Il Giardino

Papaveri
Un vecchio racconto che parlava di un vecchio blog che ora se ne sta in disparte (e si riposa) ma che non era solo un blog. Avrei voluto trovare delle foto adeguate per parlare di Innerland, la mia Terra Interiore. Ho soltanto i papaveri di questa mattina, però sono fiori freschi 🙂

In un altro luogo dell’Io

“Non so da quanto fosse lì. Se c’era  prima di me o siamo arrivati insieme. Non so: non m’importa.

L’unica cosa certa è che l’ho visto quando mia madre, allora la chiamavo mamma, mi ha rimproverato per qualche cosa che avevo fatto o detto: qualcosa che non andava bene…perché non andava bene niente. Mai.

Sono scappata via nel mio solito modo, senza muovermi di un millimetro, isolata da un velo di lacrime: nascosta, invisibile.

E quello è stato il primo passo. E’ così che l’ho visto.

C’era una scala coi gradini di legno, tante tavolette scolorite da chissà quante piogge. Scendeva, la scala: sono scesa anch’io. E l’ho visto.

Il giardino era su due piani. Scendeva e poi risaliva in una terrazza. Era spoglio. Niente aiuole. Niente fiori.  Ma c’era tanto spazio. E molta terra da poter lavorare.

La prima volta l’ho solo guardato. E lui ha guardato me.

Non ci siamo detti niente. Solo riconosciuti.

Mi sono vista nei suoi occhi. Lui, nei miei.

“Laggiù metterò una bella vasca coi pesci, così potremo specchiarci meglio”- gli ho detto, prima di andarmene.

La sua risposta me l’ha sussurrata nel vento: mi ha detto che per lui andava bene.

Sono tornata ancora. Altre volte. Molte.

Tornavo da lui perché sapevo che mi aspettava.

E lui mi aspettava, perché sapeva che sarei tornata.

Ancora spoglio, tranne qualche ciuffo d’erba che cominciava a spuntare qua e là, in mezzo a tutta quella terra che mi abbracciava.

Poi sono venuti i tempi della scuola. E allora lui mi ha parlato dei semi che avrei dovuto piantare. “Semi speciali- diceva – Vedrai …”

Così quando andavo a trovarlo portavo con me i libri da studiare. Lui mi ha insegnato che le parole sono fiori bellissimi e che la poesia è un albero: ha radici nell’anima e rami di carne in un cuore sempreverde. E’ una stagione che non conosce stagioni, ma tutte le racchiude.

“Seminami!- mi ha detto un giorno – Dammi un nome!” Ed io l’ho seminato spargendo le mie parole, così come mi aveva insegnato: l’ho chiamato Innerland.

E’ sempre più vivo. Sempre più mio. Attraverso di lui io so che esisto. Appartenendo a lui, io so di essermi e avermi.

Quando io lo guardo e lui guarda me, sbocciano parole profumate.

Siamo cresciuti insieme, come un’unica cosa.

“Che succederà, quando non potrò più venire a trovarti … quando dovrò andarmene? – gli ho chiesto.

Allora mi ha raccontato la differenza tra le stelle e le lucciole. Mi ha detto che le lucciole sono stelline di Terra, appena nate. “Un po’ come noi due- ha sorriso- fanno le prove di Luce qui sulla Terra, poi diventano stelle”.

Poi ha aggiunto che quando sarà il momento mi terrà per mano. Basterà chiudere gli occhi.

Andremo semplicemente in un giardino più grande.”

Riyueren

Papaveri

 

Papaveri

 

Papaveri