Oel ngati kameie (Io ti vedo)

Oel ngati kameie (Io ti vedo)

Io ti vedo. Ti guardo, così come anche tu mi guardi. Tu esisti per me, io per te. Tu sei una foglia: anch’io lo sono. Lo divento mentre tu fotografi me, con la tua sola presenza, con il tuo esistere come foglia sulla mia strada. Io non ti calpesto. Non ti prendo. Non “compongo” la tua bellezza, la abbraccio così com’è. Io non ti porto via se non dentro di me. E sono sicura che dentro di te, da oggi, ci sarò anch’io. Ovunque tu andrai. Ovunque andrò io.

 Oel ngati kameie (Io ti vedo)

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Noi, come guardiamo? Siamo consapevoli che i nostri occhi “toccano” tutto quello su cui si posano?Vedere è anche un gesto. Guardare è una calligrafia: invisibile, ma lascia sempre un’orma. Anche in chi guarda.

Io tanto tempo fa, ancora ai tempi di Splinder, avevo “visto” Tommy. Questa è la sua storia, completa di foto, una delle mie prime, scattata il 14 ottobre 2008. E per un po’, sperando di non aver esaurito lo spazio disco, altrimenti dovrò toglierla, potete ascoltarla letta da me, in fondo al post.

Un incontro così

“Ciao! Io sono Tommy. A dire la verità sarei un peluche femmina. Avevo provato a dirlo, ai miei padroncini: non mi hanno mai ascoltata. Forse non conoscevano il linguaggio dei giocattoli: non sono molti, gli umani che lo comprendono.

Sono un cane, un cane femmina, un cane finto, lo so, ma dentro sono viva. E imbottita di sogni: per forza, stavo nella camera da letto!  Dovete sapere che quando la gente si sveglia al mattino, i sogni non è che … puff ! svaniscono. Macché, la gente si alza e loro vanno a dormire, si riposano, han lavorato tutta la notte : indovinate un po’ dove si sono infilati per stare al calduccio? Appunto, nella mia pelliccia. E’ che lì ci sono rimasti: qualcuno di loro mi ha detto (parlano anche i sogni, sapete?) che è meglio stare in un cane finto che in certe zucche.

Ora i padroncini sono cresciuti, io mi sono riempita di sogni (loro ne hanno sempre meno) ma anche di polvere: così sto qui, tra i bidoni della spazzatura, infilata in un sacchetto troppo corto. Sono qui che aspetto.

Vedete? Sono un cane femmina bravo: guardate come sto calma e tranquilla. Proprio non capisco perché non mi vogliono più.

Veramente, qualcuno che voleva adottarmi ci sarebbe stato: una lupa bianca che passava di qui con una macchina fotografica tra le zampe. L’unica persona che si è fermata a guardarmi, tutti gli altri tiravano via: devo essere proprio un cane brutto e sporco.

Lei è stata gentile, mi ha persino rivolto la parola per prima. “Ciao! – mi ha detto – Che cosa ci fai qui?” Così, visto che parlavamo la stessa lingua, mi sono fatta coraggio e le ho raccontato la mia storia. Di quando sono nata in quella vecchia fabbrica: già, io non ho avuto una vera mamma, come gli altri cani, quelli vivi. Però molte mani mi hanno accarezzato, lisciato, mi hanno attaccato un paio di occhi di metallo, molto belli, con le ciglia già disegnate.  Poi, insieme a tanti miei fratelli e sorelle, ci hanno messi nella pancia di un enorme camion, eh, ora lo so che si chiama così, pensavo fosse chissà quale drago … poi sono finita in una vetrina tutta piena di luci, sembrava di essere in un acquario, ma l’acqua non c’era e mancava anche l’aria. Poi, improvvisamente, mi hanno presa, impacchettata (non vedevo più niente), e, quando mi hanno liberato da tutti quei fiocchi e carta dorata, ero sotto ad un grande albero: più finto di me, a dire la verità.

In un attimo sono finita nella stanza dei miei padroncini: mi hanno strapazzata ben bene, in tutti questi anni.

Solo che ora, tutta piena di polvere e col pelo arruffato … i padroncini cresciuti …. Non servo più a niente. Non mi hanno neppure impacchettata, per gettarmi via. Lo vedi? Spunto per metà dal sacchetto. Aspetto, so che il drago, il camion, arriverà presto. Dove vanno, i giocattoli che nessuno vuole più? Qualcuno lo sa? Tu lo sai?

