I contrasti

Io fotografo “segni”: a volte sono ombre che sembrano calligrafie, altre volte sono luci che lasciano orme. Ovviamente li guardo, prima, ma in realtà sono loro che vedono me. Li condivido, dopo: un po’ perché me lo chiedono loro, un po’ perché anch’io lo desidero… dopo, quando li ho davanti senza che la fotocamera si interponga (cioè quando ci possiamo guardare direttamente, i “segni” ed io ) ecco, solo allora comprendo realmente il loro significato: non è mai un caso, non è mai per caso. Mi indicano la strada, mi aiutano a pensare, mi fanno capire meglio, anche quando si tratta di ombre.

A volte i “segni” si manifestano nei contrasti ( del resto luce ed ombra sono strettamente legate, complementari… una mette in evidenza l’altra e viceversa).

L’altro giorno i contrasti (di contenuto, o meglio, di significato) erano così evidenti, che è stato come ricevere un pugno nello stomaco.

Questa è una piccola parte di quello che ho visto. Dal momento che ero da sola, quindi in silenzio, con lo stesso silenzio vi propongo le immagini.

Il “Muro delle bambole” 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

Il muro delle bambole

 

 

Il muro delle bambole

e la mostra “Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes” ( di quest’ultima vi posto solo due foto: ho fotografato un po’ tutta la mostra, visto che era possibile, ma essendo foto un po’ “forti”, non vorrei urtare la sensibilità altrui … la mia, in quanto donna, in effetti lo è già stata abbastanza).Forse se non avessi visto prima il Muro delle Bambole avrei avuto una reazione diversa, ma non credo.

Visto che le ho pubblicate su Flickr in forma privata le potete trovare a questi due link più sotto.

https://www.flickr.com/gp/innerland/e7de0n

https://www.flickr.com/gp/innerland/77Ux73

Che contrasti, vero? Mi permetto solo un commento: sapevo che esistono le cosiddette “foto per camionisti”, quello che ancora ignoravo è che ci fossero anche foto per camionisti più evoluti, cioè per quelli che non guidano loro, ma hanno l’autista, perché invece del camion hanno una limousine 🙂 oppure guidano personalmente una Ferrari…questo senza nulla togliere alla bravura del famoso fotografo, sia chiaro.

 

14 thoughts on “I contrasti

  1. I agree with what you wrote about the search for originality at all costs. I suppose there will always be an audience for such themes… On the other hand, Facebook is full of banal images that are artificially sentimental and heartwarming. 🙄 I’m glad your photos do not fall into either category. ❤️

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  2. Ti confesso, caro Daniel, che non discuto, come ho scritto, sulla sua bravura a livello artistico…sono indubbiamente dei capolavori quanto a luce e composizione…ma sinceramente se cerco di leggere cosa vuole significare…io come donna mi indigno, ecco. Non parliamo del link… peggio che andar di notte, come si dice qui. Questi sono i risultati della ricerca dell’originalità a tutti i costi: si finisce nel pessimo gusto. Tutto va bene, per la pubblicità e per far soldi.
    Immagino che in tivù interromperebbero persino una diretta sulla fine del mondo per dare il solito spazio agli spot pubblicitari.. 😦

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  3. The doll behind the “veil” (tulle fabric) with the happy face is the one I find the most fascinating… and the one that reminds me of many of your other photographic themes. As for Helmut Newton, I feel contrasting emotions in looking at his more risqué works. The second one you shared, the rear view of the woman chained to the bed, is masterful in terms of lighting and composition. However, I cannot help but think of Pasolini’s controversial film “Salò” which I saw on DVD a few years ago. In Newton’s photograph, we don’t know if the anonymous woman is a victim or a willing participant. The point of view, her face obscured and her rear end so prominent, doesn’t answer any questions regarding consent.

    I recall seeing the photographs in the link below in Vogue magazine many years ago. They seem to fetishize (and glamorize) physical disability. Whatever their artistic merit, I personally find them to be an insult to those who are disabled, are recovering from horrific injuries, or have prosthetic arms and legs. I realize that my bias is not the accountability of Helmut Newton.

    http://loveisthenewblack-loveisthenewblack.blogspot.com/2010/08/blast-from-past-empowered-woman-vogue.html?m=1

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  4. Adriana, una volta tanto non sono riuscita a stare zitta. Ripeto, se non avessi visto prima il muro delle bambole, forse mi sarei arrabbiata meno. Ammetto la mia ignoranza, dovrò colmare le mie lacune per quel che riguarda la storia della fotografia… pensavo fossero foto di moda. 😦

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  5. Fulvia, spero di non averti causato disagio. Ci ho pensato un po’, prima di postare tutto, ma poi ho pensato che fosse giusto condividere. Tu immagina cosa ho provato io che dopo quel muro delle bambole ho visto circa duecento foto molto simili a quelle dei link su Flickr. Un pugno nello stomaco e poi anche tanta rabbia, perché mentre giravo per le sale pensavo che le persone che raggiungono la notorietà dovrebbero servirsene per aiutare gli altri veicolando messaggi migliori di quelli che ho visto. Non discuto, ribadisco, sulla tecnica e nemmeno ritengo che non sia arte, ma a me non piace, ecco.

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  6. Ciao Wolf. Approfitto del tuo commento per fare una precisazione sull’uso del B/N in cui spesso converto i file originali a colori. L’ho scritto altre volte, qui e altrove, ma lo riscrivo per i nuovi amici di Mutazioni: a colori io vedo, in B/N io “sento”. L’estate scorsa, ad un workshop tenuto dal bravissimo Giancarlo Torresani ad Albenga, sulla “Lettura dell’Immagine” (lo consiglio a tutti, se dovesse capitare nella vostra città andate perché è interessantissimo) finalmente ho avuto la conferma di quello che pensavo (e facevo): quando un portfolio è in B/N non può essere considerato una documentazione, perché i nostri occhi vedono a colori; quando vi trovate davanti un portfolio o una foto in B/N il fotografo che l’ha realizzata ci ha messo del suo, nel senso che ha interpretato e non documentato. Le foto di Newton le ho documentate, infatti non sono in b/N (lo sono le sue, non quelle che io ho scattato alle sue) mentre per quel che riguarda il muro delle bambole ho cercato, attraverso il B/N, di trasmettere il dramma che c’è dietro e anche le mie emozioni.

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  7. Caro Max, intanto grazie. Hai perfettamente ragione: ognuno lascia molto di sé nelle immagini che compone e nei soggetti che sceglie: è una cosa che non si può evitare ( e io mai lo vorrei, tra l’altro) e aggiungerei “lascia intuire”, anche. Ho postato due realtà simili eppure contrapposte, perché il messaggio che veicolano, quello che c’è a monte è completamente diverso per non dire opposto. Un abbraccio anche a te.

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  8. sicuramente la fotografia usata come testimonianza di un’epoca storica o di una ribellione sociale ha un grande impatto su chi la osserva. Ognuno lascia molto di se nelle immagini che compone, nei soggetti che sceglie.
    L’impatto visivi delle foto che hai postato qua, e di quelle su flick, è molto intenso, sono due realtà di un mondo che ci appartiene, un mondo nel quale viviamo, e che spesso facciamo finta di non vedere.
    Riflessivo e profondo questo tuo post, buona settimana, un abbraccio (:-))

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