, che per me è molto importante): voglio ringraziarvi tutti, chi si ferma a commentare con generosità e gentilezza e anche chi entra, magari per casualità (che poi nulla è casuale, in questa vita) guarda e resta in silenzio.

Voglio dire a tutti voi “Grazie!”. ❤

Grazie, perché mi accompagnate in questo cammino di ricerca soprattutto interiore: se non fosse per voi io andrei davvero sola per le strade… se non del mondo di sicuro della mia anima. ❤ ❤

Grazie perché la vostra presenza rende migliore me e il mio lavoro. ❤ ❤ ❤

E nello stesso tempo voglio chiedervi scusa se non sono sempre presente nei vostri spazi: i miei occhi si affaticano molto e sono costretta a centellinare il mio tempo al pc.

Detto, anzi, scritto, questo, ecco cosa stavo fotografando (comodamente seduta sulla panchina a Pegli… lo so, lo so, i veri fotografi si coricano per terra, s’inginocchiano o almeno stanno in piedi). 🙂

“Quando il Sole si veste di nuvole (e si traveste da Luna).

Quando il sole si veste di nuvole ( e si traveste da luna).

 

Quando il sole si veste di nuvole ( e si traveste da luna).

 

Quando il sole si veste di nuvole ( e si traveste da luna).

 

Quando il sole si veste di nuvole ( e si traveste da luna).

About Silence

About silence

Ho visitato le terre del Silenzio
Ho amato le sue strade infinite:
i miei passi hanno pianto
ai crocevia nebbiosi
alle sue curve oscure
alle mie cadute
sulla sua polvere di parole…

perché mi ha frantumata, il Silenzio,
e poi mi ha ricomposta.

Ho conosciuto il suo porto,
acque tranquille e calde come un nido:
a volte mi ha abbracciata,
a volte ancorata a catene d’acciaio
per un secondo o per intere vite.

Ho viaggiato le sue tempeste
in mare aperto
come guscio di noce e come onda.
Ho imparato i suoi linguaggi:
non ho finito ancora
di indossarne le piume una ad una.

Non è mai silenzioso, il Silenzio,
lui ha delle parole tutte sue
da ascoltare con gli occhi e con il cuore:
canta di luce e d’ombra,
di orizzonte e confine
di Oceano e di riva,
canta di pietra e sabbia.

Ma è fragile, il Silenzio,
come tutte le cose in questo mondo.
Lo spezzi con un gesto:
una carezza, un bacio…

un semplice sorriso.

Riyueren

About silence

 

Il cielo e la ninfea (Villa Durazzo Pallavicini)

 

Il cielo e la ninfea (Villa Durazzo Pallavicini)

 

“Se la bellezza perde vaghezza” Händel

Un altro splendido regalo d’oltreoceano da parte di Daniel che ha utilizzato le foto da me scattate nel Parco della Villa Durazzo Pallavicini.

Io ne approfitto per scrivere alcuni pensieri sull’argomento ( me ne dà il “diritto”  il tempo ormai trascorso sulla bellezza che non ho mai avuto o che forse in me non ho mai visto…non so). Mi piace, approvo, la scelta delle foto per accompagnare, illustrare, questo brano di Händel magistralmente interpretato dalla magnifica voce di Sara Mingardi (rara voce di contralto).

La Bellezza, il mondo ce ne propone una visione distorta, ce ne detta canoni modaioli, che cambiano a seconda delle epoche…ma questa non è che la bellezza esteriore, quella che davvero sì, finisce, sia per noi, sia per le cose di cui ci circondiamo (ah, quanto spesso mettiamo al primo posto l’inutile necessario superfluo!).

Io credo nella bellezza interiore, quella che non necessita di make up e che molto spesso è invisibile, se non poco considerata o derisa, dal momento che si accompagna ad una certa fragilità ( e il nostro mondo è fatto per vasi di ferro, non di vetro o porcellana).

