Migrant Soul

Migrant Soul

Le parole ci dividono
Ci calpestano le assenze
I ricordi ci frantumano

Ci riunisce il silenzio
Lo sguardo ci raccoglie
Ci ricompone il sogno

Se l’orizzonte è una gabbia
All’interno culla i suoi voli
la speranza.

Riyueren

Ecco, avevo appena scritto queste parole, elaborato la foto, trovato il titolo…”anima migrante” che sullo schermo mi si apre una finestrella e da Stoccarda mio figlio scrive:”..te lo scrivo ora prima che ti spaventi. Hai sentito dell’attentato a Berlino?”

Sembrerebbe come a Nizza.Morti e feriti. Purtroppo. Che cosa deve dire una madre che ha il figlio lontano? Non trovo le parole.Ed è meglio che non le trovo.Meglio ancora…che non scrivo quello che penso non solo in questo momento, ma da un bel pezzo. Non chiamiamola “Umanità”, questa accozzaglia di esseri privi di coscienza, anima, intelligenza ( sono solo furbi, che è un’altra cosa) che decide le sorti della povera gente. Ipocriti da un lato, fanatici dall’altro. E mi limito a due sole definizioni.

Tutto il resto è silenzio.

Buonanotte.

12 thoughts on “Migrant Soul

  1. Hai perfettamente ragione,cara Adriana.E fra un po’ tutto sarà come sempre dimenticato, dietro alle pagine in primo piano che parleranno di calcio o sepolto tra stratosferici annunci pubblicitari di questo o quel prodotto (sicuramente superfluo).Intanto i nostri giovani,mio figlio compreso,si trovano costretti ad emigrare in Paesi dove la meritocrazia conta ancora qualcosa.Soli loro là e magari anche rischiando la vita e soli noi qua ad aspettare notizie.Ti abbraccio.

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  2. Mi sgomenta che tutto passi sotto un silenzio ipocrita!
    Penso alla ragazza di Sulmona, trucidata nel suo sogno di crearsi un’indipendenza, di poter lavorare( diritti sanciti dalla costituzione italiana, ma ai giovani sono negati)
    Poi ho un misto di dolore e di rabbia, estrema rabbia,
    quando riascolto la frase del nostro ministro Poletti:” Una parte dei giovani che se ne sono andati fuori dall’ Italia è meglio non averli tra i piedi!”
    Rivedo solo l’urlo di Munch e una profonda solitudine…
    non ci sono più parole
    Adriana

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  3. Davvero molto difficile. Non parlo tanto per me, che ormai ho un’età in cui il futuro è uno solo, quanto per i giovani come mio figlio, costretti ad emigrare …per non parlare di quelli che sono stati costretti a fuggire dalla guerra o stanno morendo di fame in qualche villaggio sperduto o anche magari pur essendo nel mondo cosiddetto civile ( e ci tengo a sottolineare il “cosiddetto” perché questo mondo tutto è per me tranne che civile) vivono di stenti non avendo una famiglia alle spalle in grado di aiutarli ( e non intendo solo economicamente, sia chiaro).

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  4. Lo sarebbe,se non ci fosse sopra la dis-umanità che lo ha “colonizzato” a dovere (o dovrei dire “a potere”?) così come vediamo quotidianamente.Per come sono fatta io,cerco di mostrarne la bellezza,ma non posso non vedere anche il resto,purtroppo.

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  5. Ora scende per le festività natalizie…immagina quanto sono in pensiero all’idea di saperlo in viaggio. Grazie, Max, sei sempre gentile e generoso, come ai tempi di Splinder. ❤

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  6. la speranza è sempre quella di vedere un mondo dove non esiste più il dolore, ma solo pace e fratellanza, la stessa che ci porta ad accogliere ogni giorno un’infinità di persone.
    Per fortuna che tuo figlio sta bene.
    Molto originale l’accostamento poetico e grafico di questo tuo post, complimenti!

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  7. Sei molto gentile e moderata nelle tue due definizioni, io da parecchio tempo ho sposato questa massima di Mark Twain, che tra l’altro il fatto che esca da un Mark Twain la rende ancora più inossidabile. Te la riporto, copia-incolla: ««Io non ho pregiudizi di razza, di casta o di religione. Tutto quel che m’importa sapere di un uomo è che sia un essere umano: questo mi basta… non potrebbe essere niente di peggio » Mark Twain.
    Fortunato chi riesce a vedere ancora la neve… immacolata!

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