Gioco di vento e di parole: cambio di vocale.

Segni. Le parole sono (soltanto?) segni. Sono le orme che i pensieri ti lasciano fra le dita. Tracce che servono alle emozioni per trovare la strada di casa, dopo che il cuore le ha cacciate via e gli ha chiuso la porta in faccia (non ha più vent’anni, poverino: non ce la fa a sopportare tutta quella confusione).

Segni. Ma basta che il vento di un pensiero impertinente…(eccolo che arriva!) si infili in una vocale soltanto, la strapazzi un poco, ci soffi dentro, la gonfi a mo’ di palloncino… e le parole sono diventate … “sogni”.

E cosa succede, quando le parole si trasformano in sogni?

Succede che tu alzi gli occhi al cielo notturno mentre porti fuori il cane e ti trovi proprio lì, sopra la tua testa, incorniciato da un piumaggio di foglie ombrose, un bellissimo geco aggrappato al lampione.

A gecko in the moon

E cosa sta facendo, il bellissimo geco? Sta cercando di convincere moscerini e falene che quella è la luna, non una luce qualunque. E li invita a visitare la luna viaggiando con lui, che possiede addirittura un’astronave, anche se non specifica che si tratta della sua pancia.

Dopo quattro notti consecutive in cui, rischiando di cadere dalle scale insieme al cane per guardare in aria, si è visto il geco circumnavigare indisturbato la sua luna lampione (una notte qui, una notte più in là, ora in verticale, ora in orizzontale) il lampione è tornato lampione e il geco è sparito.

Forse nel boschetto si è sparsa la voce che raccontava bugie? eh, erano un po’ troppo corte, quelle zampette…

Oppure…

Che sia andato davvero sulla luna, magari in cerca di extrafarfalle aliene?

Forse, molto più semplicemente, il vento dell’altra sera, così impetuoso, avrà rimesso a posto qualche vocale… e le parole sono tornate ad essere “segni”.  🙂

A gecko in the moon

 

A gecko in the moon