L’anima, dicono, impiega molto tempo per manifestarsi all’esterno ma poi si rende visibile: è per questo che non sempre quella bellezza di cui parlo si trova nelle persone anziane, ma quando c’è irradia una luce tutto intorno, a cominciare dal loro sguardo. Perché è la bellezza non tanto della saggezza, quanto dell’armonia, della serenità e della pace.  Una bellezza… contagiosa. 🙂

Venendo alle statue nelle foto, hanno, ai miei occhi, la bellezza del tempo, una specie di Kintsugi  (ne potete trovare traccia e conferma nel blog di Chiara) che la Natura opera sempre e ovunque. A differenza di noi, la Natura riesce a trasformare in bellezza anche i segni del tempo.

Esiste un kintsugi dell’anima. Io lo sto cercando. Per rendere preziose anche le mie ferite.

Friendship: un altro “regalo d’Oltreoceano”

Sono amica di Daniel da diverso tempo, ormai. Ci siamo conosciuti sul web ma incontrati mai, anche perché tra di noi c’è l’ intero Oceano Atlantico: Daniel vive a Houston, io a Genova.

Per nostra fortuna le affinità elettive non conoscono distanze e capita spesso che le nostre anime e i nostri pensieri s’incontrino misteriosamente (anche a nostra insaputa, penso). A quel punto spunta fuori un video, realizzato da Daniel, in cui le mie foto accompagnano la musica degli artisti che lui ama.

Nel video che inserisco oggi, Daniel ha utilizzato le mie foto in Villa Durazzo Pallavicini per una musica che io trovo splendida, cantata da una voce ancora più splendida, quella di Max Emanuel Cencic. Mi ha detto che erano 4 anni che aspettava le foto giuste per questo brano. Ovviamente non posso che esserne felice. E condividerlo con tutti voi. ❤

Flying on a magic carpet around planets and their satellites (video)

Il titolo è interamente di Cantus_firmus, come sua è la musica.

Regalo a tutti voi questo video così come a me è stata donata questa musica:  ho offerto le mie foto perché diventassero le ali di Cantus_firmus, finalmente visibili al mondo, ma soprattutto a Cantus.

Ma chi è, Cantus? se vorrà, si paleserà qui tramite un commento oppure deciderà di restare invisibile comunicando con noi attraverso la sua musica. Per me è un’anima magica quanto il suo tappeto volante, straordinaria quanto il suo volo…Cantus_firmus…nomade del cielo, anima senza fine, come il suo amato universo che continuamente si genera e si dissolve per tornare a rinascere nella luce di una stella.

In the heart color

 

In the heart color

 

In the heart color

 

In the heart color

 

Flying on a magic carpet around planets and their satellites

Pierrot vorrebbe amare (Loving Tear) video

Questo video nasce da un incontro: una musica era (forse) in cerca di immagini mentre alcune foto avevano davvero bisogno di un suono che le portasse sulle sue ali. Anche il titolo nasce da questo incontro: “Pierrot vorrebbe amare” è stato scelto da Cantus_firmus, io ho aggiunto “Loving Tear”.

Il Pierrot è nella mia vita da tantissimi anni, forse una quarantina: mi ha accompagnata nella casa dove vivo ora, ma prima era nella mia casa di ragazza. Qui fa compagnia a due orsetti, alcuni piccoli peluches, sia comprati sia trovati per strada, una pila di libri, una simpatica strega di pezza e qualche piuma.

Quell’unica lacrima, invece, fa compagnia a me, mi ricorda i sogni che non si sono mai svegliati e quelli che forse un giorno si risveglieranno.

La musica di Cantus_firmus ha dato voce al mio Pierrot, lo ha reso finalmente vivo e per questo non posso che dire: grazie!

Spero che Pierrot possa rendere più viva, se possibile, perché io la trovo già bellissima anche senza immagini, la musica di Cantus.

Flying in the Blue

Flying in the blue

Con questo post mantengo una promessa, anche se lo faccio in anticipo, a causa di motivi personali che potrebbero impedirmi di pubblicarlo nel tempo giusto, nella Settimana Blu, cioè dal 27 marzo al 3 aprile.

Qualcosa di blu: #sfidAutismo17.  Queste foto sono per contraccambiare le emozioni che Milesweetdiary mi ha donato: vi invito a leggere le sue parole così commoventi e così vere… e a visitare la home della FIA, perché solo attraverso la conoscenza possiamo arrivare alla consapevolezza e da questa ad un aiuto concreto.

