Le fontane senz’acqua

Dreamstones

Come riesce a vivere, una fontana senz’acqua? è ancora una fontana, o deve cambiare nome? Le statue guardano altrove o forse si guardano dentro, ma alle due fontane di cui sono parte essenziale voltano le spalle. Sentiranno la mancanza della voce dello zampillo centrale, quando ricadeva frammentandosi in mille rivoli sonori? o forse si accontentano dei canti degli uccellini assetati che vanno a visitarle comunque?

Qualcuno ha aggiunto violenza all’abbandono e all’incuria: alcune statue recano su di sé sfregi di parole, come cicatrici oscene.

Spero che stamattina il mio sguardo abbia riempito quelle due fontane se non di acqua, almeno di amore e di rispetto.

Dreamstones

 

Dreamstones

 

Dreamstones

 

Dreamstones

 

Dreamstones

 

Dreamstones

Ps. Per gli amici genovesi, queste sono le statue delle due fontane vuote nei giardini di fronte alla stazione Brignole.

 

Ogni nuovo dolore

Reflections

Quante volte un nuovo dolore
ne addolcisce uno più antico…
Nessun dolore cancella un dolore,
ne lenisce soltanto le spine,
poi si fondono insieme.
La speranza è una palla di gomma
che rimbalza fra loro e non cancella
neppure il silenzio di un giorno:
lo schiarisce di ombre e di assenza.

Riyueren

Waterlilies

 

Waterlilies

 

Waterlilies

La goccia spaventata

La chiamano Pareidolia: nuvole, macchie, oggetti e altro… assumono connotati umani, sembrano volti o animali… in certi casi addirittura esprimono emozioni.

Questa goccia di schiuma mentre mi lavavo le mani, per esempio. Foto di qualità pessima, ma era davvero sorprendente (o sorpresa?) chissà, forse non era spaventata: io invece avevo paura che si sciogliesse sul rubinetto, così l’ho fotografata di corsa.

Scared foam drop

 

Scared foam drop

Onde di nuvole: due giorni di cielo.

Onde di nuvole

Qui sopra lo skyline dalle finestre di casa, sempre magico nonostante l’assenza dell’olmo che per più di 30 anni lo aveva impreziosito al mio sguardo (e anche a quello degli innumerevoli storni che ci si posavano sopra).

Questo post potrebbe avere diversi altri titoli: “l’abitudine”, “il risveglio”, “illuminazione”, “dalla strada di sopra”… tutto per dire che dopo quasi 37 anni che abito qui e dopo 9 di fotografia del cielo al tramonto rigorosamente dalla finestra della cucina, l’altra sera, mentre fotografavo da casa come mia abitudine, mi sono resa conto che quel cielo continuava anche oltre la strada di sopra, cioè ben al di là del mio poggiolo, ma ormai era tardi, il buio incombeva: il giorno dopo ho preso le mie due fotocamere e sono uscita per fotografare quello stesso cielo da un’altra prospettiva. Ho sempre avuto più luce sulla destra dei miei scatti, ora la luce era a sinistra e al centro: lo skyline era cambiato.

Onde di nuvole

 

Onde di nuvole

 

Onde di nuvole

 

Onde di nuvole

 

Onde di nuvole

L’ orizzonte non può diventare abitudine, altrimenti è soltanto un confine e nient’altro.

Il cielo ha molti orizzonti e non sono certo confini: sono porti da cui salpare con i nostri sogni sopra onde di nuvole.

Onde di nuvole

 

Street

Genova

Posso fotografarti? Ne ho il diritto? Posso prendere il tuo dolore, la tua gioia, la tua anima, il tuo sguardo… e mostrarlo e condividerlo con il mondo?

Forse non sai nemmeno che quando non ti metti in posa il mio occhio coglie tutto di te, quello che non vorresti mai far vedere e anche quello che neppure tu vedi.

Ti fotografo di nascosto, ti derubo di un sorriso, approfitto di un momento di debolezza, di disperazione, di umiliazione (rendendoti pure ridicolo)… e magari me lo vendo anche?

Mi dispiace, ma la street non fa per me: preferisco fotografare la gente per strada o così in controluce o semplicemente con gli occhi.

Oggi ho visto un signore seduto quasi per terra, con due cani, non sembrava chiedere l’elemosina, benvestito, forse era seduto lì ad aspettare qualcuno. Un cane era molto fiero, taglia piccola come il mio Sunny, manto nocciola, coda diritta, dominante, attento; l’altro nero, anche lui ( o lei?) piccolo, accovacciato ai piedi del padrone. Quel signore era bellissimo: cappello, occhiali, barba e baffi bianchi e soprattutto sedeva nella luce radente del tardo pomeriggio, quella che rende preziosa ogni cosa su cui si posa. Il viso era sereno, lo sguardo dolce, probabilmente se io avessi tirato fuori la mia piccola Lumix Lx 100 non avrebbe detto nulla… ma io non l’ho fatto. Già mi sembrava di avergli rubato questo suo momento con i miei occhi.

Oggi ho visitato alcune mostre di fotografia, una decisamente di street: belle foto, belle inquadrature, molto meno bella la luce in stampa che in proiezione (questa è una fregatura del digitale, temo). Quella di Bresson, stupenda, era decisamente al contrario: proiezione “spenta”, originali con una luce specialissima ( e qui l’analogico dice la sua e la dice più che bene).

Mi piace, quando posso, andare per mostre: non soltanto imparo cose, metto anche a fuoco i miei pensieri e le mie intenzioni sugli scatti futuri.

