C’è (un silenzio)

Broken Strings

C’è un silenzio tutto per me, soltanto mio. Un silenzio che vorrei condividere, sebbene io sappia che molti di noi arrivano a comprendere certe emozioni solo quando le vivono loro stessi. E certo non auguro a nessuno di vivere queste mie.

Come posso condividere il mio silenzio? lo farò attraverso le parole e qualche immagine. Intanto le immagini sono silenziose già di per se stesse: quanto alle parole, quando sono scritte, risuonano in noi con la voce dei nostri pensieri che credo poi sia la nostra vera voce.

Oh, quante volte misuriamo il mondo secondo il nostro metro personale!

Anni fa nemmeno mi ero accorta di questo mio silenzio (di cui farei davvero molto volentieri a meno).

Poi un giorno, camminando nei boschi con altre persone, qualcuno disse: ” Ma sentite un po’ quanto cantano questi uccellini!”. Accorgersi improvvisamente così di essere diventata sorda per i toni acuti non fu certo una piacevole sorpresa. Non avevo capito che quel silenzio non era normale, mi ci ero semplicemente abituata, c’ero scivolata dentro sicuramente già da qualche anno senza rendermene conto.

Posso dire che questo silenzio è assordante, da tanto è immenso?

Quando sono da sola la cosa non mi pesa, ovviamente. Come può pesarti ciò di cui non ti accorgi nemmeno? Ma accade questo, che proprio le persone che sanno del mio problema, puntualmente se ne escono con frasi del tipo: “Oggi i merli qui sotto casa cantavano che era un piacere” “Ma hai sentito che fracasso fanno tutte queste cicale?” Se soltanto capissero quanto mi costa rispondere: “No, io non sento nulla, mi dispiace.” (che poi dovrei smetterla di scusarmi per un qualcosa che causa problemi solo a me, tra l’altro). Dentro, in realtà, piango e vorrei urlare, persino, ma evidentemente queste persone sono sorde, anche se in un modo diverso dal mio.

L’ultimo canto di uccelli che mi è rimasto è quello delle tortore, che tutti odiano, a quanto pare, ma che per me è una specie di benedizione. Tutti gli altri li ho persi con il passare del tempo: prima gli uccellini, poi le rondini,  da un po’ di tempo anche i gabbiani…

I suoni che ho perso li ritrovo frugando nella memoria, ma per i merli, ad esempio, la mia memoria non ha nessun archivio: persi, dissolti, andati, non li ricordo, quindi non li sentirò mai più, nemmeno nel pensiero.

Ho cominciato ad avere problemi nel 1994.

Nel 2007 mi ero accorta che se mi alzavo alle 4 o alle 5 del mattino, e mi affacciavo dalla finestra sul boschetto (dove poi avrei incontrato il piccolo Mir) nel silenzio circostante riuscivo ancora ad ascoltare il canto di un uccellino (chissà chi era) prima che il sole sorgesse. Ora quel suono fa parte ormai dei ricordi.

E quel ricordo me ne porta altri, di quando bambina, in estate, dai nonni, l’albero di amarene (che era un suono già tutto quel bel rosso dei frutti) era pieno di uccellini che mi svegliavano con il loro canto festoso.

Anch’io saluto sempre il sorgere del nuovo giorno: lo faccio in silenzio oppure a volte canto, perché se anche ho perso i canti altrui, il mio l’ho conservato, almeno per ora.

E comunque credo che certi suoni non li perderò mai: quelli che ho dentro. L’anima delle cose avrà sempre una voce, per me. Suoni di luci e di ombre. Ma sempre suoni.

Nuvole

 

Nuvole

 

Nuvole

 

Voli e nuvole

41 thoughts on “C’è (un silenzio)

  1. Mia cara , il tuo post è una lezione di vita per tutti coloro che sentono , ma che non vogliono ascoltare , troppo distratti dai loro problemi è troppo indifferenti dei problemi degli altri. Esiste solo il loro egoismo ed è tanto più forte quanto più forte e la loro insensibilità.