Il mio abbraccio blu, il volo blu della mia piuma, è per Lorenzo e per tutti i bambini ( e adulti) come lui. La diversità è ricchezza, sempre: non dimentichiamolo mai.

Flying in the blue

 

Flying in the blue

 

Flying in the blue

 

Flying in the blue

 

Flying in the blue

 

Flying in the blue

Cosa fai quando vuoi isolarti dal mondo?

( snowtag di snowbetta)

Una volta tanto partecipo, perché la domanda m’intriga assai. Non nomino nessuno, anzi, nomino tutti quanti (quelli che hanno voglia di rispondere). Ho cercato delle foto… ad hoc 🙂

Piuma

Quella lì sopra sono io quando mi isolo dal mondo. In realtà non è che io mi isoli dal mondo, bensì dalle persone che lo abitano… (e uso il termine “persona” nel suo antico significato etrusco che indicava “personaggi mascherati”). Preferisco frequentare i pettirossi.

Non mi isolo quindi dal mondo, anzi, mi ci tuffo dentro, mi confondo con l’orizzonte e nuoto nei miei pensieri ( con la musica come salvagente, visto che non so nuotare). Se possibile ascoltando Bach (le variazioni Goldberg o questo ).

Ma sicuramente la domanda intendeva: cosa fai quando vuoi startene in pace da sola?

Il più delle volte mi metto a scattare foto in camera mia o comunque in casa (a seconda della luce e dell’ora del giorno: le albe dalla finestra della camera da letto, i tramonti dalla cucina).

Che poi io riesco ad “allontanarmi” anche quando sono in mezzo alla gente. Mi riesce bene sin da quando ero piccola. Una magia del pensiero e oplà… eccomi diventata invisibile e libera di volare come desidero nel cielo che più mi piace.

Un po’ come nelle foto che ho scattato oggi, con la mia piccola Lumix.

Parole

 

Parole piuma

 

Parole piuma

 

Parole spezzate

 

Parola piuma

Un cielo al tramonto (per Roberto)

Tramonto

 Tramonto

Tramonto

 

Tramonto

 

Tramonto

 

Questo era il cielo dalla finestra della mia cucina, lunedì scorso. Ora che l’ho “messo” qui, tutti possono vederlo. Tutti tranne te, Roby, ma questo io, mentre fotografavo, non lo sapevo ancora. Poi Simon mi ha telefonato e mi ha detto… e intanto si era fatto buio e questo cielo si era ormai spento, tranne che nelle mie foto. Il tuo cielo, invece, si era spento domenica sera. Non ci sarà più un’alba, per quel cielo. Io non ti avrò più davanti a me a disegnare. Mercoledì scorso mi avevi detto, alla fine della lezione, guardando i miei disegni:” Ma cosa ci fai qui, che non ne hai bisogno?”. Lo hai detto col tuo solito modo scherzoso mentre facevi il giro del tavolo per guardare fra tutti cosa avevamo combinato.

Eravamo d’accordo che avremmo provato gli acquerelli, al mercoledì successivo, cioè ieri.

Ieri. Ieri siamo venuti al rosario. E oggi… oggi… non avevo mai visto una chiesa così gremita di gente. Probabilmente c’era tutta Rivarolo, ad accompagnarti. Mi sono seduta in fondo, ho dovuto restare seduta per tutto il tempo, perché davanti a me c’era troppa gente in piedi. Molti tuoi amici hanno parlato di te, ma io, sorda come sono, ho potuto solo distinguere la fine di una frase: “Roberto ha lasciato il mondo migliore di come lo aveva trovato”. Ma l’atmosfera d’amore che c’era… quella l’ho sentita benissimo.

Vorrei poter dire anch’io che eri mio amico, ma in  6 o 7 lezioni a disegno… tutti intenti alle cose da fare, abbiamo parlato così poco… ed è questo che mi dispiace: non aver avuto il tempo di conoscerti meglio.

Da quello che ho sentito e letto di te in questi giorni, della tua bontà, sempre disponibile per tutti, della tua allegria così contagiosa… ho capito che tu eri come la mia amica Laura, anche lei volata via troppo presto. Questa canzone che avevo dedicato a lei, ora la dedico anche a te. Ovunque tu sia, Roby, il mio abbraccio.