Ovviamente alla fine ho fatto un po’ di street. A modo mio. 🙂

Genova

 

Genova

 

Genova

 

Genova

Ps. Oggi si fotografa di tutto, senza permesso, si pubblica ovunque e senza riflettere. Io dico che dove non c’è pensiero non c’è il rispetto. L’amore, poi… sta diventando una cosa da alieni. E non solo in fotografia.

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

Il tempio sembra galleggiare sull’acqua del Lago Grande, mentre la luce si diverte a creare scenografie mutevoli a seconda dell’ora del giorno. Ed io mi chiedo: nelle notti d’estate, quando la Villa è chiusa, quando i visitatori se ne sono andati… le lucciole prenderanno possesso di questo luogo d’anima? le immagino danzare fra i tritoni che eternamente soffiano nelle loro conchiglie ( e mi sembra addirittura di poterlo sentire, questo suono, io che sempre di più m’inoltro nel silenzio, mentre la luce mi guida, mi dice “è qui, nasce da qui, ascolta”).  Ci sono delle voci, nelle ombre e nelle luci che io vedo ma non so se riuscirò mai a condividere questi suoni.

Certo è che la luce si posa sui Tritoni come una farfalla sui fiori. E le ombre diventano dolci come il miele.

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

 

Villa Durazzo Pallavicini: Tritons

Villa Durazzo Pallavicini (nel giardino di Flora, il Paradiso)

Villa Durazzo Pallavicini

In Villa Durazzo Pallavicini

 

In Villa Durazzo Pallavicini

 

In Villa Durazzo Pallavicini

 

In Villa Durazzo Pallavicini

 

In Villa Durazzo Pallavicini

 

In Villa Durazzo Pallavicini

 

Nel Giardino Segreto

Se sapessi intrecciare le parole
io ne farei un cestino
e me ne andrei nei campi
a cogliere le erbe del silenzio,
le fragole selvatiche dei sogni
le corolle di luce in fondo all’ombra.

Poi strapperei i tuoi rovi dal mio cuore.

Riyueren

In Villa Durazzo Pallavicini: presenze

Villa Durazzo Pallavicini

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

Amo scoprire luoghi d’anima, amo camminarci dentro, amo respirarli anche attraverso i miei occhi. Appartengono alla Terra, ma parlano del Cielo. Non sempre sono in mezzo alla Natura, spesso sorgono come oasi nel bel mezzo della città, ma quando entri ti lasci alle spalle polveri e rumori mentre il silenzio diventa un suono che ti guida, un canto che ti invita, un orizzonte che raggiungi e quando arrivi a toccarlo, è il tuo cuore, che ti ritrovi fra le mani.

Amo scoprire le anime dei luoghi, quelle che, a differenza della mia, li abitano giorno dopo giorno, fra l’eternità e il mutamento che da lei prende vita, amo leggerne i volti anche se non sempre sono volti umani: spesso sono presenze, semplici ombre e luci di rami, alberi che sfiorano i miei pensieri, mormorii di acque, sculture vive, piccoli abitanti…

Presenze.

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli
In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

In Villa Durazzo Pallavicini -  Genova Pegli

Punti…(anzi, colori) di vista

Ciò che gli occhi vedono è la forma, l’involucro esterno… cioè quello che appare, non quel che è. Non sempre esterno ed interno coincidono. Nelle cose e nelle persone. Per queste ultime ci vuole molto tempo prima che l’interno si manifesti anche esternamente.

L’apparenza risente dello sguardo e questo, a sua volta, risente dell’esperienza di chi osserva ma l’esperienza non ha a che fare con gli occhi, bensì con l’anima e con il cuore che la nutre e la fa danzare al ritmo dei sogni.

Così accade che gli occhi vedano un’apparenza (per esempio il vaso con il Lucky Bamboo in camera mia) e l’anima e il cuore ascoltino il suono dei sogni di quell’ “apparenza”… alla fine il risultato è qualcosa di molto diverso: il vaso è sempre quello, all’incirca nella stessa posizione, sul tavolino coperto con la tovaglietta di non – tessuto rosa, la camera è la stessa, la finestra è sempre dietro al vaso, anche la luce cade allo stesso modo, ma… bastano due carte di colore diverso, una blu e una rossa, e si comincia a vedere cosa può esserci dentro… non solo nel vaso, anche in chi guarda. E pure, scusate il gioco di parole, in chi guarda me e quello che io ho guardato 🙂

Una frase di Modigliani che ho trascritto visitando la mostra (molto bella) a lui dedicata qui a Palazzo Ducale.

“Con un occhio guarda il mondo esterno, con l’altro nella profondità di te stesso”

Lucky Bamboo

Lucky Bamboo

Lucky Bamboo

Lucky Bamboo

Friendship: un altro “regalo d’Oltreoceano”

Sono amica di Daniel da diverso tempo, ormai. Ci siamo conosciuti sul web ma incontrati mai, anche perché tra di noi c’è l’ intero Oceano Atlantico: Daniel vive a Houston, io a Genova.

Per nostra fortuna le affinità elettive non conoscono distanze e capita spesso che le nostre anime e i nostri pensieri s’incontrino misteriosamente (anche a nostra insaputa, penso). A quel punto spunta fuori un video, realizzato da Daniel, in cui le mie foto accompagnano la musica degli artisti che lui ama.

Nel video che inserisco oggi, Daniel ha utilizzato le mie foto in Villa Durazzo Pallavicini per una musica che io trovo splendida, cantata da una voce ancora più splendida, quella di Max Emanuel Cencic. Mi ha detto che erano 4 anni che aspettava le foto giuste per questo brano. Ovviamente non posso che esserne felice. E condividerlo con tutti voi. ❤