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  2. Ih ih…sul dormire poco avevo sorvolato…mia mamma diceva che sino a quando non ho compiuto i tre anni e mezzo non ha dormito una notte intera. Avevo scambiato la notte per il giorno. E non mangiavo.

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  3. Ahah…io dormivo poco ma nell’insieme ero gestibile! Si, poche Susanna ma buone: anche ora se ne sentono poche con questo nome!! Ciao,65Luna

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  4. Oh, allora siamo in due ad amare le tortore. 🙂 Sì, penso anch’io che i suoni non siano soltanto quelli che un udito normale può sentire.

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  5. Te li ricordi anche tu i tempi di Splinder, cara Happy…erano dorati, sì, hai usato il termine giusto, concordo. Quanto a me, ormai mi sono adattata a che gli altri non capiscano, ma come dici giustamente tu, posso ancora osservare e tenermi stretto tutto quanto nel cuore. ❤

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  6. Grazie cara Susanna! ❤ Eh, io come Susanna sono un po' vecchietta: ai miei tempi non ce ne erano molte con questo nome. Devo dire però che tutte le Susanna che ho conosciuto nella vita erano persone molto particolari, entusiaste ed entusiasmanti, molto creative e, da bambine, assai pestifere, non cattive, pestifere ( io infatti sono rimasta figlia unica) 😀

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  7. Carissima amica, mi hai profondamente commossa. Il tuo post è meraviglioso e un insegnamento a tutti noi che non sappiamo più ascoltare il silenzio, che sa parlarci attraverso gli sguardi , le immagini , le carezze e gli abbracci… Il tuo silenzio è reale e per te motivo di sofferenza…Ricordi ancora gli antichi suoni , la natura che ti parlava ti sussurrava all’ orecchio…E il suo suono lo conservi caro nel tuo cuore ed ora le esprimi così bene in immagini, nelle foto, nelle parole..che ci arrivano nel profondo dell’ anima.
    Un abbraccio .

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  8. Di che cosa ti scusi, amica dei tempi dorati di Splinder? Sono gli altri a essere privi di sensibilità specialmente quando decantano la bellezza dei suoni he tu non puoi ascoltare. Ma la vita non è soltanto suoni, nulla può impedirti di osservare la meraviglia della natura e di tenerti stretta la tua poesia nel cuore.

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  9. Ho cercato in tutti i modi di entrare nel tuo blog ma, a quanto pare, Google mi ha memorizzato un nome e un’email che io non ricordo più, spero di riuscire a commentarti con questo nuovo browser.

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  10. Ti ringrazio molto per l’interessamento. A quanto sembra è un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale per i toni acuti. Il tutto successo a poca distanza di tempo da un intervento in anestesia totale (il secondo) per tutt’altra patologia.Me ne hanno dette di diversi colori, se così si può dire. Che il nervo acustico è “andato”, che può essere stata un’ipossia durante l’intervento (mi sono svegliata in condizioni a dir poco spaventose, praticamente con le convulsioni, ma ovviamente in cartella clinica nulla è stato scritto) si è ipotizzata una reazione avversa ai curari (parliamo di più di vent’anni fa) se avessi avuto un neurinoma bilaterale (ipotizzato anche quello, ma non ho fatto la risonanza) a quest’ora dovrei avere la faccia girata dall’altra parte. Si è parlato di malattia genetica, dal momento che dal 2007 è saltata fuori la distrofia corneale di Cogan, e in effetti la Sindrome di Cogan, detta anche “occhio-orecchio”, ci potrebbe stare, in forma atipica, però. Ho fatto diversi esami in immunologia, tutti negativi, poi mi han preso anche per i fondelli, ogni volta si erano “dimenticati” qualche altro esame da fare, poi alla fine se ne sono usciti fuori con “eh, magari il nome della sua malattia rara chissà quando lo scopriranno”. A quel punto, e dopo essere quasi caduta per terra e aver avuto nausea per l’intera giornata dopo un impedenziometrico ( si accorgono che certi suoni non li sento e allora cosa fanno? aumentano l’intensità senza capire che le mie orecchie subiscono la pressione del suono, tanto da avere giramenti di testa e addirittura dolore – temo che non potrei mai prendere un aereo e sono costretta a tapparmi le orecchie quando passa un’ambulanza) ho deciso di rimanere così come sono: protesi non ne esistono. Finché ci vedo e non devo fare un trapianto di cornea (arriverò a vedere sdoppiato e qualche difficoltà in questo senso già ce l’ho) uso gli occhi al posto delle orecchie. Non ho molta fiducia nei medici, purtroppo.

