Notturno ad Avalon

Tanti anni fa, credo nel 2005, c’era un fiocco di neve…

Alle pendici dell'alba 2

 

“In questa notte che io danzo nel vento, mi abita il cielo.

Tra le mani degli alberi il mio volo è leggero. Da dove vengo? Da quale terra mai è sbocciato il mio cuore di neve?

Parole – cristallo cadono in me, mentre anch’io cado e non so ancora dove poseranno i miei sogni.

Dall’oscuro mare dell’Origine nebbie grigie mi hanno cullato, immemore anche di me stesso, sino alle onde chiare del Tempo… poi la spirale del vento mi ha avvolto di canti notturni e, mentre danzo su Avalon, occhio umano non vede la mia piccola, candida quiete.

Tra le braccia degli alberi il mio cuore è sicuro anche nelle sue incertezze infinite.

Dove sto andando? Dove poserò il mio riposo?

Parole – oceano dormono in me, mentre io sogno e ancora non so su quale riva di terra mi desterò dal mio sonno di neve.

Nella notte sacra che respiro nel vento, abito il cielo… io, che mai ho avuto una casa, neppure in ricordo. Sfioro il silenzio ghiacciato del ruscello nel mio silenzio di neve…i l vento mi offre ancora una danza, un ultimo abbraccio al bosco di Avalon.

Il mio cuore parla al cuore della Terra. Chi potrà mai far tacere il suo canto di neve ai piedi degli alberi?

Com’è dolce essere un sogno nel Sogno, un battito d’ali nel Volo!

Io, goccia d’anima in fiocco di neve, alle radici dissolvo il mio cuore nel canto, e cado… dove sono cadute le foglie danzando l’Autunno, nell’amore della Terra, io cado.

Tra le mie braccia, al sicuro, riposano i semi, e sognano, i fiori di Avalon. Occhi di lucciole e stelle, nelle notti d’estate.”

 

Iris (in cerca di bellezza)

Iris

Elaborazioni…

elaborare un’immagine è qualcosa che va oltre la post produzione (che di per sé, per come la vedo io, non è certo un ritocco, nel senso di un imbroglio, correzione e stravolgimento del soggetto: scattare in Nef significa automaticamente dover sviluppare in camera chiara, ovvero, per quel che mi riguarda, estrarre la bellezza interiore dell’immagine, svelarla per poterla condividere)… elaborare è un passo successivo, passo che non sempre faccio, soprattutto quando non converto in b/n (la conversione in b/n dall’originale a colori è l’espressione e la condivisione di uno sguardo se possibile ancora più interiore, a quel punto è la mia anima a diventare un’ulteriore fotocamera).

Ogni volta che post produco, sviluppo, un file digitale, il soggetto ed io ci accordiamo su cosa vuole (lui, il soggetto, non io, che come dico sempre non sono che un mezzo, un tramite). Quante volte è capitato che il soggetto mi obbligasse a tornare indietro di tutti i passaggi che stavo facendo di testa mia senza ascoltarlo…!

Questi fiori si sono trovati a sbocciare in alcune aiuole vicino a ponteggi e lavori in corso, quindi con uno sfondo decisamente non consono (fontanella dell’acqua a parte).

I fiori hanno letteralmente preteso una texture, anzi, addirittura due, persino un filtro vintage.

Non si può certo discutere con dei fiori, per cui ho fatto come volevano loro.  🙂

ps. nel post produrre, convertire in b/n, elaborare, avviene una specie di ulteriore “messa a fuoco”…cioè, quando immagine, cuore, anima, emozioni, sguardo reciproco… si trovano a coincidere perfettamente, ecco, allora è il momento di salvare il file, ridurlo e condividerlo qui. 🙂

pps. mi rendo sempre più conto di cercare la bellezza anche nelle cose che altri troverebbero misere e miserabili. Io penso che sia perché anche la speranza (che sta dentro ad ogni cosa, in qualunque condizione si trovi) è una forma di bellezza. Una piuma fra le tante che formano le ali della Bellezza, quelle ali che spero un giorno sollevino in volo anche la mia anima.

