Ali (s)velate, ali di silenzio.

Finalmente la mostra concorso sulla violenza di genere per cui queste foto sono state selezionate si è conclusa, quindi posso condividere il mio lavoro. Non ho vinto, ma non ha importanza, come non ha avuto importanza che queste foto siano state esposte incollate al muro, quindi inamovibili, nella sequenza errata rispetto a quella da me indicata con tanto di scritta dietro (mi sono trovata la prima foto come ultima, per esempio, non ce n’era una al posto giusto… per cui tutto il lavoro esposto così non aveva più un senso).

La sola cosa importante è che queste 4 foto mi hanno cambiato la vita (le prime due foto le avevo già, le ultime due le ho scattate appositamente per il concorso): la mia vita è cambiata dopo aver visto queste 4 foto stampate e messe una accanto all’altra.. Non starò a raccontarvi cosa è successo.Mi limiterò ad allegare qui quello che ho scritto dopo averle viste.Le decisioni che sono venute di conseguenza restano nel mio cuore. Il lavoro doveva essere consegnato entro il 15 dicembre: da allora, come avrete visto nei post precedenti, le piume volano ancora nelle mie foto.

Perché quello è stato semplicemente…l’inizio.

Ali (s)velate, ali di silenzio 1

 

Ali (s)velate, ali di silenzio 2

 

Ali (s)velate, ali di silenzio 3

 

Ali (s)velate, ali di silenzio 4

 

Ali (s)velate, Ali di Silenzio

Le immagini sono prive di suono, ma questo non significa che il loro silenzio non sia in realtà una “voce” che ci parla: a volte è un silenzio così “fragoroso” da obbligarci a vedere… in noi stessi, e non soltanto a guardare l’esteriorità, la bellezza formale, di un dipinto o di una fotografia.

Le immagini tracciano silenziosamente dei sentieri dentro di noi, ci indicano gli orizzonti.

Ci sono molti tipi di violenza: i più sottili, i più crudeli, forse, sono quelli che non lasciano il segno nel fisico, ma ti si imprimono nell’anima, crescendoti addosso come un vestito troppo stretto o come i rampicanti sugli alberi… e possono ucciderti ogni giorno, per tutta la vita.

Le Ali (s)velate parlano di silenzio e di assenza: dicono di una bambina che ha perso le sue scarpine, è andata, chissà dove e chissà quando, o forse sono le scarpine ad aver perso quella bambina, che ora probabilmente cammina nella vita con i piedini e l’anima nudi.

Noi non sappiamo e potremmo non sapere mai…questo è il silenzio vero, quello delle persone “andate via” e di cui non possiamo avere notizia: non sappiamo se torneranno, spesso nemmeno ci accorgiamo che sono andate via, perché a volte rimangono lì, accanto a noi…si può andare molto lontano anche senza muovere un passo.

Il Silenzio diventa un velo che copre il volto e non è detto che ce lo abbiano imposto: a volte è protezione estrema contro la paura di un volo a cui altri hanno negato le ali.

Ma noi possiamo scegliere e uscire dal silenzio che imprigiona le nostre ali, anche se abbiamo, se siamo, fragili piume.

Decidere ci può rendere liberi. Decidere ci può far volare.

25 thoughts on “Ali (s)velate, ali di silenzio.

  1. Leggere parole come queste mi emoziona moltissimo. Sono felice che quello che ho scritto sulle 4 foto 4 che mi han letteralmente cambiato la vita sia “passato” anche a te. Confesso che quando sono state esposte hanno avuto un certo effetto su chi le ha viste. Per quel che mi riguarda credo sia questo il mio sentiero: mentre cerco di dare un volto e una voce a quello che “vedo” dentro e fuori di me, condividere il mio sguardo, offrirlo con tutta la semplicità possibile…che poi è offrire me stessa, tutta intera.Una volta mi è stato rimproverato che mi apro troppo ( premetto che la persona in questione non si apriva perché aveva troppo da nascondere, oltre che agli altri probabilmente, e soprattutto, penso, anche a se stessa) ed io ho risposto: “Se prima non mi apro, come faccio a sapere che devo chiudermi?” …quindi persevero nelle mie aperture. Grazie di cuore, Chiaraya. ❤

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  2. Ciao cara Riyueren, mi permetto di chiamarti cara perché non credo di aver mai sentito così tanta vicinanza a una perfetta sconosciuta!! Il commento che hai fatto a quelle quattro preziose foto mi ha fatto commuovere e sono senza parole, davvero..