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  11. Qual è il grado di ipoacusia che gli otorino e in particolare la sezione di audiologia ti hanno diagnosticato? Nell’ipoacusia c’è anche un fattore ereditario come penso saprai, ma al di là di ciò, qualche rimedio c’è come le protesi acustiche che negli ultimi tempi sono migliorate molto. Anche esteticamente. E poi, oltre all’intervento di timpano plastica, esiste anche l’impianto cocleare, ma in questo caso parliamo di una ipoacusia di tipo grave, o parliamo addirittura di persone che non hanno mai udito o di persone che hanno perso l’udito progressivamente negli anni. Questa patologia inizialmente può interessare un solo un orecchio ma col tempo, se non ci si è sotto controllo periodico specialistico, anche l’altro, in pratica è una patologia a carattere bilaterale. Da quello che scrive non si evince il percorso diagnostico e terapeutico a cui penso ti sia sottoposta, quindi può darsi che dica una cosa più che scontata: potrebbe essere la possibilità di recuperare l’udito, chiaramente rivolgendoti ad un ospedale in cui si pratica microchirurgia dell’orecchio come potrebbe essere un ospedale di Parma che è stato forse il primo in Italia a trattare tali patologie e nello specifico la perdita dell’udito.

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  12. Cara Su, non sei la sola, però dovendo cedere alla crudeltà del mostro Tempo e degli Anni, che si prendano le loro prede, ma mi lascino la vista. Che gli occhi, non sono fatti solo per piangere 🙂
    (come tu, del resto, insegni!!!!)

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  13. Si, incredibile.
    Avrei pianto anch’io. Perché sentirsi isolati, non fa bene. No. Anzi. Crea grandissimo disagio.
    Ti capisco, cara Susanna. 😘

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  14. E’ splendido questo articolo. Se ne percepisce la vibrazione. Le tue foto non sono mai silenziose. Silenziosamente raccontano la musica che hai dentro.
    E no, io non lo sapevo che avessi problemi di udito. ❤

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  15. Certo che la Vita ci mette di fronte sempre nuove sfide, non è cosa da poco, per fortuna ti rimangono i suoni “gravi” ! Meno male che il tuo “archivio ricordi” funziona, non è andato tutto perduto. La tua compensazione è questa grande sensibilità ed acutezza nel cogliere i particolari importanti di qualsiasi cosa, sembra che automaticamente ne vieni attratta ed invece è un richiamo molto interiore che chiaramente va a muovere qualcosa dentro di te e te rispondi trasformando tutto in ciò che io chiamo Arte.

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  16. Grazie Daniele. Lo so, se io non lo dico espressamente la gente non se ne accorge. Sono diventata ipoacusica per i suoni acuti (uccellini, allarmi, fischietti, sveglie…ecc..). In compenso ho imparato molto bene a leggere il labiale. Se l’intervistatrice avesse parlato standomi alle spalle sarei stata in grosse difficoltà. Per non parlare poi di quello che non capisco quando la gente parla usando un microfono. Basti dire che la televisione non la capisco se non ci sono i sottotitoli…e i film li seguo su Italia film, quelli in lingua originale, perché solo quelli (purtroppo) hanno i sottotitoli in italiano. Ah, e non esistono protesi acustiche per il mio problema, se non cose costosissime, sperimentali e ad hoc, per cui se poi non funzionano sarebbe un disastro e un salasso.