Le frittelle della felicità

Questa è una riproposta.Una ricetta molto particolare: in pratica ribloggo me stessa da un vecchio post su Cruna di stella a sua volta ripreso dal mio Innerland splinderiano.. Carissima Mile Sweet Diary… come promesso, ecco le mie frittelle.

Le frittelle della Felicità

Cruna di stella  Domenica 26 febbraio 2012

Sarà colpa (o merito) delle mie ultime letture, ma mi è venuto in mente di recuperare un vecchio post di Innerland.

Perché la mia ricetta della Frittelle della Felicità? e perché riproporla proprio ora?

Nella cucina della vita temo di non essere mai stata un’ottima cuoca … molto spesso ho lasciato bruciare le mie ricette, a volte quando erano ancora sulla carta.

Ma c’è una bambina affamata, qui dentro, una bambina che ha bisogno di imparare a farsi da mangiare, dopo che ha capito di avere dentro di sé tutti gli ingredienti necessari… già, non deve neppure andarli a comprare.

Dentro molti di noi ci sono dei bambini feriti, bambini di cui solo noi possiamo prenderci cura.

Questa ricetta è per noi. Per tutti noi: una vecchia ricetta (è del 2008) di cui solo ora ho compreso l’importanza. Non voglio e non devo tenerla per me soltanto. Soltanto le foto sono nuove, scattate appositamente :))

Le frittelle della felicità

LE FRITTELLE DELLA FELICITA’

Si prende la ciotola del cuore e si versa dentro il latte dei Ricordi Belli, aggiungendo a poco a poco la farina dell’Ottimismo, accarezzando dolcemente col cucchiaio dei Sogni sino ad ottenere un impasto omogeneo di sufficiente tenerezza.

A questo punto si aggiunge un pizzico di sale di Speranza e due pizzichi di bicarbonato di Autoironia ( che dà al composto il sorriso necessario per renderlo leggero e in grado di far volare la fantasia di chi lo mangia).

Una volta comparse in superficie le bollicine dell’allegria, si mette a scaldare sul fuoco della volontà la padella dell’anima, ricordandosi di mettere dentro una quantità sufficiente di olio dell’Autostima, per fare in modo che le frittelle non brucino e la padella non si rovini.

Sempre col cucchiaio dei Sognisi abbraccia una piccola quantità del composto e la si lascia cadere nell’olio dell’Autostima che deve essere ben caldo.

Si ripete l’operazione sino a quando non si avrà un numero sufficiente di sorrisi che sfrigolano in padella ( l’anima deve essere piena di sorrisi in cottura).

Dopo averle fatte sorridere da una parte e dall’altra, le Frittelle della Felicità sono pronte.

Bisogna solo adagiarle sulla carta assorbente della Consapevolezza, per togliere l’eccesso di olio di Autostima che potrebbe appesantirle di troppa presunzione e risultare indigesto.

Solo così le frittelle saranno altamente nutrienti e digeribili.

Possono essere conservate a lungo nella memoria, nella Scatola delle Carezze, e poi tirate fuori per sgranocchiarle quando occorre.

Si possono mangiare a volontà: ingrasseranno solo le risate.

Riyueren

Dal 2008 ad oggi non è che io sia riuscita a cuocere delle buone frittelle: a volte mancava l’olio dell’autostima, altre volte niente carta assorbente della consapevolezza, qualche volta han cercato persino di portarmi via la padella dell’anima, per non parlare del cucchiaio dei sogni che spesso e volentieri non ricordo dove l’ho messo. Il fuoco della volontà si è estinto non poche volte e altrettante ho alzato così tanto la fiamma da trasformarlo nel fuoco della testardaggine e ho bruciato tutto, persino la cucina.

La ciotola del cuore ha qualche crepa ma, memore di quel che fanno in Oriente quando si rompe un vaso, ho sigillato con l’oro le venature rendendo preziosi i frammenti di me (un po’ come fa Phlomis). Il latte dei ricordi belli..beh, qualche volta si è irrancidito un po’, io mi arrabbiavo e la farina dell’ottimismo finiva sempre per cadere e spargersi sul pavimento.

Il sale della speranza e il bicarbonato dell’autoironia… quelli non mi sono mai mancati, per fortuna.

E finalmente oggi, nel 2017, ho imparato a farle come si deve.