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  3. Verrò,Cri,te lo prometto.E tu mi condurrai a vedere i luoghi dove la tua anima posa il suo sguardo ed il suo passo,incurante del fango sul sentiero.Sono alla mostra e ho freddo (devo tenere la porta aperta e non c’è riscaldamento) ma è bellissimo lo stesso.❤

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  4. tu non hai bisogno di concorsi
    il tuo cuore ❤ le tue immagini sono i premi più importanti
    anche per noi che passiamo di qua a piedi scalzi a volte
    a volte io con il fango agli stivali
    ma a volte ci si sente tristi
    perchè è proprio la fatica che si è persi per quel lavoro che gli atlri non sanno valorizzare
    schiena occhi (per me anche gambe nel fango) e poi ecco
    resta una piuma che si libera felice
    tu sei quella piuma ora e voli sempre alta
    i concorsi lasciamoli agli esibizionisti

    cara che bella che sei con quel velo
    come ti ho detto ancora tu devi farli più spesso quei selfie 🙂
    studiarti è rendere felice te stessa in primis…

    un abbraccio grande
    un giorno tu dovresti venire qui
    🙂 ti aspetto Susanna ❤ a cuore teso
    always

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  5. L’ aver stravolto la sequenza in modo inamovibile probabilmente lo ha penalizzato..ma non ha alcuna importanza.Questo lavoro,in un certo senso,ha valorizzato me stessa ai miei occhi…e io che mi conosco anche troppo bene ti dico che ne avevo bisogno..
    era ora che io capissi certe cose.

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  6. Grazie Helios.So come la pensi.Ma sai anche che per me le parole che aggiungo a un portfolio non vanno intese come spiegazione ulteriore o come didascalia.Le parole sono altre foto…foto invisibili,nascoste,forse,foto che saranno viste o forse addirittura scattate da chi le leggerà.Questo è e sarà sempre il mio percorso artistico,la mia vita,al di là di ogni forma di vincita mondana.Ho perso molte battaglie ben più importanti di un concorso per colpa più mia che altrui ma il mio volo continua.Sono testarda e cocciuta come ero da bambina: ora sono semplicemente più consapevole.Ho tolto gli ultimi veli…sono uscita dalla bottiglia ( erano tutti così convinti che sarei rimasta chiusa lì dentro che han dimenticato di metterci il tappo) 😏

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  7. Grazie Max.Il mio percorso fotografico non è altro che il percorso,reso visibile,della mia vita.A qualcuno parranno strane queste parole che scrivo ora: ho vinto qualcosa di molto più importante della mostra in palio.Una cosa che ha un grande valore…ho ottenuto finalmente me stessa.Non ci saranno più veli sul mio volto,né come difesa nè come imposizione altrui.

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  8. Vincere non significa costruire una vera identità
    artistica. Vincere per il mio punto di vista significa portare avanti la propria visione al di là degli applausi o pollici versi….e anche al di là delle parole per quanto splendide possano essere. (sai già come la penso : ) Le foto parlano già da sole 😉

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  9. toccante e profondo questo tuo percorso fotografico, come sempre complimenti per tutti i tuoi lavori, anche se non vinci per noi sei sempre la vincitrice, ognuno di noi sa fare proprie le immagini, trattenendo tutto ciò che esse sanno trasmettere.
    Un caro abbraccio, buona giornata!

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