Iris

 

Iris

 

Iris

 

Iris

Parole

Piuma

Amo le parole. Le amo da quando ero bambina, perché abbracciavano la mia anima… e lo fanno ancora oggi: guidano le mie emozioni, le aiutano a trovare una strada… o forse dovrei dire che sono gli argini entro cui io scorro come un fiume.

Amo le parole scritte, sono orme che segnano il mio passaggio perché un giorno io possa ritornare al luogo a cui appartengo.

Amo le immagini, perché sono come parole e del resto sono i suoni che i miei occhi riescono a sentire: le luci che cinguettano fra i rami e le ombre che sussurrano fra le cose nascoste.

Le ho sempre amate così tanto, le parole, da ritenerle addirittura sacre, inviolabili. Magiche. Con l’esperienza, purtroppo amara, ho imparato che non è così per tutti.

Ci sono uomini “di parole”, tanti, e uomini “di parola”, molto pochi. E non sempre le parole (quando parlano di amicizia e di amore) sono “piene”, molto spesso sono semplicemente involucri che rivestono, se pur elegantemente, il vuoto assoluto, quando addirittura non sono ragnatele che nascondono un ragno in agguato (e si resta invischiati dai discorsi altrui, quelli che dicono una cosa e te ne celano altre dieci).

Io però continuo a credere nel potere delle parole reali, quelle che non spargono nebbia, bensì portano la luce nel cuore. E vado avanti sul mio cammino. E lascio le mie orme di parole e di immagini.

Preghiera

Child of Feathers (La Bambina delle Piume)

Child of feathers

Si può togliere, il colore. E si può aggiungere, per poter (de)scrivere il Tempo dell’Anima.

La Bambina delle Piume cerca il suo nome, per poter volare: i nomi delle cose sono piume.

E il Cielo? ah, quello bisognerà immaginarlo: può essere ovunque, anche in una pozzanghera, in un sorriso, uno sguardo, una mano… forse il cielo è una piuma bianca nel cuore.

Child of feathers

 

Child of feathers

 

Child of feathers

 

Child of feathers

 

“Sing with me, sing for the years
Sing for the laughter, sing for the tears”

Migrant Soul

Migrant Soul

Le parole ci dividono
Ci calpestano le assenze
I ricordi ci frantumano

Ci riunisce il silenzio
Lo sguardo ci raccoglie
Ci ricompone il sogno

Se l’orizzonte è una gabbia
All’interno culla i suoi voli
la speranza.

Riyueren

Ecco, avevo appena scritto queste parole, elaborato la foto, trovato il titolo…”anima migrante” che sullo schermo mi si apre una finestrella e da Stoccarda mio figlio scrive:”..te lo scrivo ora prima che ti spaventi. Hai sentito dell’attentato a Berlino?”

Sembrerebbe come a Nizza.Morti e feriti. Purtroppo. Che cosa deve dire una madre che ha il figlio lontano? Non trovo le parole.Ed è meglio che non le trovo.Meglio ancora…che non scrivo quello che penso non solo in questo momento, ma da un bel pezzo. Non chiamiamola “Umanità”, questa accozzaglia di esseri privi di coscienza, anima, intelligenza ( sono solo furbi, che è un’altra cosa) che decide le sorti della povera gente. Ipocriti da un lato, fanatici dall’altro. E mi limito a due sole definizioni.

Tutto il resto è silenzio.

Buonanotte.

