Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi.

Incantesimi

Che cosa c’è di più magico, di più incantevole… del canto? Non me ne vogliano gli altri strumentisti, mio figlio compreso con il suo pianoforte, ma la voce umana è il più straordinario fra gli strumenti, il più… unico, il più vivo, perché suonatore e strumento coincidono perfettamente… e quando il suonatore muore anche lo strumento muore, nello stesso istante in cui il respiro si estingue… nessun altro più potrà ricavarne un suono… nessuna parola, nessuna musica più: delle grandi voci di un tempo non sono rimasti che ricordi scritti dai loro contemporanei; di voci a noi più vicine restano filmati e/o registrazioni ma questo non basta, anche se è già qualcosa: la tecnologia aiuta, ma ci può solo rendere presente un immobile passato, può solo riprodurre suoni di voci che non produrranno più nulla nel futuro.

L’opera lirica conosce molte magie, molti incanti. Uno di questi ci viene reso visibile (gratuitamente, perché l’ingresso è libero, sino al 28 gennaio) a Milano nelle sale degli Arazzi a Palazzo Reale grazie alla mostra “Incantesimi. I costumi del teatro alla Scala dagli anni Trenta ad oggi”. Il costume di scena è la magia che aiuta sia chi canta sia chi assiste allo spettacolo, perché contribuisce a rendere ancora più vero quello che la musica narra. Si entra in un altro mondo, un’altra dimensione.

E la stessa meraviglia avvolge chi visita la mostra. Certo, i costumi sono indossati da manichini senza volto ma le voci che questi abiti stupendi hanno rivestito riecheggiano  nelle sale e i filmati, in contrasto con l’immobilità dei manichini, ne accentuano la bellezza.

A questo link trovate più informazioni.

Mi dispiace aver potuto fotografare solo con la compattina, perché avevo portato la reflex da Pravo per pulire il sensore ed ero in giro per Milano in attesa di poterla ritirare. Spero di essere riuscita a trasmettere le mie emozioni, più che raddoppiate rispetto alle mie foto solite, perché tanti anni fa, per motivi di studio, ero entrata anch’io in questo magico mondo ed è da allora che ho capito quanto la voce sia l’anima della persona o forse, meglio ancora: la voce è lo strumento (musicale e non solo) attraverso cui l’anima si manifesta.

Incantesimi

 

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Cappello… con testa (Hat with Head)

Hat with Head

Qui sono veri soltanto il cappello (paglia purissima) e i capelli ( la mia amica e parrucchiera Silvana mi ha gentilmente regalato una “testina”di quelle che si usano per imparare il taglio).

Ho voluto usare queste foto per celebrare in qualche modo la mia uscita da FB.

Ebbene sì, da una settimana ho commesso il cosiddetto “suicidio virtuale”, quello che, a sentire FB, rattristerà tutti miei amici (mio figlio compreso). Non so, ma a dire la verità credo che invece sarebbe stato un suicidio se fossi rimasta (avrei “suicidato” soprattutto il mio tempo).

In fondo, cosa ci stavo a fare, lì dentro, mi sono chiesta, a parte scrivere a mio figlio in Germania, che volendo posso contattare anche su Skype? I miei amici li sento (o si fanno sentire) li leggo ( o si fanno leggere) per telefono, non ho libri da vendere, workshop da proporre, bufale da pascolare in rete, verità da diffondere al mondo intero, insulti da rivolgere a chi la pensa in modo diverso, petizioni da far firmare, catene di Sant’Antonio da far girare (mi bastano quelle pluritrentennali del mio S.Antonio personale…), foto e/o parole da far vedere (o far rubare) al mondo intero ( mi basta proporle nel blog: ricordo bene intere frasi sottratte a Innerland e fatte circolare su FB ovviamente non a mio nome , nonché una mia poesia attribuita ancora oggi in tutto il web a Toro Seduto). Non cerco “storie”( anche qui, mi bastano quelle di casa mia), non m’interessa far conoscere (cosa che sicuramente prima o poi capiterà, su FB) la consistenza e la frequenza delle mie evacuazioni, non intendo supplicare nessuno per avere voti ai concorsi fotografici o per condividere i post che pubblico sul blog e, grazie a Dio, non ho mai fatto una Pagina per pubblicizzare la mia “Fotografia”. In ultimo, non m’interessa curiosare i fatti degli altri, specialmente quelli delle persone che conosco.

C’è molta solitudine, nel mondo, anch’io non ne sono esente, ma scelgo di gestirla in un altro modo: qui, non su FB.

Le persone hanno molti problemi: anch’io ne ho e non sono pochi, ma scelgo di risolvermeli nella vita reale e quello che metto qui è il risultato delle mie ricerche: se dà qualcosa ad altri, oltre che a me, io non posso che esserne felice.

Ma il mondo virtuale è come in queste foto: qualcosa di vero (per esempio diverse persone amiche conosciute poi anche nella realtà) e qualcosa di falso ( altre persone che nella realtà si sono rivelate ben diverse da quello che affermavano, scrivendo, di essere)… sembra tutto vero, purtroppo, anche ciò che è falso e allora bisogna imparare a distinguere. Ci vogliono gli occhi del cuore, come sempre e prima di tutto, ma anche un po’ di intelligenza (ed esperienza, anche) che faccia sì che il cuore non prenda abbagli, lui che si apre ed è generoso e fiducioso per natura.

Il mio abbraccio.

Susanna

ps. Dopo uno scambio di commenti con Unartistaminimalista  modifico… aggiungendo alla lista lassù in cima: non intendevo nemmeno fare politica: quello che è stato scritto sull’ultimo referendum (che volendo si poteva pure risparmiare, le votazioni erano già state fatte su FB)…e i discorsi dei nostri politici via FB, sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E ancora: non m’interessava fare tutti quei test per sapere chi sono, chi ero, chi sarò, quando morirò, di che colore sono, quanto sono intelligente, la mia età mentale (di sicuro andando via da lì si è alzata 🙂 )  e anche chi mi sogna di notte ( posso vivere benissimo senza sapere tutte queste cose). E Ringrazio di non avere mai avuto Twitter.

Hat with Head

 

Hat with Head

 

Hat with Head

 

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