Due minuti e mezzo a mezzanotte

All’orologio dell’Apocalisse  mancano due minuti e mezzo a mezzanotte. Potrei aggiungere molte parole, ma non lo farò.  Mi limito a dire che la nostra Terra, che è sia il nido che ci ospita sia il giardino di cui dovremmo avere cura, sta sul ramo che stiamo tagliando (con noi sopra: ciechi e sordi dalla sete di potere, anche spicciolo, figuriamoci agli alti livelli e soprattutto rimbecilliti dal panem et circenses che ci viene propinato e in cui ci illudiamo di essere liberi, mentre non  siamo mai stati così schiavi). Basta, lascio qui le immagini delle mie piume e per oggi taccio.

Mi avevano detto che quando parlo di violenza non faccio mai “vedere il sangue”: bene, ora ce l’ho messo. A modo mio, come sempre. Un po’ meno poetico e più esplicito, questa volta (anche se non credo turberà il sonno a qualcuno).

 Two and a half minutes at midnight (clock of apocalypse)

 

Two and a half minutes at midnight (clock of apocalypse)

 

Two and a half minutes at midnight (clock of apocalypse)

 

Two and a half minutes at midnight (clock of apocalypse)

30 thoughts on “Due minuti e mezzo a mezzanotte

  1. Grazie Daniele. A volte penso che non so combattere come vorrei, altre volte mi rendo conto che sono fatta in questo modo e cerco di andare avanti come posso.

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  2. Questo è vero, caro Max, noi poveri cittadini del mondo non possiamo fare molto, anzi, quasi niente, ma io non riesco semplicemente a bearmi delle cose meravigliose del mondo. Credo che comunque, e spero che nelle cose che faccio si veda, ci debba essere sempre un pensiero dietro ad una foto, oltre alla beatitudine e il rispetto della regola dei terzi (cosa che non considero mai, a dire la verità, sai che non m’importano le regole ma lo sguardo). Al di là della profondità di campo ci vuole altra profondità, diciamo interiore, in tutto e non solo nelle foto che uno scatta. Con questo non so se io ci riesco, ma ci provo. Appena riesco vengo a trovarti, adesso è un periodo un po’ caotico, tra cane malato e le ormai prossime ristrutturazioni in casa con noi dentro.

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  3. purtroppo noi umili cittadini del mondo possiamo fare ben poco per fermare queste assurde guerre, ma possiamo bearci delle cose meravigliose che questo mondo ci offre, e sono molte. Basta che vieni nel mio blog e una ventata di positività si farà strada in te. (:-)) Buona domenica, un abbraccio!

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  4. Ciao Susanna! Le tue immagini proprio non ce la fanno a far pensare alla violenza, sono troppo delicate. Ma l’espressione “siamo sul ramo che stiamo tagliando” e l’ansia per la la violenza che ci circonda, ecco, sono sensazioni che provo anch’io

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  5. Cara Fulvialuna, a chi lo dici! io conosco bene l’altro lato della violenza, ed è su quello che avevo realizzato “Ali (s)velate ali di silenzio”. E devo dire che ho conosciuto anche quello con il sangue, ma in questo caso volevo esprimere simbolicamente tutto il sangue che viene davvero versato in questa nostra epoca, che io trovo sempre più violenta, sia psicologicamente sia fisicamente.

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  6. La salute della terra come della nostra dipendono da ciascuno di noi. Non si può sempre delegare al big di turno…
    Le foto parla di identità…appunto perciò dico che bisognerebbe impegnarci davvero…
    É fin troppo tardi…

    Un artista ha il proprio modo per esprimere il dolore…e le immagini lo han saputo trasmette con molta delicatezza e leggerezza….

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  7. fanno quasi effetto queste immagini tanto sono forti nella loro identità. Un titolo che può apparire inquietante, ma che ben rappresenta il dolore della nostra Terra, sempre più minacciata dai cambiamenti climatici, dall’uomo stesso, che invece di salvarla pensa a fare guerre, vedi Tramp.
    Buon wek end amica, un grosso abbraccio per te. (:-))

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  8. Grazie Liza: ci ho pensato un pochino, prima di pubblicare queste foto, un po’ diverse dalle mie solite…ma forse sembrano diverse solo a me.

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