Lights of Buddha

Lights of Buddha

Fotografare le “cose di casa” non è soltanto una scelta (più o meno obbligata dalle circostanze) ma anche altro: la ricerca della meraviglia nel quotidiano e nell’ovvio, per esempio. Ma soprattutto è la risposta ad un richiamo.I miei occhi stanno sempre in ascolto, per forza di cose, per necessità: forse dover leggere sempre di più il labiale aiuta in qualche modo a “leggere” anche la luce. 🙂   Che nessuno creda che la luce sia silenziosa, però. Tutt’altro.   Della luce io amo tutto.Amo il suo modo di posarsi sulle cose (sugli esseri viventi, anche) e dare loro una forma, una bellezza che sembra sprigionarsi dal loro interno. Amo la sua mutevolezza, quell’essere sempre luce e nello stesso tempo sempre diversa, da un istante all’altro, di stagione in stagione. Mi piace come la luce fluisce, scorre, insieme al Tempo. Va e ritorna, come l’acqua, mai uguale a se stessa eppure sempre integra nella sua essenza.   Che sia questo, il segreto della vita?

Lights of Buddha

 

Lights of Buddha

 

Lights of Buddha

 

Lights of Buddha

 

Lights of Buddha

 

Lights of Buddha    Lights of Buddha
 
Lights of Buddha

 

Lights of Buddha 
 
Lights of Buddha 
 
Lights of Buddha

 

Lights of Buddha 
 

Lights of Buddha

Una parola soltanto, in fine di post, sull’uso dei filtri nelle conversioni in b/n: non sono per abbellimento, ma solo per cercare di esprimere una mia emozione. Probabilmente è una cosa solo mia, una sensazione, come dire? privata, ecco, che però rendo pubblica condividendola con tutti voi.

Varchi (Gates)

Il Silenzio non è che un varco, forse addirittura un ponte sospeso fra l’anima e il Tempo.

Si esce o si entra? Si arriva o si parte? Si termina o si continua?

 Il suono non è che una delle voci del silenzio.

L’assenza non è mai un vuoto, ricolma com’è di ricordi.

Non si può chiudere la porta in faccia al silenzio per farlo tacere.

Quando la bocca è sigillata è allora che gli occhi possono parlare, cantare, sorridere, piangere, dimenticare, ricordare…andare e venire… attraverso i varchi del silenzio.

Gates

 

Gates

 

Gates

 

Gates

 

Gates

 

 

 

Mask

Post non definibile, multiplo.Di passaggio (una specie di fuga da Cruna di Stella, dove in realtà dovrebbe stare).

Cercare di dare un volto a emozioni o sensazioni.Ora che il volto è stato “dato”, senza chiedermi quanto sia comprensibile nei suoi dettagli, ora devo trovare le parole: questo è il mio viaggio, serve solo a me. Può essere che altri occhi si trovino a viaggiare sulla mia strada, altri sguardi si posino sulle cose che ho visto, sulle emozioni che ho provato: che cosa effettivamente vedranno, proveranno… non so. Io so che non c’è mai stata una partenza, un’ andata: questo è solo un ritornare verso l’ignoto ignorando da dove è iniziato il cammino.

Non ho mai indossato una “maschera”, chi mi conosce lo sa o dovrebbe saperlo.L’unica maschera che ho è quella fotografata qui, comprata a Venezia diversi anni fa.

Il piccolo Pierrot e la sua lacrima sono addirittura più antichi.

Di veli, invece, ne ho sempre avuti, anche se quelli fotografati qui sono recentissimi.Un velo non nasconde nulla: così molto in me è trasparente, anche se velato.

La conchiglia non nasconde, protegge, pur essendo fragile.

Tre versioni per ogni foto. Nell’ordine in cui le ho sviluppate: originale, conversione, filtro.

Sono andata in cerca di un qualcosa che non si può definire a parole:l’essenza “nel” colore, l’essenza “del” colore e quella “al di là” del colore. Vado avanti come ho sempre fatto, apparentemente priva di meta.Ho l’anima piena di visioni, rischia di traboccare…ma il mio viaggio è questo. E non ho paura.

Mask

 

Mask
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Mask
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Mask

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