Tritons (video regalo di Daniel)

Ancora una volta, un regalo a sorpresa di Daniel  che ha voluto celebrare così la vittoria della Villa Durazzo Pallavicini al Concorso “Il Parco più bello d’Italia 2017” utilizzando le mie foto dei Tritoni. 🙂

Buona visione e buon ascolto!

Mareggiata di nuvole

Mareggiata di nuvole

Sarà una notte d’alba
o un giorno di tramonto
quando i miei occhi
alzeranno le vele all’orizzonte.

Crederò di andare via…
avrò timore di partire.

E invece… arriverò.

Riyueren

Mareggiata di nuvole

A mio figlio (vecchio scritto del 1994)

Io conosco un mondo misterioso e lontano che se ne va alla deriva nel mare stellato dell’ Universo, un mondo che si perde lungo sentieri luminosi d’immenso e di meraviglia: il Paese del Tempo Incantato.

Voglio dirti dei suoi colori, simili a quelli che rivestono e ravvivano il nostro mondo, ma più intensi, al punto da emanare dal loro interno respiri di luce.Così, tutto attorno al Paese, sale e si avvolge un palpitante pulviscolo d’ arcobaleni.

Voglio narrarti dei Soli che sorgono più volte nel medesimo giorno e della Grande Notte che muove a passi di danza lungo le sette atmosfere, dei petali di rose e di viole che arrivano con il vento del tramonto, delle ombre rapide e leggere che destano le valli addormentate.

Delle vette lontane, dove la neve regna, candida eterna sovrana dal manto di gelo trasparente.

Del sussurro delle foglie nei boschi, dove il vento ruba canzoni e leggende disperdendole poi lungo le acque.

E canterò anch’io, per te, il riso d’argento dei ruscelli mentre corrono al fiume, tra il borbottare scontento dei ciottoli e le sommesse preghiere dell’ erba china sul riflesso che fugge.

Insieme andremo al riposo del fiume. Nel suo letto calmo e paziente culleremo i nostri sogni, sino al Grande Mare della Luce.

Qui la morte non è che il doloroso spezzarsi di un bozzolo lucente da cui sfuggono pensieri alati in forme d’amore.

Riyueren    1994

Mareggiata di nuvole

Oel ngati kameie (Io ti vedo)

Oel ngati kameie (Io ti vedo)

Io ti vedo. Ti guardo, così come anche tu mi guardi. Tu esisti per me, io per te. Tu sei una foglia: anch’io lo sono. Lo divento mentre tu fotografi me, con la tua sola presenza, con il tuo esistere come foglia sulla mia strada. Io non ti calpesto. Non ti prendo. Non “compongo” la tua bellezza, la abbraccio così com’è. Io non ti porto via se non dentro di me. E sono sicura che dentro di te, da oggi, ci sarò anch’io. Ovunque tu andrai. Ovunque andrò io.

 Oel ngati kameie (Io ti vedo)

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Noi, come guardiamo? Siamo consapevoli che i nostri occhi “toccano” tutto quello su cui si posano?Vedere è anche un gesto. Guardare è una calligrafia: invisibile, ma lascia sempre un’orma. Anche in chi guarda.

Io tanto tempo fa, ancora ai tempi di Splinder, avevo “visto” Tommy. Questa è la sua storia, completa di foto, una delle mie prime, scattata il 14 ottobre 2008. E per un po’, sperando di non aver esaurito lo spazio disco, altrimenti dovrò toglierla, potete ascoltarla letta da me, in fondo al post.

Un incontro così

“Ciao! Io sono Tommy. A dire la verità sarei un peluche femmina. Avevo provato a dirlo, ai miei padroncini: non mi hanno mai ascoltata. Forse non conoscevano il linguaggio dei giocattoli: non sono molti, gli umani che lo comprendono.

Sono un cane, un cane femmina, un cane finto, lo so, ma dentro sono viva. E imbottita di sogni: per forza, stavo nella camera da letto!  Dovete sapere che quando la gente si sveglia al mattino, i sogni non è che … puff ! svaniscono. Macché, la gente si alza e loro vanno a dormire, si riposano, han lavorato tutta la notte : indovinate un po’ dove si sono infilati per stare al calduccio? Appunto, nella mia pelliccia. E’ che lì ci sono rimasti: qualcuno di loro mi ha detto (parlano anche i sogni, sapete?) che è meglio stare in un cane finto che in certe zucche.