Ecco, ora ho fatto piangere quella lupa bianca e gentile. Mi porterebbe con lei, a casa sua, così ha detto, ma non può, non vive da sola: a malapena c’è posto per lei. “Ti faccio una foto, così ti porto sempre con me, è tutto quello che posso fare, poi ti metto in un posto da dove non ti caccerà mai nessuno: si chiama Innerland, è la mia tana. C’è tanto spazio, vedrai, starai bene e ci faremo compagnia “ E mi ha scattato delle foto. “Non devi avere paura, perché, in qualche modo, tu vieni con me”.

Così io aspetto. E non ho paura. Perché la mia anima di peluche andrà su Innerland, presto. Lì, mi ha detto la lupa, anche un cane finto può correre. E forse volare, persino.”

Riyueren

P.S. Sono tornata stamattina, nello stesso posto. Ma è passata una settimana. Ho trovato i bidoni della spazzatura pieni di altra roba. Tommy non c’è più. Al suo posto c’è un gran spazio vuoto. Pulito, perfino: ma molto vuoto. Però so che la mia Tommy è qui, non solo nella foto: è qui, da qualche parte, che corre su Innerland.

P.P.S  “ssss…zitti, sono Tommy. Sono qua, nascosta nel blu del template. Scommetto che qualcuno di voi si sta domandando che fine ha fatto l’imbottitura di sogni. Beh, non andateglielo a dire, alla lupa: quando si è voltata per andare via, gliel’ho soffiati tutti sulla pelliccia. Ora li ha lei: sapete, penso  proprio che ne farà buon uso.”

 

24 thoughts on “Oel ngati kameie (Io ti vedo)

  1. Cara Fulvia, ti ricordi su Splinder, vero? allora avevo quel bel template blu con i lupi 🙂 Dovrò stare attenta, perché oltre ai sogni di Tommy ci sono pure quelli che avevo già di mio.

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  2. Mi ricordo sai di quando raccontavi di Tommy, rieccolo qui ed è bellissimo risentirlo e rivederlo attraverso le tue parole e le tue immagini. Attenta però con tutti i sogni che ti trasferito Tommy!

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  3. Marta, grazie <3. Amo molto la mia libertà, come potrei non lasciare liberi gli altri? quella foglia così bella, con quella forma incredibile, se ne stava sul percorso che porta al castello del Capitano, in Villa Pallavicini.

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  4. Certo carissima che il senso del possesso non ti appartiene. Ammiri e porti dentro di te, persone e cose lasciandole libere: e non è poco, questo.
    La prima foto è incantevole…per forma della foglia, colore, luce…complimenti sempre

    .marta

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  5. riesci a dar voce anche alle cose inanimate, la tua visione del mondo si estende oltre alla magia della bellezza, oltre quei confini di spazio e razionalità ingabbiati in vitree essenze di vita. La tua voce delicata e giovane giunge come una carezza, un soffio di vento che trasporta la sensibilità di un attimo oltre i confini delle nostre umili dimore. Ci saranno sempre giorni per meditare, essenza da lasciare in noi, oltre i sipari dell’anima, pronte a librarsi in volo tra specchi di magiche illusioni.
    Come sempre bravissima!
    Buona giornata e buona luce. (:-))

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  6. Sei un’anima bella, luminosa e ricca. L’audio te l’ho rubato per portarti con me sul telefono, come te mi fermo davanti a quello che mi emoziona e mi sento parte della bellezza che scorgo. Sei con me, un po’ di te, un po’ di Tommy. Un po’ di sogni e d’azzurro di Innerland.
    Ti abbraccio

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  7. Tommy è nata nel sogno e Tommy conosce il destino: è legato a quello dei bambini che l’hanno tenuta stretta. In certe sere i bambini piangevano, ma Tommy sapeva e rimaneva in silenzio. Persino i genitori dei bambini hanno … amato Tommy, ma avevano paura di mostrare amore per un peluche. Quell’amore è rimasto. Anche nel bidone e nella busta di plastica. E si guarda indietro per vivere il presente. Tommy è stato la culla, il carrozzino, la bici, la mano nella mano, gli giorni, i mesi e gli anni…

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