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  17. Mi rendo perfettamente conto. I tuoi due fratelli non hanno nemmeno il conforto del ricordo dei suoni, cosa che invece io almeno ho conservato, se non proprio per tutti i suoni, sicuramente per molti. Nei momenti bui che a volte ancora ci sono, certe volte sono arrivata a chiedermi se non sarebbe stato meglio non averli mai sentiti, certi suoni, da tanto mi fa male l’averli persi completamente (anche perché la cosa sta andando avanti). Un abbraccio anche a te. ❤

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  18. Cara Dina, di sicuro non lo fanno per indelicatezza, penso e spero proprio di no. Certo però che dopo le prime volte, che io debba sempre dover dire che non ci sento…cioè, certi suoni non li sento più… ecco, diventa non dico pesante, per carità, cosa vuoi che mi costi ripetere le stesse cose, ma la mia anima è come se prendesse un pugno nel cuore. Per esempio, giusto per darti un’idea. Il citofono: sono stata letteralmente isolata, da un certo punto di vista, per parecchio tempo. Ho cercato un elettricista che mi spiegasse cosa si poteva fare. Quello che è venuto ha peggiorato la situazione, ha toccato la suoneria in un modo che proprio non si sentiva più nulla, cioè…io non sentivo più niente e se solo capitava che qualcuno suonasse ed io ero lì vicino…bene, dolore alle orecchie e giramenti di testa (questo perché io non sento, ma evidentemente le orecchie avvertono la pressione). A quel punto mi sono sentita anche dire (dalle persone di cui ho parlato nel post) “è un problema tuo”. Salvo quando sono rimasti fuori di casa senza chiavi e han dovuto suonare alla vicina per farsi aprire. Poi, miracolosamente, qualche anno fa, l’elettricista del condominio, venuto per tutt’altro, mi ha aiutato: bastava mettere un ulteriore campanello con un suono grave… non hai idea di come mi ha resa felice. Una persona meravigliosa. Credimi, piangevo dalla commozione di poter aprire finalmente il portone…roba da matti, vero?

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  19. Anch’io non immaginavo il tuo problema anche perché ti ho vista in un video dove venivi intervistata per una tua mostra di fotografie e rispondevi perfettamente all’intervistatrice. Cmq grazie per aver condiviso con noi questo tuo silenzio, questo tuo momento personale.

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  20. Conservare il proprio canto, e la voce dell’anima delle cose, penso sia una delle poche cose che permette di accettare il silenzio. Ho due fratelli sordi (dalla nascita) e anch’io a volte me lo “dimentico”, forse non si può fare davvero a meno di misurare il mondo secondo il nostro metro, ma è proprio quando qualcuno è capace di ascoltare il suono dei pensieri, e magari di restituirlo sotto altra forma, che è più facile “dimenticare”, chi ha quella capacità non sarà mai davvero sordo, anche se immagino (senza poterlo sapere davvero) quanto possa essere dura. Un abbraccio

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  21. È bellissimo ciò che hai scritto, dimostra come tu sia capace di ascoltare, eccome, i veri suoni… e per farlo bisogna avere qualcosa di speciale :))

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  22. Penso che le persone, non lo facciano per indelicatezza, nei tuoi confronti. Forse, ci son momenti in cui si dimenticano di questo tuo problema.
    Ho un amico sordomuto. Lo adoro. È una forza della natura. È sensibile. È straordinario. Parla con molta fatica. È molto impegnativo, cercare di comunicare con lui. Ma la ” conversazione” è di una bellezza rara. Perché ci si guarda. Io scandisco piano le parole. Praticamente azzeriamo il tempo. Noi, in quel momento, deteniamo il potere.
    Lui, mi fa amare la vita, i suoni, i rumori. È sempre sorridente. Il nostro saluto? Un grande abbraccio, nel quale mi dice, riesce a percepire i battiti del mio cuore.
    Io, ora, abbraccio forte te.
    Anima che va oltre la barriera del suono…
    ❤️♥️❤️

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  23. non avevo capito che avevi problemi di udito, mi spiace moltissimo! Le tue immagini parlano più di mille parole, sono verbi che incantano l’emozione di uno sguardo ,degli apostrofi di vento arresi alla poesia della vita. Le tue parole sono luce, crisalidi emotive che sbocciano nell’universo del tempo, dei ricordi, affreschi di vita arresi al canto della loro infinita bellezza.
    Davvero bello anche questo tuo post, un abbraccio sentito! Grazie dei tuoi commenti sul mio blog (:-))

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