Ora i padroncini sono cresciuti, io mi sono riempita di sogni (loro ne hanno sempre meno) ma anche di polvere: così sto qui, tra i bidoni della spazzatura, infilata in un sacchetto troppo corto. Sono qui che aspetto.

Vedete? Sono un cane femmina bravo: guardate come sto calma e tranquilla. Proprio non capisco perché non mi vogliono più.

Veramente, qualcuno che voleva adottarmi ci sarebbe stato: una lupa bianca che passava di qui con una macchina fotografica tra le zampe. L’unica persona che si è fermata a guardarmi, tutti gli altri tiravano via: devo essere proprio un cane brutto e sporco.

Lei è stata gentile, mi ha persino rivolto la parola per prima. “Ciao! – mi ha detto – Che cosa ci fai qui?” Così, visto che parlavamo la stessa lingua, mi sono fatta coraggio e le ho raccontato la mia storia. Di quando sono nata in quella vecchia fabbrica: già, io non ho avuto una vera mamma, come gli altri cani, quelli vivi. Però molte mani mi hanno accarezzato, lisciato, mi hanno attaccato un paio di occhi di metallo, molto belli, con le ciglia già disegnate.  Poi, insieme a tanti miei fratelli e sorelle, ci hanno messi nella pancia di un enorme camion, eh, ora lo so che si chiama così, pensavo fosse chissà quale drago … poi sono finita in una vetrina tutta piena di luci, sembrava di essere in un acquario, ma l’acqua non c’era e mancava anche l’aria. Poi, improvvisamente, mi hanno presa, impacchettata (non vedevo più niente), e, quando mi hanno liberato da tutti quei fiocchi e carta dorata, ero sotto ad un grande albero: più finto di me, a dire la verità.

In un attimo sono finita nella stanza dei miei padroncini: mi hanno strapazzata ben bene, in tutti questi anni.

Solo che ora, tutta piena di polvere e col pelo arruffato … i padroncini cresciuti …. Non servo più a niente. Non mi hanno neppure impacchettata, per gettarmi via. Lo vedi? Spunto per metà dal sacchetto. Aspetto, so che il drago, il camion, arriverà presto. Dove vanno, i giocattoli che nessuno vuole più? Qualcuno lo sa? Tu lo sai?

Ecco, ora ho fatto piangere quella lupa bianca e gentile. Mi porterebbe con lei, a casa sua, così ha detto, ma non può, non vive da sola: a malapena c’è posto per lei. “Ti faccio una foto, così ti porto sempre con me, è tutto quello che posso fare, poi ti metto in un posto da dove non ti caccerà mai nessuno: si chiama Innerland, è la mia tana. C’è tanto spazio, vedrai, starai bene e ci faremo compagnia “ E mi ha scattato delle foto. “Non devi avere paura, perché, in qualche modo, tu vieni con me”.

Così io aspetto. E non ho paura. Perché la mia anima di peluche andrà su Innerland, presto. Lì, mi ha detto la lupa, anche un cane finto può correre. E forse volare, persino.”

Riyueren

P.S. Sono tornata stamattina, nello stesso posto. Ma è passata una settimana. Ho trovato i bidoni della spazzatura pieni di altra roba. Tommy non c’è più. Al suo posto c’è un gran spazio vuoto. Pulito, perfino: ma molto vuoto. Però so che la mia Tommy è qui, non solo nella foto: è qui, da qualche parte, che corre su Innerland.

P.P.S  “ssss…zitti, sono Tommy. Sono qua, nascosta nel blu del template. Scommetto che qualcuno di voi si sta domandando che fine ha fatto l’imbottitura di sogni. Beh, non andateglielo a dire, alla lupa: quando si è voltata per andare via, gliel’ho soffiati tutti sulla pelliccia. Ora li ha lei: sapete, penso  proprio che ne farà buon uso.”